VESTINZIIROI qu Faro DI NEU der 4 i -
0: ATTI
DELLA
TLC : È P -
AO SOCIETÀ ITALIANA ©
0... SCIENZE NATURALI.
di Ì VOLUME #0) La
x GL {
du - Io sa ANNO 1876/77
VELI i /
| Con VI tavole litografiche. :
e da MILANO, COI TIPI DI GIUSEPPE BERNARDONI. : e. 1876-74. |
DELLA .
ETÀ ITALIANA
2 DI SCIENZE NATURALI —
VOLUME XIX.
FascicoLo I. — Foctli 1-5.
MILANO, . COI TIPI DI GIUSEPPE BERNARDONI.
PER L'ITALIA: . PER L'ESTERO:
È | PRESSO LA PRESSO LA
| SEGRETERIA DELLA SOCIETA’ | LIBRERIA.DI ULRICO HOEPLI 3 MILANO «| | MILANO NAPOLI
Palazzo del Museo Civico. | Galleria De-Cristoforis, Via Roma, già Toledo, Via Manin, 2. 59-60. 224,
Giueno 1876.
E i I CNMI IO I ANN III SE Ie ARI nt de T rene DI FR fi) La > sa ag Pe } ZA
ina.
i questa copert
inad
pagina
3.°
Per 1% compera degli ATTI e delle MEMORIE si veda la
Se AR SI 16 e N A a te Sale cy MET
C SA
ina r° se ; ini LP Ng DI i scs È ns NATE È À Ae ; Hi: BAOR, | ) fi dive pra n
ur 4 Pg ue RR LA Pri ì deg, pier è; har 80 ha ; LA Ù
À
Tn Di Esso della Società è wi UR in Italia un prog res A — relativi ‘alle scienze naturali. i 5A e O DEE x ‘Socj effettivi pagano it L. 20 n in una sola? ta, cal pi | mestre dell’anno. Sono ‘invitati particolarmente alle si lute. i alm | dimoranti nel Regno. d’Italia), vi ‘presentano le loro Men big ‘ zioni, e ricevono gratuitamente gli Atti della Società, vi sh A See ice 1 si da gp DERE distinte. nelle si scie
fonti mat VISTE
NOE
È ME
Ki pi LETI ta è : 5 # î
Et sola Atti della Sgoleta; a FI vr 0 i è PANEL) ATO RI
La proposizione per l ammissione di ‘un nuovo socio
— firmata da ire: socj effettivi. oto wi 4 ge E
Qi EST Socj. effettivi. che non ‘mandano la loro C ta della fine dell’anno sociale (che termina col 3,
i sore tenuti per socj; se sono in ritardo nel paga NI SARTI ti
anno, e, invitati, non lo ‘compiono nel primo trime
i +4 | cessano di. fatto. di. appartenere : alla Società, sal ( i suoi diritti per le quote non ancora pagate. Luo
Le Comunicazioni, presentate. nelle. ui s
i gt 7 negli Atti o nelle Memorie della Società, He a 0) . la loro estensione ed importanza. — SN LOR La cura delle pubblicazioni. spetta alla Presidenza.
al
fa da
a di n° di “Agli Atti ed alle Memorie. non si ponno unire ta
formato degli Atti 0 delle Memorie Stesse. dr sa 1 et; Tatti: Soc) possono approfittare dei libri della bi
Fo ai chè li domandino a eno dei membri. della Presi
ubi et i Ty ‘ ma N ae î i pin RR regolare ricevuta. RR NCAA api Do, di 8 È FEES Pi dA x SR : di a agi et pito) \ i O. | PRESIDENZA PEL AR | pb b ca S gs tI sy Hi : i "E da; n Mi; ù mo | Presidente, da Hob i , direttore I, de Musco Cc Tato A Naturale di Milano, via Monte Napoleone, 36. “i
vena Vitta ANTONIO. e via Sala e. si
“Segretari.
cdi Milano: via. ara forta) mis sona Cassiore, Garcasmi-Piarm GIUSEPPE, Milano, vi
Îi Mat, LAU UVA DIBAA N) ° i no ln * SEE i LA ; 7 { À I x RA DIR Cio | : ) y 9 , NO su Ù l ti fr BE LI UII ) I RO p ; era va , RS dI Ri A n "i SR Hr fe 5) 3 r à li ni >) : * 4 Pac x N ì L'ART 1 Dr x Ai td) La $o VÙù t aa a dr 3 O. v Pri +è Y pes vi Ò è) $. 6) 4 23 : O, Meta | x é e: | mp Ku o fa dit i ih 4 è AO IRR Fo 9) pr: 4 Ù È Ao a nia ta sar = Ag el ESE AIAR $
Digitized by the Internet Archive in 2012 with funding from California Academy of Sciences Library
nttp://archive.org/details/attidellasocieti6898soci
ATTI
DELLA
SOCIETÀ ITALIANA
DI
SCIENZE NATURALI.
——m__——————m&m6&——P_—.mÉn—tÉ@
VOL. XIX.
ANNO 1876.
MILANO, TIPOGRAFIA DI GIUSEPPE BERNARDONI. 1876.
SOCIETÀ ITALIANA
DI SCIENZE NATURALI,
PRESIDENZA PEL 1876.
Presidente. — CORNALIA prof. cav. EmiLio, direttore del Museo Civico di storia naturale in Milano, via Monte Napoleone 36.
Vice-Presidente. — ViLLa cav. Antonio, Milano, via Sala 6.
STOPPANI ab. cav. ANTONIO, professore di geologia nel R. Istituto Tecnico sup. in Milano, via Palestro, 2.
PASTA SORDELLI FERDINANDO, aggiunto al Museo Civico di storia naturale in Milano, via Monforte 7. Conservatore. — Pini NAPOLEONE, via Crocifisso 6. Vice-Conservatore. — FRANCESCHINI rag. FELICE. Cassiere. — GARGANTINI-P1ATTI Giuseppe, Milano, via Senato 14. Economo. — DELFINONI avv. GOTTARDO. Sr GARAVAGLIA rag. ANTONIO.
rione Visconti Ermes march. CARLO.
ammmnaisiratwa e
CAVALLOTTI ing. ANGELO,
SOCJ EFFETTIVI
al principio dell’anno 1876. .
ALBANELLI rag. FiLippo, Milano.
Aresi Vincenzo, alunno nella R. Università di Napoli.
ALESSANDRI sac. prof. ANTONIO, civico bibliotecario, Bergamo.
AraDAS cav. ANDREA, professore di zoologia nella R. Università di Catania.
ArconaTI-Visconti march. GranmaRrtTINO, Milano.
ARNABOLDI GAZZANIGA comm. BERNARDO, Milano.
ArRrIGoNI conte Oppo, Padova.
BALESTRA sac. SERAFINO, Como.
BeLLENGHI dott. TimoLEONE, assistente alla cattedra di agraria nella R. Università di Bologna.
BeLLOTTI dott. CrIstororo, Milano.
BeLLuccI dott. GIusePPE, Perugia.
BerLA Ettore, Milano.
BeRNARDONI FILIPPO, tipografo, Milano.
BerNASscONI sac. BALDASSARE, Torno (Como).
BERNASCONI ing. GIUSEPPE, Caserta.
BeRrToLONI GIUSEPPE, professore di botanica nella R. Università . di Bologna.
BesaNA dott. CARLO, professore all’ Istituto Tecnico di Santa Marta, Milano.
ELENCO DEI SOCJ EFFETTIVI, AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 5
Bienawi ing. Emizio, Milano.
Boccaccini CorrADO, Ravenna.
Borromeo conte Carro, Milano.
BortI cav. ULDERICO, Lecce (Terra d'Otranto).
Borzi dott.. ANTONINO, assistente alla cattedra di botanica nel R. Istituto forestale di Vallombrosa.
BrioscHI comm. FrANcEScO, senatore del Regno e direttore del R. Istituto Tecnico superiore di Milano.
BurtI sac. AncELO, professore nel R. Istituto Tecnico, Milano.
Buzzoni sac. Pietro, Milano (CC. SS. di Porta Romana).
CALDERINI sac. Pietro, direttore dell’ Istituto Tecnico di Varallo (Val-Sesia).
CaLpesI Lopovico, Faenza.
CanETTI dott. CARLO, Milano.
CantoNI cav. GAETANO, direttore della Scuola superiore di agro- nomia, Milano.
CAPELLINI comm. GIOVANNI, professore di geologia nella R. Uni- versità di Bologna.
CAPRIOLI conte Tommaso, Brescia.
CASELLA dott. GiusePPE, Laglio (Como).
CassanELLO dott. NicoLò, Tunisi.
CastELFRANCO prof. Pompeo, Milano.
CasteELLI dott. FEDERICO, Livorno.
CavaLLoTTI ing. AngeLO, Milano.
CAVEZZALI dott. FRANCESCO, Milano.
CeRUTI ing. GIovannI, Milano.
Cesari barone Vincenzo, professore di botanica alla R. Univer- sità di Napoli.
Certi ing. GIovANNI, Laglio (Como).
Cocchi cav. IcIno, professore di geologia al Museo di storia na- turale, Firenze.
Cocconi prof. GeRoLAMO, Bologna.
CoLignon dott. NicoLaA, professore di meccanica nel R. Istituto Tecnico, Firenze.
CoLocna avv. AcHiLLe, Milano.
6 ‘ELENCO DEI SOCJ EFFETTIVI,
CoLucci NuccHeLLI dott. PARIDE, proféssore di storia naturale al Liceo di Pisa.
CornaLia dott. cav. Emiio, direttore del Museo Civico di storia
. naturale, Milano.
Corvini dott. LoRENZO, prof. nel R. Istituto Veterinario, Milano.
CrESsPI-REGHIZZO, sac. GIOVANNI, reggente 1° Istituto in Legnano (provincia di Milano).
CriveLLI march. Lurci, Milano.
CurIoNnI Giovanni, Milano.
CurionI nob. comm. GruLio, Milano.
Curò ing. ANTONIO, Bergamo.
D’AcHIARDI dott. AnTONIO, assistente di geologia al Museo di storia naturale dell’ Università di Pisa.
D'Ancona dottor CESARE, Firenze.
De-Bosis ing. FRANCESCO, Ancona.
DELFINONI avv. GortARDO, Milano.
DeLLA Rocca ing. Gino, Genova.
DeL Mayno march. NorBERTO, Milano.
DeLPINo FEDERICO, professore di botanica al R. Istituto Agrario di Vallombrosa.
De-ManzonI ing. ANTONIO, direttore della Società montanistica veneta, Agordo.
Dr-Romita dott. VincENZO, prof. di storia naturale al Liceo di Bari.
De-SANCTIS LEONE, professore di anatomia comparata alla R. Uni- versità di Roma. |
De-Zieno bar. cav. AcHLLe, Padova.
DoperLEIN Pietro, professore di zoologia alla R. Università di Palermo. |
Doria march. GIAcoMo, Genova.
DUsARDIN cav. GIOVANNI, professore di mineralogia e geologia nel- l’ Istituto Tecnico di Genova.
Direr BernARDO, Villa Sommariva presso Tremezzo (Lago di Como).
Emery CARLO, dottore in scienze naturali, Napoli. |
FERRERO OTTAVIO LUIGI, professore di chimica al R. Istituto Agra> rio di Caserta.
AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 7
Foresti dott. Lopovico, assistente al Museo geologico dell’ Uni-
. versità di Bologna.
FRANCESCHINI rag. FELICE, Milano.
GALANTI ANTONIO, prof. di agraria nel R. Istituto Tecnico, Milano.
GARAVAGLIA rag. Antonio, Milano.
GARBIGLIETTI cav. ANTONIO, dottor collegiato in medicina, Torino.
GaRDINI GALDINO, professore di storia naturale all’ Università libera di Ferrara.
GARGANTINI-PrATTI Giuseppe, Milano.
GAROvAGLIO cav. SANTO, professore di botanica nella R. Univer- sità di Pavia. Ù
GaAsco prof. LEONE, assistente alla R. Università di Napoli.
GEMELLARO GAETANO GIORGIO, di di geologia nella R. Uni- versità di Palermo.
GenTILUOMO dott. CamiLLo, direttore del. Bullettino ii italiano, Pisa.
GuHiorti ALEssaNDRO, Milano.
GiacomeTTI dott. Vincenzo, Mantova.
GigeLLi dott. GiusePPE, professore di botanica nella R. Univer- sità di Modena.
GIovannINI dott. FiLippo, Bologna.
GoLa conte CarLo, Milano.
Gouin ing. LEONE, Cagliari.
Gramizzi ing. Massimiano, Milano.
GuaLtERIO CARLO RAFFAELE, Bagnorea (Orvieto).
GuiscarDI dott. GUGLIELMO, professore di Asa nella R. Uni- versità di Napoli.
IeninAa padre FiripPo, professore di storia naturale nel Collegio di Carcare (Liguria). i
Lancia FEDERICO duca di BRoto, segretario dell’Accademia di scienze e lettere di Palermo.
LAZzonI conte CARLO, Carrara.
LawLey RoseRTO, Montecchio, presso Pontedera (Toscana).
LeEssona dott. MICHELE, professore di zoologia alla R. Vniversità di Torino.
8 ELENCO DEI S0OCJ EFFETTIVI,
LEZZANI march. MASSIMILIANO, Roma.
LicopoLi dott. GAETANO, assistente di botanica alla R. Università di Napoli.
Maggi dott. LeoPOLDO, assistente alla cattedra di zoologia e ana- tomia comparata nella R. Università di Pavia.
MaJ ANDREA, Travagliato (Brescia).
MaLrattI BartoLOMEO, professore di storia antica all’ Accademia scientifico-letteraria di Milano.
MatinveERNI ALESSIO, Quinto (Vercelli).
MANTOVANI Pro, professore di storia naturale nella R. Università di Sassari.
Manzi padre MicHeLANGELO, barnabita, Lodi.
MARANI cav. GiovAnNI, Moncalvo (Monferrato).
MARCHI dott. Pietro, Firenze.
Marinoni nob. CAMILLO, professore all’ Istituto tecnico di Udine.
MarsiLi LuIei, professore di fisica nel Liceo di Pontremoli.
MartinaTI dott. Pietro PaoLo, Verona.
MaruLLO conte GiusePPE, Messina.
Mask sac. FrANcESCO, arciprete a Castel d’ Ario (provincia di Mantova).
MazzoccHi ing. LuIci, assistente al R. Istituto Tecnico superiore di Milano.
MeLLA conte CarLo ARBORIO, Vercelli.
MenecHnINI GIUSEPPE, prof. di geologia nella R. Università di Pisa.
MercaLLI sac. prof. Giuseppe, Monza.
Motino-Foti Lopovico, Barcellona (Sicilia).
MotLon cav. ing. FRANCESCO, Vicenza.
Montanaro Carto, all’Intendenza di Finanza, Verona.
Mora dott. AntoNnIo, Bergamo.
MoragLIA ing. Pretro, Milano.
Mori Tommaso, professore di storia naturale nella Scuola not- male di Aquila.
NEGRI avv. FRANcESCO, Casalmonferrato.
NEGRI dott. cav. GAETANO, Milano. ì
NicoLucci cav. Giustiniano, Isola, presso Sora.
AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 9
Ninni conte ALESSANDRO PERICLE, Venezia.
Nocca CarLo FRANCESCO, Pavia. -
OmgonI dott. GIovANNI, professore di mineralogia e geologia nella R. Università di Padova.
PADULLI conte PIETRO, istruttore pratico di chimica nel laboratorio della Società d’Incoraggiamento d’arti e mestieri, Milano.
PANcERI PAOLO, professore di anatomia comparata nella R. Uni-
| versità di Napoli.
PaoLucci dott. LuisI, professore di storia naturale nel R. Istituto Tecnico, Ancona.
ParLaToRE FiLipPo, professore di botanica al Museo di storia na- turale, Firenze.
PARONA dott. CorRADO, assistente al Museo di storia naturale nella R. Università di Pavia.
PASSERINI GIOVANNI, prof. di botanica nella R. Università di Parma.
Pavesi dott. PieTRo, prof. di zoologia nella R. Università di Pavia.
PerAZzi Costantino, ingegnere del Corpo reale delle miniere, Torino.
PranzoLa LuIeI, dottor in legge, Milano.
Pini nob. rag. NAPOLEONE, Milano.
Prrona dott. GIULIO ANDREA, professore di storia naturale al Liceo di Udine.
PoLLI PietRO, professore di storia naturale all’ Istituto Tecnico di Milano.
Ponte cav. GAETANO, Palagonia (Sicilia).
Pozzi ANGELO, prof. di fisica al R. Istituto Tecnico di Vigevano.
PrapA dott. Troporo, professore di storia naturale all’ Istituto Tecnico di Pavia.
RAINERI ARISTIDE, professore nel R. Istituto professionale di Mo- dica (Sicilia).
RamorINO prof. GIOVANNI, Buenos-Ayres (Repubblica Argentina).
RAncHET ab. GiovaNNI, Biandronno (Varese).
RanzoLI dott. ANDREA, conservatore del Gabinetto anatomico del- l’Università di Pavia.
RavioLi cav. GiusePPE EpoARDO, maggiore nel Genio militare, Alessandria.
10 . ELENCO DEI SOCI EFFETTIVI,.
Regazzoni dott. Innocenzo, professore nel R. Liceo di Como.
Risorpi sac. Agostino, professore nel Seminario di Monza.
Ricca dott. LuIeI, Arona.
Rocca SaporiTI march. APOLLINARE, Milano.
RomanIN dott. EMMANUELE, Padova.
RosaLes-CigALINI march. LuIGi, Bernate (Como).
Rossetti dott. FRANCESCO, prof. di fisica all’Università di Padova.
SALMOIRAGHI ing. FRANcESCO, Milano.
SaLvaDORI dott. Tommaso, Torino.
SANSEVERINO conte FaustINO, senatore del Regno, Milano.
ScARABELLI-GomMi-FLAMINI GiusEPPE, senatore del Regno, Imola,
ScoLa dott. Lorenzo, Milano.
Scorti dott. GIBERTO, medico municipale, Como.
SeGuENZzA GIUSEPPE, professore di storia naturale nel Liceo di Messina. .
SELLA QUINTINO, ingegnere delle miniere, deputato al Parlamento, Roma.
SILVESTRI ORAZIO, professore di chimica alla R. Università di Catania.
SORDELLI FERDINANDO, aggiunto al Museo Civico di storia naturale di Milano.
SPAGNOLINI ALESSANDRO, professore di storia naturale nella Scuola militare. di Modena.
SPEZIA ing. Grorero, Piè di Mulera (Domodossola).
SPINELLI GIOVANNI BATTISTA, Venezia.
STALIO prof. Luigi, Venezia.
STEFANELLI Pietro, professore di storia naturale alla Scuola ma- gistrale di Firenze. o
StoPPANI ab. AntonIo, professore di geologia nel R. Istituto Tec- nico superiore di Milano.
STOPPANI sac. CARLO, professore a Modica (Sicilia).
STROBEL PELLEGRINO, professore di storia naturale nell'Università di Parma. |
TAPPARONE-CANEFRI avv. CesARE, Torino.
TarameLLI Torquato, professore di geologia nella R. Università di Pavia. |
AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 11
Tareioni-TozzetTI ApoLro, professore di zoologia al Museo di storia naturale di Firenze.
TASSANI dott. ALESSANDRO, consigliere sanitario, Como.
TERRACCIANO cav. NicoLa, direttore dei Giardini Reali a Caserta.
TORNABENE cav. FRANCESCO, professore di botanica nella R. Uni- versità di Catania.
TRANQUILLI GIOVANNI, prof. di storia naturale nel Liceo di Ascoli.
Treves ing. MicHELE, Torino.
TREVISAN conte VITTORE, Monza.
TRINCHESE SALVATORE, professore di zoologia alla R. Università di Bologna.
TuratI conte ErcoLE, Milano.
Turati nob. ErNESTO, Milano.
VariIsco ACHILLE, Bergamo.
Vigoni nob. Grucio, Milano.
ViLLa cav. AntoNIo, Milano.
Vira cav. GIovanNI BATTISTA, Milano.
Vita VirtorIo, Milano.
VIMERCATI conte ing. Guino, Firenze.
Visconti conte ALFonso MARIA, Milano.
Visconti Ermes march. CarLo, Milano.
Visconti DI Moprone duca RaAImonpo, Milano.
VoLta dott. ALessanpRO, prof. nel Liceo di Sassari (Sardegna).
ZIiMMERMANN BERNARDO, assessore di Collegio, Pietroburgo, (Russia).
Zosa dott. GIOVANNI, prof. di anatomia nella R. Università di Pavia.
Zuocni dott. CarLo, medico-capo dell'Ospedale Maggiore, Milano.
SOCJ CORRISPONDENTI.
AscHERSON PaoLo, addetto alla direzione dell'Orto botanico, Berlino. BARRAL, direttore del giornale L’Agriculture pratique, Parigi. BoLLe CARLO, naturalista, Leipziger Platz 13, Berlino.
Bou Ami, Wieden Mittersteig, Schlossel-Gasse 594, Vienna. BruSsINA SPIRIDIONE, soprintendente del Dipartimento zoologico nel Museo di storia naturale in Agram (Zagrab), Croazia.
DARWIN Carro, della R. S. e G. S., Londra.
Davis GiusePPE BERNARDO, presidente della Società antropologica di Londra.
Desor EpoarDo, professore di geologia nella Scuola Politecnica di Neuchatel.
FavRE ALFonso, professore di geologia, Ginevra.
FicuieR LuIcI, rue Marignan 21, Parigi.
FinscH dott. Orto, conservatore del Museo zoologico in Brema.
GeIinITz Bruno, direttore del Gabinetto mineralogico di Dresda.
GorPPERT H. R., direttore dell’Orto botanico di Breslavia.
HAUER FRANCESCO, direttore dell’I. R. Istituto geologico di Vienna. .
HrER OsvaLpo, professore di botanica nel Politecnico di Zurigo.
JANNSENS dott. EUGENIO, medico municipale, rue du Marais 42, Bruxelles.
Le PLÉ dott. AmeDEO, presidente della Società libera d’emula- zione, Rouen.
Lory Carto, professore di geologia alla Facoltà delle scienze a Grenoble. |
MERIAN, professore di geologia al Museo di storia naturale di Basilea. |
MortILLET GABRIELE, aggiunto al Museo Nazionale di Saint-Ger- main en Laye, presso Parigi.
Netto dott. LapisLAo, direttore della Sezione botanica del Museo Nazionale di Rio-Janeiro.
ELENCO DEI SOCJ CORRISPONDENTI AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 13
PilLet LuIcI, avvocato, direttore del Gabinetto mineralogico di Chambéry.
Pizarro dott. GioacHINo, direttore della Sezione zoologica del Museo Nazionale di Rio-Janeiro.
PrancHoN GIuLIo, professore di botanica a Montpellier.
RanmonpI dott. AntoNIO, professore di storia naturale all’ Univer- sità di Lima (Perù).
RAMsAY ANDREA, presidente della Società geologica di Londra: Museum of practical geology, Jermin Street, S. W.
SENONER cav. ApoLFo, bibliotecario dell’I. R. Istituto geologico di Vienna, Landstrasse Hauptstrasse 88.
StUDER BERNARDO, professore di geologia, Berna.
VALLET, abate, professore nel Seminario di Chambéry.
WALTERSHAUSEN bar. SARTORIUS, Gottinga.
ISTITUTI SCIENTIFICI CORRISPONDENTI
al principio dell’anno 1876,
ITALIA.
. R. Istituto Lombardo di scienze e lettere. — ° Milano.
. Ateneo di scienze. — Milano.
. Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri. — Milano.
. Società Agraria di Lombardia. — Milano.
. Accademia Fisio-medico-statistica. — Milano.
. Ateneo di Brescia.
. R. Accademia delle scienze. — Torino.
. Accademia di agricoltura, commercio ed arti. — Verona. . R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. — Venezia, . Ateneo Veneto. — Venezia.
5 bai
5 © Q LO UI UV
fn
14
Li. 12, 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19: 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29, 30. 31. 32. 39.
94. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41. 42,
ISTITUTI SCIENTIFICI CORRISPONDENTI,
Accademia di agricoltura, arti e commercio. — Verona. Accademia Olimpica. — Vicenza.
Società Veneto-Trentina di scienze naturali. — Padova. Associazione Agraria Friulana. — Udine.
Società Italiana delle scienze. — Modena.
Società dei Naturalisti. -— Modena.
Accademia delle scienze. — Bologna.
Accademia dei Georgofili. — Firenze.
Società Entomologica. — Firenze.
Società toscana di scienze naturali. — Pisa.
R. Comitato Geologico d’Italia. — Roma.
Accademia dei Fisio-Critici.. — Siena.
Società di letture e conversazioni scientifiche. — Genova. Società Reale delle scienze. — Napoli. | R. Istituto d’Incoragg. per le scienze naturali. — Napoli. Associazione dei Naturalisti e Medici. — Napoli.
Società Economica del Principato Citeriore. — Salerno. Accademia Palermitana di scienze, lettere ed arti. — Palermo. Consiglio di perfezionamento. — Palermo.
Commissione Reale d’agricoltura e pastorizia. — Palermo. Società d’acclimazione e agricoltura. — Palermo. Accademia Gioenia di scienze naturali. — Catania.
Società d’orticoltura del litorale di Trieste.
SVIZZERA. Naturforschende Gesellschaft Graubiindens. — Chur. Institut National Génèvois. — Genève. Société de physique et d’histoire naturelle. — Genève. Société Vaudoise de sciences naturelles. — Lausanne. Société des sciences naturelles. — Neuchàtel.
Naturforschende Gesellschaft. — Ziirich. Naturforschende Gesellschaft. — Basel.
Società Elvetica di scienze naturali. — Berna, Naturforschende Gesellschaft. — Bern,
43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. DI. 52. DI. D4.
55. 56.
DI. 98.
99. 60. 61. 62. 63. 64. 65. 66.
67. 68. 69. 70.
AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 15
GERMANIA ED AUSTRIA.
Naturwissenschaftliche Gesellschaft Isis. — Dresden. Zoologische Gesellschaft. — Franckfurt am Mein. Zoologisch-mineralogisches Verein. — Regensburg. Physicalisch-medizinische Gesellschaft. — Wiirzburg. Nassauisches Verein fiir Naturkunde. — Wiesbaden. Offenbaches Verein fiir Naturkunde. — Offenbach am Mein. Botanisches Verein. — Berlin.
Verein der Freunde der Naturgeschichte. — Neubrandenburg.
Geologische Reichsanstalt. — Wien.
Geographische Gesellschaft. — Wien.
Zoologisch-botanische Gesellschaft. — Wien.
Siebenburgisches Verein fiir Naturwissenschaften. — Her- mannstadt (Transilvania).
Verein fiir Naturkunde. — Preshurg (Ungheria).
Deutsche geologische Gesellschaft. — Berlin.
Physikalisch-medizinische Gesellschaft. — Erlangen.
Senkenbergische naturforschende Gesellschaft. — Frankfurt am Mein.
Verein firr Erdkunde. — Darmstadt.
Naturforschende Gesellschaft. — Gorlitz. +»
Schlesische Gesellschaft fir vaterlindische Cultur. — Breslau.
Bayerische Akademie der Wissenschaften. — Munich.
Preussische Akademie der Wissenschaften. — Berlin. Physikalisch-oeconomische Gesellschaft.. — Ké6nigshberg. Naturhistorisches Verein. — Augsburg. Deutsch-Oesterreichisches Alpen-Verein. Section “ Austria , — Wien. | K. K. Hof-Mineralien-Cabinet. — Wien. Medizinisch-naturwissenschaftliche Gesellschaft. — Jena. Naturwissenschaftlich-medizinisches Verein. — Innsbruck.
Verein zur Verbreitung naturwissenschaftlicher Kenntnisse, — Wien.
16
da, na: To.
74. 75.
76. TAC
78. 79.
80. Od
82. 83. 84. 85. 86. Sil 88. 89.
90.
ISTITUTI SCIENTIFICI CORRISPONDENTI,
K. ungar. geologische Anstalt. — Budapest. Antropologische Gesellschaft. — Wien. Naturwissenschaftliche Gesellschaft. — Chemnitz.
SVEZIA E NORVEGIA.
Kongelige Norske Universitet. — Christiania.
Académie Royale Suédoise des sciences. — Stockholm. RUSSIA.
Académie Impériale des sciences. — St-Petershourg.
Société Impériale des Naturalistes. — Moscou. BELGIO.
Académie Royale de Belgique. — Bruxelles. Société Royale de botanique de la Belgique. — Ixellos-les-
Bruxelles. | Société Malacologique de la Belgique. — Bruxelles. Société Entomologique. — Bruxelles.
è FRANCIA.
Institut de France. — Paris.
Société d’Acclimatation. — Paris.
Société Géologique de France. — Paris.
Société Botanique. — Paris.
Société Linnéenne du Nord de la France. — Amiens (Somme). Académie des sciences, arts et lettres. — Rouen (Seine inf.).
Société des sciences naturelles. — Cherbourg (Manche). Société des sciences physiques et naturelles. — Bordeaux (Gironde).
Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, — Chambéry.
AL PRINCIPIO DELL'ANNO 1876. 17
91. Société Florimontane. — Annecy.
92. Société d’agriculture, d’histoire naturelle et des arts utiles de Lyon.
93. Société d’histoire naturelle. — Toulouse.
INGHILTERRA.
94. Royal Society. — London.
95. Geological Society. — London.
96. Zoological Society. — London.
97. Geological Society. — Glascow.
98. Literary and philosophical Society. — Manchester. 99. Natural History Society. — Dublin.
100. Royal physical Society. — Edimburg.
AMERICA (Stati Uniti).
101. Smithsonian Institution. — Washington.
102. American Academy of arts and sciences. — Cambridge. 103. Academy of sciences. — S. Louis (Missouri). 104. Boston Society of natural history. — Boston. 105. Connecticut Academy of arts and sciences. — New-Haven (Connecticut). 106. Orleans county Society of natural sciences. — Newport. Vol, XIX. 2 ; DAI Pa È ‘ O
Nea sa;
nh. da
Hat si nia ed ji
e | Bro sa ‘
1 ) " vi \ d i 2 ty) De “ C. Fn 0 LI ba ky 54 à ui _ 4 4 PETS K Pi, x #;€ è YEAR a | A; Li à * 9 Ai; ( 7 ‘ x ’ 2% t gt ) i i SALARI) VARO
0;° oa) - : SEL MIABNINIONI
ere Tra DI ioni ti x } dI L PAPI "la TE o , LS due ' È \
dro N ì % MEDA At HAT,
papi l ? AUT LA n DLL N
SI i novit À
DI * : x bal C ll x Ù ‘ red up TA ALTRE iS n ta ‘ x ) I e) { È % f % I Ù hi . . Ù x Ù Ù è È ì p i > 1 « IDE, © IRC) è k ; : LL 7] | Edo fi v ; « dl è , Ù - Ti { PR 3 i ft Ù Le ; il * Î , À Mii ® ì w ì x - s ‘
SAGGIO SUI RAPPORTI ESISTENTI FRA LA NATURA DEL SUOLO E LA DISTRIBUZIONE 1 DEI MOLLUSCHI TERRESTRI E D'ACQUA DOLCE
DEL
Prof. PELLEGRINO STROBEL.
(Seduta 27 febbrajo 1876).
Sino dal principio del secolo si divinò, e si espresse poi va- gamente l’idea che il suolo dovesse esercitare un'influenza sulla fauna malacologica, ossia sulla distribuzione geografica dei mol- luschi terrestri e d’acqua dolce, sulla loro dispersione ed ab- bondanza, sul volume, sulla forma e robustezza delle loro con- chiglie. Una tale influenza fu in seguito generalmente riconosciuta ed ammessa; ma evvi disparere nell’ assegnarne la causa, nello stabilire cioè, se la medesima risieda nelle qualità chimiche dei terreni, oppure nelle fisiche o meccaniche, ovvero nelle geo- logiche.
Comunque sia, tale influenza può essere tanto diretta quanto indiretta. Nel primo caso, il terreno agisce, sia somministrando ai molluschi l’acqua e le sostanze minerali occorrenti per la for- mazione della conchiglia, sia apprestando loro la necessaria di- mora, oppure accordando rifugio durante le epoche o nelle cir- costanze poco favorevoli al loro organismo. Nel secondo caso, l'influenza si esercita dal terreno, o per mezzo dell’ambiente nel quale respirano i molluschi, ch’esso può modificare, o per mezzo della vegetazione, la quale dipende naturalmente dal terreno ed è l'officina immediata o mediata del nutrimento dei molluschi,
20 P. STROBEL,
sì come è pure l’officina della sostanza organica del guscio, la conchiolina. |
Alcuni, come avvisai, hanno creduto che l’influenza del suolo sui molluschi dipenda dalla natura sua geologica, e parve loro di riscon- trare delle differenze nella fauna malacologica, a seconda che i terreni spettano alle formazioni primarie, od alle secondarie, od alle terziarie; anzi, di più ancora, a taluno è sembrato di trovare co- tali differenze nella detta fauna persino secondo le suddivisioni, 0s- siano i diversi piani delle dette formazioni. Forbes, seguendo que-. st’ordine d’idee, ha stabilito , per l’ Inghilterra, la seguente scala discendente dei terreni, a seconda cioè, che sono più o meno favorevoli ai molluschi, incominciando dal terreno più favo- revole: 1.° terreni cretaceo ed oolitico; 2.° carbonifero; 3.° ter- ziario; 4.° salifero; 5.° scistoso; 6.° granito e gneis.
Alcuni altri, come, per esempio, IMoquin-Tandon e Drowuét, non sembrano avere un concetto chiaro circa l’ influenza dei ter- reni sulla fauna in discorso, poichè parlano promiscuamente, ora di ripartizione geologica de’ molluschi secondo i terreni primari, secondari, terziari e quaternari, ed ora, come vedremo più particolarmente in seguito, ascrivono l’azione di questi terreni alla loro composizione mineralogica, la quale, come ognun sa, può variare assai nella stessa formazione e nello stesso terreno, mentre che, per l'opposto, una medesima roccia, e precisamente il calcare, per esempio, può costituire parte di qualunque. di quelle formazioni, o di quei terreni. Drouét fa dipendere l’ in- fluenza dei terreni anche dalla configurazione loro; ma nè meno questa caratterizza le singole formazioni.
E pertanto io, a rigor di logica, non so persuadermi che possa esistere un nesso reale tra la pretta natura geologica del suolo ed i detti organismi, tanto se si voglia ammettere un nesso diretto, quanto uno indiretto per mezzo della flora. Il nesso è soltanto appa- rente, esiste cioè, solo in quanto che rocce di natura fisico-chimica particolare caratterizzano quei terreni geologici, e quando queste rocce dominano, per avventura, nella contrada che fu campo
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 21
delle ricerche dei singoli autori. Così, per esempio, se i terreni primari della provincia di Como, al dire di Porro !, sembrano poco favorevoli all’ esistenza de’ molluschi terrestri e sono poveri di specie, ciò non può certamente dipendere dalle proprietà loro geologiche, cioè, dal modo di loro origine, dalla loro età o re- lativa sovrapposizione, bensì dal predominio in essi de’ graniti, de’ gneis, de’ micaschisti, rocce sfavorevoli, come vedremo; e se certi generi e certe specie preferiscono i terreni secondari, ciò avviene pel calcare che vi domina; e se talune specie prediligono invece i terreni terziari, è ciò dovuto alle arenarie che vi abbon- dano. Le specie, le quali nel dipartimento de 1° Aube, secondo Drouét, caratterizzano il piano superiore della formazione della Creta, sono dotate d’ una conchiglia calcarea, mentre che le caratteristiche del piano dell’ Arenaria verde sono nude o se- cernorio un guscio corneo, come suol dirsi, ossia povero di so- stanza minerale, calcarea. Vi scorgiamo adunque un rapporto, un nesso, tra la natura chimica del terreno e la sostanza mine- rale della conchiglia; e quindi dobbiamo supporre che l’azione diretta dei detti terreni sulla fauna malacologica sia dovuta alle loro qualità chimiche, anzichè alle geologiche: del che ci persuade- remo maggiormente pei fatti che esporrò in seguito. — Ma di più, come dissi, ritengo che la natura geologica del suolo non possa influire sui molluschi, nè meno per mezzo della vegetazione, in quanto che neppure tra le piante e le condizioni geologiche dei terreni mi sia dato di riscontrare un nesso, ed in quanto che, inoltre, per gli studi di Thurmann ?, sia stato accertato, essere specialmente la natura fisico-meccanica dei terreni, e non mai la geologica, quella che esercita un influsso sulla flora soprastante.
Sino dal 1847 *, ossia avanti 29 anni, quando avea mosso ap- pena i primi passi nelle ricerche malacologiche, dirigendole ap- punto specialmente a quella parte della malacologia, che ho
1 Malacologia terrestre e fluviale della provincia comasca. Milano, 1838, pag. 7.
2 Essai de Phytostatique appliqué à la chaîne du Jura. Berne, 1849.
® Alle pagine 4 ed 8 delle Note malacologiche d'una gita in Valbrembana. Milano 1848. Inserite nel giornale dell'Istituto Lombardo.
22 P. STROBEL,
dippoi chiamata Malacostatica', e seguendo in ciò un piano al- l’uopo prestabilito, sino d’allora, ripeto, avea espressa l'opinione, che quella qualunque influenza che le rocce ponno avere sui molluschi, non possa dipendere che dalla loro condizione geogno- stica, dalla loro natura chimica, cioè, o mineralogica, o dalle loro qualità fisiche o meccaniche. Ed in tale opinione persisto tuttora.
Ancor io potrei convenire, con Drouét?, nell’ammettere una relazione tra la fauna malacologica attuale di un terreno e la formazione geologica cui questo appartiene. Ma la relazione che vi scorgerei in tal caso, non è quale la ravvisa Drouét; non è tra il mollusco ed il terreno geologico, bensì tra i molluschi vi- venti ed i fossili di una data località; è un rapporto genealogico o paleontologico. E di questo rapporto, e della distribuzione dei molluschi dipendente dal medesimo, ci occuperemo in altro scritto.
Riconosciuto che le qualità chimiche, fisiche e meccaniche del suolo esercitano un’ influenza sui molluschi terrestri e d’acqua dolce, passiamo ora a distinguere e classificare i varii terreni se- condo quei caratteri, e ad indagare quale possa essere il risul- tato dell’azione del suolo, ed a quali sue proprietà possa essere attribuito ogni singolo fatto o supposto effetto.
Rispetto alla natura mineralogica o chimica, i terreni ponno distinguersi in calcarei, silicco-alluminosi, silicei, misti e salati. Che tale qualità delle rocce eserciti un’influenza sui molluschi, almeno su talune loro specie, viene provato e dall’osservazione e dall’esperienza stessa’. Certe specie, per esempio, non campano
! Notizie malacostatiche sul Trentino. Pavia, 1851.
2 Répartition géologique des mollusques vivants dans le département de V Aube, Troyes, 1855, page 8.
® «l’Helix cingulata en proximité de la plaine ne peut se construire qu'une co- quille mince (mut. fascelina). »
» transportée de nos alpes... à Pavie, elle s’y est propagée sur la poudingue; cette première génération a engendré des individus appartenants è la mut. fascellina. »
>» Sur ces roches (métamorphiques et granitiques) et dans la plaine l’ H. cingulata ne s’'étend pas. »
STROBEL, Essai d’une distribution orographico-géographique des. mollusques terre-
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 23
che sulle rocce calcaree, ed ove queste cedono il posto ad altre rocce, bruscamente cessano. Altre specie, all'incontro, continuano a campare anche su di una o diverse delle rocce che trovansi a contatto col calcare, ma non vi prosperano, poichè, o vi sì pre- sentano più rare, o non vi raggiungono più le maggiori dimen-. sioni, od il loro guscio cambia di consistenza, diminuendo in esso la sostanza calcarea. Un tale mutamento nella conchiglia si ottenne anche ad arte mediante esperimenti di acclimazione, o si verificò per acclimatazione naturale, per cui molluschi che trovano sulle rocce calcaree le condizioni più propizie al loro svi- luppo, trasportati su rocce o terreni di natura chimica diversa, nei quali scarseggia il carbonato di calce, vi intristiscono, sia diminuendo in quantità, sia rimanendo più piccoli, sia infine se- cernendo una conchiglia più fragile, ossia, nella quale il com- ponente organico prevale sull’inorganico. Questa influenza del suolo si fa sentire maggiormente sui molluschi terrestri che non su gli acquatici, e tra quelli, come è naturale, di più sui rupi- coli, che non sui terricoli o sui frondicoli o planticoli*. Sulla di- spersione delle specie acquatiche la natura meccanica delle acque esercita maggiore azione che non le proprietà chimiche delle me- desime, dipendenti alla loro volta soprattutto da quelle chimi- che del terreno; e nel riconoscere questo fatto convengono an- che Irossmaessler®? e Drouét”. Nei tentativi di acclimatazione di molluschi acquatici converrà dunque tenere in maggior conto la natura meccanica dell’acqua che non le proprietà chimiche del suolo. Queste invece influiscono su la secrezione della con-
SI
stres dans la Lombardie. Turin, 1857. Inserito nelle Memorie dell’Accademia delle scienze. Pag. 40, 41 e 51.
! Come per rispetto all’abitazione i molluschi terrestri ponno distinguersi in frondi- coli, terricoli e rupicoli, così per riguardo alla regione della loro abitazione ponno dividersi, del pari che quelli d’acqua dolce, in molluschi littorali, planicoli, collicoli, monticoli e culminicoli. StROBEL, nelle Actas de la Sociedad Paleontolbgica de Bue- nos Aîres. I, pag. XIV. Buenos Aires, 1866.
2 Iconographie der Land-und Stiisswasser-Mollusken. Dresden u. Leipzig, 1835- 1844, XII, pag. 2.
sila, pag. i.
24 P. STROBEL,
chiglia, poichè si è osservato che la medesima specie acquatica secerne un guscio più consistente, se il terreno è calcareo e l’acqua tiene sciolta maggior quantità di carbonato di calce; e viceversa, ha una conchiglia più fragile e corrosa, se il ter- reno è siliceo e l’acqua contiene poco carbonato calcico. Essendo questo, nella struttura di Aragonite o di Calcite, la
sostanza, che, associandosi alla conchiolina dà la consistenza alla conchiglia, ne vengono i seguenti corollari:
1.° che i molluschi dovranno togliere quel composto mine- rale o direttamente dal terreno o dalle acque, oppure dalle pian- te!, o dalle conchiglie o da altri gusci calcarei*;
2.° che, per questo rispetto, l’unico componente chimico im- portante del suolo è il carbonato calcico, o quanto meno la calce, e possiamo quindi limitarci a distinguere i terreni sem- plicemente in calcarei e non calcarei, o, tutt'al più, in calciferi e non calciferi; Si
3.° che i molluschi veramente nudi, ossiano privi affatto di conchiglia, saranno, per tale riguardo, del tutto indipendenti dal terreno sul quale vivono, mentre che, all’ incontro, i mollu- schi a guscio calcareo, reso, cioè, consistente per carbonato cal- cico, sia Aragonite, sia Calcite, specialmente se il guscio è esterno, saranno i più legati al suolo; i molluschi a conchiglia cornea ter- ranno il mezzo;
4.° che i molluschi a guscio calcareo, specialmente se ester- no, si troveranno, a condizioni del resto pari, circoscritti entro certi limiti, quelli, cioè, posti al suolo calcareo, ossia, si pre- senteranno accantonati, e gli altri, invece, si troveranno più o meno sparsi ; i
! Lo asserisce anche GRATELOUP, nel suo Essai sur la distribution géographique des mollusques terr. et fluv. dans le département de la Gironde, 1858, pag. 55, n. 11.
DI
2 Grazie agli aquari si è potuto studiare meglio i costumi anche de’ molluschi acquatici,e si è scoperto che in caso di bisogno si procurano l’occorrente calcare col corrodere le conchiglie d’altri molluschi, — CLESSIN, nel Correspondenz-Blatt des zool. min. Vercins in Regensburg, vol. XXV, pag. 125 (1871), afferma che gli individui della Bythinia tentaculata, del pari che quelli di certe Clausiliae ed Helices, su ter- reni poveri di calcare si rosicano vicendevolmente i vertici delle conchiglie, perchè
questi sono più facili da corrodere.
#
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 25
5.° che il suolo calcareo, salvo condizioni sfavorevoli, dipen- denti da altri fattori, sarà più ricco in molluschi che qualun- que. altro terreno, perchè offre a dovizia e per tutte le specie conchiglifere la necessaria sostanza minerale, e perchè tutte le specie ponno prosperare sul medesimo, mentre che le specie particolari del suolo calcareo non ponno campare su gli altri; 6.° che le specie a guscio calcareo cresceranno, sul terreno calcareo, a maggiori dimensioni che su qualunque altro suolo, dato del resto pari condizioni; e che desse, se campano pure su altri terreni, vi secerneranno una conchiglia meno calcarea. Infatti, già Férussac, 1819, asseriva che i terreni calcarei sono assai più ricchi in polmonati che gli altri. Rossmaessler, 1844, espresse l’opinione che le conchiglie raggiungono maggiori dimensioni sul suolo calcareo. Morelet, 1845, osservò che nel Por- togallo, i molluschi terrestri abbondano sui terreni calcarei, men- tre che si presentano rari sugli altri terreni, e che le specie munite di un guscio opaco e resistente vi si accumulano di pre- ferenza sul suolo calcareo, mentre che i molluschi a conchiglia sottile e quasi membranacea vivono indifferentemente anche sulle rocce schistose e granitiche. Nel 1847 indicai che, nella Val- brembana, il massimo numero di specie terrestri incontrasi sul. calcare. Boll, nel 1851', constatò che, nel Meclemburgo, la fauna è specialmente ricca di molluschi terrestri, tanto d’indivi- dui, quanto di specie, là ove la Creta emerge dal Diluvio, for- mando come delle isole o delle oasi. Drouét, 1855, in base a fatti da lui osservati nel dipartimento dell’Aube, sostiene che il suolo ha un'influenza decisa sulla natura del guscio dei mollu- schi, poichè l’animale ne trae più o meno, secondo i casi, i prin- cipii calearei per la costruzione della sua conchiglia. Moquin- Tandon, nel 1855, riscontrò come in Corsica il numero delle specie e degli individui tocchi il massimo verso le due estremità dell’isola, ove precisamente l’ elemento calcareo trovasi sparso
1 Die Land-und Stisswasser-Mollusken Meklenburgs. Inserito nel 5. Bericht des Vereins der Freunde der Naturgeschichte in Meklenburg.
26 P. STROBEL,
in abbondanza; e come le specie a conchiglia robusta ed opaca, ordinariamente bianca o biancastra, pullulino, a rigor di ter- mine, in quelle due contrade. Nel 1857° dimostrai, come, in Lombardia, alcune specie terrestri a guscio assai calcareo non vivano che sulle rocce calcaree, e come molte altre, campando pure su diverse sorta di terreni, non prosperino però che sul calcareo. Anche Grateloup, 1858, ammette un'influenza delle roc- ce, e specialmente del calcare, sui molluschi, sia direttamente, sia per mezzo dell’acqua e della vegetazione. E non è molto, Bec= cari ?, esplorando le isole di Ceram e Timor nell’Arcipelago in- diano, tra altre interessanti osservazioni intorno alla distribu- zione degli animali, fece anche questa, che ivi sul terreno cal- careo abbondano i molluschi terrestri. — I fratelli Villa, 1844 °, affermarono che, in Lombardia, le Helix a conchiglia depressa frequentano particolarmente le rocce calcaree, e Puton, 1847, dichiarò che certe specie, le quali vivono nella regione calcarea dei Vosgi, non vi si incontrano mai nella regione granitica. Dall’ esposto parmi che scaturisca spontanea la conseguenza, che la natura chimica del suolo ha un’azione decisa sulla fauna malacologica, e che il terreno calcareo è il più favorevole alla medesima, mentre che, invece, tutti gli altri terreni le sono meno propizi, s'intende sempre a condizioni del resto pari o quasi pari. Le rocce però le più sfavorevoli di tutte sembran essere il granito ed il gnesio. Almeno così la pensano e Rossmaessler, il quale afferma che sul terreno granitico le conchiglie sono più piccole che altrove, e Forbes, il quale pone il granito ed il gne- sio ultimi nella già menzionata scala discendente dei terreni del- l’ Inghilterra. Morelet constatò la scarsità di molluschi terrestri nelle provincie granitiche del Portogallo, e Moquin-Tandon ri- marcò come sui terreni primari della Corsica, nei quali predo- minano notoriamente le rocce granitiche, non s’incontri che un
1 Essai d’une distribution, ecc., citato.
2 CORA, Spedizione italiana alla Nuova Guinea. Roma, 1872, pag. 24.
è Catalogo dei molluschi della Lombardia. Milano. Estratto dalle Notizie naturali e civili su la Lombardia.
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 27
picciol numero di specie, rappresentate da rari individui. Quasi tutte queste specie sono difese da una conchiglia sottile, cornea, trasparente, ed in quelle poche a conchiglia opaca egli osservò una tendenza a costruirla pellucida e sottile. Ciò non ostante, al dire di Férussac, il granito, sovratutto nelle alte montagne, è di preferenza abitato da certe specie di polmonati.
Tra i due estremi, il terreno calcareo cioè, o più propizio allo sviluppo dei molluschi, e le rocce granitiche, o le più sfavorevoli, van collocate le altre sorte di suolo. Le rocce più sfavorevoli, dopo le ora accennate, sarebbero le scistose, almeno, tanto nel- l’ Inghilterra, secondo Forbes, come vedemmo, quanto nel Porto- gallo, secondo Morelet. Un suolo forse altrettanto sfavorevole quanto la roccia granitica è l’ arenoso; per lo meno, nel Me- clemburgo, al dire di Boll, la regione sabbiosa di quel paese, composta dai detriti di rocce sfavorevoli ai molluschi, è eviden- temente povera di specie terrestri. Ed il dottor Kobelt, in un ar- ticolo sulle specie terrestri che si mangiano in Italia *, afferma che sul terreno siliceo alluvionale di Messina, sì come sulla lava di Catania, nessuna di quelle specie è abbastanza comune, perchè valga la pena di raccoglierla.
Ecco degli esempi, i quali sono sufficienti per avvalorare le mie parole. Non si creda però che intenda di addurre tutti i fatti in proposito conosciuti ed accennati dai vari autori, ma a questi.esempi, presi a caso, mi limito. Nè voglio coi fatti, men- zionati in ultimo, provare che l’azione delle nominate rocce sia unicamente chimica, la penuria di molluschi su di esse potendo dipendere anco da altre circostanze combinate colla sfavorevole natura chimica.
Le qualità mineralogiche del suolo non agiscono sui molluschi soltanto per l'influenza che esercitano sulla secrezione della conchiglia. A tutti è noto che il terreno salato, contenente cioè sali marini, dà luogo ad una fauna terrestre particolare, siccome ad una flora speciale. Le specie marittime non ponno fare a
! Inserito nel periodico: Der zoologische Garten. Francoforte a. M., 1873, p. 203.
28 P, STROBEL,
meno di quei sali; eppure questi non occorrono per la fabbrica- zione del calcareo loro guscio. Esse sono legate ad un suolo par- ticolare, bensì ovunque sparso, ma ovunque circoscritto.
I cinque gruppi di terreni, da noi sopra distinti, ponno es- sere caratterizzati da certe specie, oppure date specie ponno pre- diligere l’uno di essi piuttosto che gli altri. Si potranno quindi indicare cotali specie, a seconda che caratterizzano V’uno o l’al- tro gruppo di terreni, coi nomi di calcaricole, silicicole, argillicole ; ed a seconda della sorta di terreno che preferiscono, colle deno- minazioni di calcarofile, silicofile, argillofile. Le specie marittime, o peculiari dei terreni salati, comporranno [pure una fauna a sè. Chiamerò chimicamente indifferenti tutte le altre specie, giacchè prosperano o ponno prosperare indifferentemente su più terreni diversi. Ed alle medesime appartiene forse il maggior numero.
Come accennai da principio, l’azione del suolo sulla fauna ma- lacologica è dovuta anche alle sue proprietà meccaniche, ossia, specialmente, alla maggiore o minore disaggregabilità delle rocce ed alla qualità del prodotto della loro disaggregazione. Chia- mansi eugeogene le rocce facilmente disaggregabili, le quali per- ciò danno abbondanti detriti; disgeogene invece diconsi le rocce le quali si sgretolano difficilmente, e non producono quindi che pochi detriti. Naturalmente, tra questi due estremi, evvi il me- dio, ossia vi sono delle rocce che non sono nè eugeogene, nè dis- geogene.
Avuto riguardo al prodotto della disaggregazione, le rocce ponno dividersi in psammogene o generatrici di arena o sabbia, in pe- logene, che si sminuzzano, cioè, in una sostanza argillosa o ter- rosa, ed in pelopsammogene, i di cui detriti sono argilloso-sabbiosi. I terreni incoerenti che ne derivano o ne sono derivati (AWluvium, Diluvium, sabbie plioceniche, ecc.), sono, alla lora volta, psam- mici, pelici o pelopsammici, ossiano sabbiosi, argillosi od argillo- sabbiosi.
I molluschi che prediligono i terreni psammici, si distinguono col nome di psammofili, e con quello di pelofile s' indicano le
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 29
specie, le quali preferiscono il suolo pelico. Le specie che rinven- gonsi sui terreni pelopsammici saranno più o meno ?ndiferenti, potranno, cioè, campare e sulle rocce pelogene e sulle psammo- gene. L'influenza dei caratteri meccanici delle rocce sulla fauna malacologica, anzi che diretta, sembra essere soltanto mediata: dalle proprietà meccaniche dei terreni dipendendo, almeno in parte, le loro qualità fisiche e la loro flora, e quelle e questa agendo poi anche sui molluschi.
Anche le qualità fisiche del terreno, come ho or ora asserito, influiscono sulla dispersione dei molluschi terrestri e fluviali. Per questo rispetto possiamo classificare i terreni in umidi, in sec- chi, ed in tali che non sono nè l’uno, nè l’altro. Queste loro pro- prietà fisiche in parte, come dissi poc'anzi, dipendono ancora dalle accennate qualità meccaniche, ed in parte sono dovute, in parti- colare, al colore ed alla natura della superficie delle rocce. Rocce biancastre ‘ed a superficie che s’avvicina alla levigata, come sa- rebbero, per esempio, le rocce scistose e le pseudoregolari, ri- verberando maggiormente i raggi solari, aumentano la tempera- tura dell’aria ambiente e la rendono secca; rocce all’ incontro nerastre ed a superficie scabra, irregolare, mantengono l’aria fre- sca ed umido il suolo. Le rocce che chiamammo eugeogene sono ordinariamente umide, e secche le disgeogene, l’acqua meteorica venendo da quelle facilmente assorbita, e trascorrendo invece quasi totalmente sopra le disgeogene. Tra le disgeogene le più aride van poste le compatte ’, e tra le eugeogene, le più umide sono le pelogene, sì come il suolo pelico è il più fresco, umido ed irrigato, mentre che, viceversa, un terreno psammico è or= dinariamente secco ed arso, specialmente quando è mobile, come le dune, le pampas, i deserti.
Le specie, le quali preferiscono i terreni umidi, si denomine- ranno dgrofile, e xerofile si chiameranno quelle che prediligono
4 « Certains terrains trés-compacts sont défavorables è la multiplication des mol- lusques. » DROUET, op. cit., pag. 22.
30 P, STROBEL,
le rocce secche; fisicamente indifferenti nominerò quelle specie, le quali campano tanto su d’un suolo umido quanto su di uno secco, e queste, naturalmente, prospereranno ed abbonderanno in un terreno che tiene il di mezzo fra quei due estremi; e le specie che prediligono un tale terreno intermedio, potranno non difficilmente attecchire anche negli altri.
L'influenza delle qualità fisiche dei terreni, delle quali par- liamo, si farà specialmente sentire sull’organo respiratorio e sulla sua funzione, e ce lo provano in particolar modo i molluschi acquatici. Quanto più gli animali sono inferiori, tanto più l’esi- stenza loro è legata all’acqua, ed il numero, senza paragone, mas- simo dei molluschi vive appunto nelle acque. Da ciò possiamo già arguire che coloro fra essi i quali sono terrestri, preferiranno in generale i terreni bagnati, umidi. Infatti, vediamo che predi- ligono i luoghi ombrosi, oscuri, che s’aggirano di preferenza nei giorni piovosi o dopo una pioggia temporalesca, che, nelle gior- nate calde e serene, solo di notte tempo lasciano le piante od i sassi ai quali stanno attaccati, se sono xerofili, ed escono dai loro nascondigli, se sono invece igrofili. I molluschi terrestri hanno poi bisogno d’umidità e di acqua, specialmente, per la secrezione mucosa. — Dal predetto segue, che la quantità delle specie terre- stri igrofile sarà assai maggiore di quella delle xerofile. Queste sono conchiglifere, e la loro conchiglia è generalmente assai cal- carea e robusta, più o meno bianca, per lo più liscia, qualità tutte opportune per difendere l’animale dal calore esterno e ren- derne minore la traspirazione e la perdita dei proprii umori, 0s- sia l’essicazione *. Le specie xerofile sono di solito assai socievoli, e si è fra esse che osservansi le specie dotate di maggiore vita- lità, sempre che non si alteri di molto l’ambiente. Infatti si provò con varie esperienze, ch’esse ponno resistere, all’asciutto, in uno stato di letargo, per tre e forse più anni”, per poi ridestarsi a
1 La Helix variabilis negli incolti, lungo i soleggiati ciglioni delle strade, coperte di bianca polvere calcarea, è piccola, a conchiglia robusta, liscia, assai bianca e senza fascie. STROBEL, Alcune note di Malacologia Argentina, inserite negli Atti della Soc. Ital. di sc. nat., vol. XI, pag. 552. Milano, 1868. ui
? Una Helix candidissima ed una Pupa cinerea Drap., conservate senza cibo in
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 31
vita normale, per lo più, quando pongansi in un ambiente umido. In questo però, come or ora ho fatto allusione, non resistereb- bero senza cibo, mentre che reggono invece in ambiente secco, come dissi, ritirate entro la loro conchiglia, di cui hanno coll’e- pifragma turata l’apertura.
Dall’esposto si può dedurre, che i molluschi terrestri con gu- scio calcareo, biancastro, non ponno essere igrofili, e che, se sono rupicoli, devono essere calcaricoli od almeno calcarofili; che le specie xerofile comporranno il minor numero delle specie terrestri, e saranno circoscritte, ossia accantonate, al pari delle calcaricole e calcarofile, come abbiamo già veduto; ed al pari di queste, of- friranno un carattere particolare, saranno le caratteristiche della contrada.
Però l’azione delle proprietà fisiche del suolo della indicata na- tura non si limita soltanto ai molluschi terrestri, ma si estende, indirettamente, anche ai molluschi d’acqua dolce, in quanto che le dette proprietà del terreno esercitano un’influenza diretta sul- l’ambiente nel quale vivono quei molluschi; poichè in un terreno umido abbondano e le correnti ed i serbatoi d’acqua, e sì le une che gli altri vi sono più facilmente perenni. All'incontro nei ter- reni arsi accade in generale l'opposto. — Quanto all’organo della respirazione dividonsi i molluschi acquatici in polmonati e bran- chiati; questi sono, com’ è naturale, maggiormente legati all’ac- qua, sono i veri molluschi acquatici, e, per così dire, i pesci fra i molluschi, mentre che i polmonati ne sarebbero i cetacei. Quelli non ponno vivere fuori dell’acqua, non potendo respirare l’aria libera; i polmonati invece ponno resistere per un tempo mag- giore o minore anche all’asciutto, coperti dal limo *. Dai fatti pre-
una scatola di legno, vi si mantennero vive per ben due anni. StROBEL, Note malaco- logiche di Valbrembana già citate, pag. 25. — La Melix apicina Lam. sì conservò in tale stato per due anni e mezzo. SCHMIDT A.
1 Come esperimentai con dei Limnaeus minutus raccolti in Valbrembana. Note malac. relative citate pag. 25. — L’apparizione di una specie branchiata sul pendio di una roccia bagnata non può altrimenti spiegarsi, che coll’ammettere che lo scolo d’acqua vi sia perenne, oppure che quella colonia vi sia stata trasportata acciden- talmente dalle acque che precipitarono da un serbatoio perenne, e ch’ essa verrebbe poi a morire colla cessazione dello scolo. Note precitate, pag. 26.
32 P. STROBEL,
messi segue, che sui terreni umidi vivrà una copia assai maggiore di specie e di individui acquatici, e specialmente di branchiati, che non in un suolo arido, ove non potranno campare quasi fuor- chè specie polmonate.
E combinando questa deduzione con l’altra, relativa ai mollu- schi terrestri, verremo alla conclusione finale, che i terreni umi- di, a parità di circostanze *, sono i più ricchi in molluschi, e che secondo il maggiore o minore bisogno che questi hanno dell’ ac- qua, si ponno disporre secondo la seguente scala ascendente; molluschi terrestri xerofilî, terrestri igrofili, acquatici polmonatt, acquatici branchiati, scala inversa di quella della resistenza biolo- gica e perfezione fisiologica.
Oltre alle proprietà chimiche e fisico-meccaniche delle rocce influisce sulla fauna malacologica rupestre, e direttamente, la na- tura loro, che chiamerò geognostica, nel senso meno ampio, ossi la loro struttura in grande. Per tale riguardo si ponno distin- guere le rocce in schistose, pseudoregolari, e massicce od amor- fe, ossia senza struttura determinata. Le prime e le seconde sono piene di fessure e di crepacci, le ultime non ne presentano che pochi o punto. È chiaro che tra le dette qualità delle rocce e la dimora dei molluschi terrestri rupicoli vi avrà un nesso, poichè questi, avendo bisogno di nascondigli nelle epoche e nelle circo- stanze sfavorevoli, li troveranno abbondanti nelle rocce screpo- late, e punto o raramente nelle altre. Quindi a condizioni chimi- che e fisiche pari, le rocce fesse saranno popolate da una quan- tità maggiore di specie e di individui che non le massicce.
Di più, siccome per potersi nascondere entro le fessure oc- corre che la conchiglia presenti assai piccola, almeno una delle sue dimensioni, così i molluschi rupestri conchigliferi devono es- sere e sono effettivamente tutti, o piccoli o dotati di un guscio
1 Se la contrada fresca ed accidentata presso Portalegre nel Portogallo, al dire di
Morelet, alberga pochi molluschi, ciò dipende dalla qualità mineralogica del suolo, composto di schisti e di arenarie,
SUI RAPPORTI FRA,IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 133
depresso (Helix), oppure assai allungato (Bulimus, Clausilia, Glandina, ecc.). Se un mollusco terrestre è fornito di una con- chiglia grande e globosa, possiamo già asserire @ priori che non «sarà rupicolo nel senso vero della parola, non abiterà, cioè, uni- camente, nè meno preferibilmente sulle rocce.
Fin quì abbiamo veduto che il suolo influisce direttamente sulla distribuzione dei molluschi terrestri e d’acqua dolce. Ma esso esercita inoltre sopra questi un’ influenza indiretta, per mezzo della sua flora, ossia per la sua natura fitica o botanica ; poichè sone le piante, che il medesimo produce, quelle che preparano il nutrimento ai molluschi, sì come a tutti indistintamente gli ani- mali, direttamente se sono fitofagi, ed indirettamente se sono zoofagi. Però l’azione della flora su la fauna malacologica, rimar- chiamolo sin d’ ora, ad ogni buon fine, non si limita alla sola somministrazione del cibo.
Grateloup, tra altri, si è dato speciale pena di rendere evidenti ‘i rapporti che passano tra l’alimentazione e la dimora dei mol- luschi e la flora d’una data contrada, ed ha, di conformità, con- trapposto alle florule del dipartimento della Gironda le rispet- tive faunule malacologiche*. Di queste la più meschina è la fauna delle sabbiose e secche lande, Zaunula ericetorum, composta da sole e pochissime (9) specie terrestri, e corrispondente alla 7o- rula ericetorum la più povera di tutte (26 specie fanerogame); e la fauna più ricca si è quella del suolo diluviale calcareo siliceo di Médoc, ossia la faunula viticola, rappresentata da 49 specie terrestri e 45 acquatiche. — Alcuni ritengono che la sola influenza della vegetazione sui molluschi terrestri e fluviali, basti per pro- «durre i fenomeni di distribuzione dei medesimi. Ma è provato che ad una flora abbondante di individui e ricca di specie non cor- risponde sempre una fauna malacologica analoga *, poichè quella non riunisce in sè tutte le condizioni necessarie all’uopo; e fa
1 GRATELOUP, op. cit., pag. 17, 43, 44 e 56. ? DROVET, op. cit., pag. 14, 15 e 18.
Vol, XIX. 3
34 P., STROBEL,
mestieri quindi convenire che nella costituzione della fauna ma- lacologica devono concorrere anche altri fattori. Di più, credo di dovere far riflettere, a tale riguardo, che i molluschi fitofagi non sono vincolati pel loro nutrimento a determinate specie o famiglie di vegetali, come lo sono invece, per lo più, gli insetti fitofagi; non limitano la loro alimentazione, come si esprime Morelet, ad un piccolo numero di piante, legate a certi terreni; per cui la presenza di una specie fitofaga di molluschi in una località, non dipende tanto dall’esistenza in questa di certe specie di piante, ma piuttosto dal trovare queste nel terreno e nell'ambiente i prin- cipii necessari per poter elaborare quei composti plastici, quali occorrono per la nutrizione di quella data specie di molluschi, e che la medesima specie di pianta potrà produrre, in proporzioni maggiori o minori, appunto secondo la natura diversa del suolo e dell'ambiente. L’ influenza della vegetazione sui molluschi si ri- duce dunque, quanto all’alimentazione, ancora in massima parte, ad una influenza mediata del suolo, colle differenze del quale con- cordano differenze nella flora. Dissi fin da principio che sono dif- ferenze nei caratteri fisico-meccanici quelle che producono sopra tutto differenze nella vegetazione'; ma sta pure sempre che an- che le qualità chimiche del terreno influiscono sulla sua flora, e quindi, mediatamente, anche sulla fauna malacologica. Ne abbiamo un-esempio nella flora delle spiagge marittime e dei terreni sa- lati, alla quale corrisponde pure una fauna malacologica carat- teristica.
Asserii poco sopra che non è soltanto nel somministrare il cibo ai molluschi che la flora agisce sui medesimi; essa può inol- tre esercitare un'influenza su di loro col fornire i principii occor- renti per la secrezione della sostanza testacea, come ho pure già avvisato. I principii minerali, come sappiamo, ponno essere presi dal mollusco, come da qualunque animale, anche direttamente
1 Secondo il prof. G. Monselise, tra le proprietà fisiche del terreno, la più influente
ulla vegetazione si è la porosità. VIMERCATI, Rivista scientifico-industriale. Firenze, 1873, pag. 224.
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 35
dal regno inorganico, ossia dal suolo o dall'ambiente; però ponno anche, e forse di preferenza, introdursi nell’organismo per mezzo del cibo. Ma noi sappiamo che la natura e le proporzioni di tali sostanze non variano solamente tra specie e specie di vegetali, ma benanco nella medesima specie secondo il suolo' che le alimenta. E quindi ancora in questo caso non possiamo a meno di scorgere un nesso tra le proprietà chimiche, ovvero’ mineralogiche del suolo e la composizione chimica delle piante.
Mentre che dal terreno e dal clima dipende in massima parte la flora, questa, a sua volta, influisce su quelli ed anche sopra parte di sè medesima, e può quindi modificare e clima e suolo ed anche sè stessa. Mentre che un terreno umido favorisce la flora, e per di lei mezzo la fauna malacologica, una vegetazione boschiva rende, per esempio, alla sua volta, più umido il clima ed il suolo, e perciò più ricca la flora stessa, e di conformità an- che la fauna malacologica; e viceversa, diboscando un paese, il clima ed il terreno ne diventano più secchi e la flora e la fauna più povera. In questi casi la vegetazione si pone, ora in rapporto diretto coi molluschi, ora in rapporto indiretto; abbiamo un nesso intricato di cause e di effetti reciproci. Comunque, resta sempre con ciò stabilito che la flora può influire anche sulla re- spirazione dei molluschi come il suolo stesso.
Ma la vegetazione non agisce solamente sulle funzioni di re- spirazione, di secrezione e di nutrizione dei molluschi. Sono se- gnatamente le specie planticole, nonchè le terricole, quelle che dalla medesima dipendono in particolar modo, e per la dimora, poichè sono i vegetali che ne mantengono la necessaria frescura ed umidità, e per la protezione, in quanto che le specie terricole si rifuggino non solo sotto le pietre, ma anche tra le radici delle piante, e le planticole s’appiattino sotto la corteccia dei tronchi d’albero, o si nascondano tra le foglie dei vegetali.
Ricapitolando quanto ho esposto circa l'influenza della vege- tazione sulla fauna malacologica, possiamo stabilire:
1.° che i molluschi dipendono dalla vegetazione, e pel mu- trimento, e per la fabbricazione della conchiglia, e per la respi- razione, e per la dimora loro;
36 P: STROBEL,
2.° che sono più legati alla flora i molluschi terrestri plam- ticoli, che non i terricoli ed i petricoli, l’azione delle piante su quelli essendo più estesa ed intensa, mentre che 1’ influenza ‘di- retta del suolo su di essi è minima o quasi nulla, ed è, all’oppo- sto, massima sui sassicoli; ‘
3.° che la flora esercita la sua influenza per lo più diretta- mente, talora però anche indirettamente, pel suolo e pel clima ch’essa modifica;
4.° che, in ultima sintesi, l’azione della flora sui molluschi dipende quasi sempre ancora da quella che esercita il suolo sulla flora stessa, e questa non è quindi fuorchè il mezzo, pel quale il terreno influisce sulla fauna malacologica ;
5.° che questa influenza del suolo è dovuta sì alle sue pro+ prietà fisico-meccaniche, che alle chimiche;
6.° che il terreno non somministra le sostanze plastiche per l’alimentazione de’ molluschi che per mezzo della vegetazione;
7.° che le specie terrestri planticole sono le più indipenden- ti, e quindi, a condizioni pari, le più sparse; le rupicole, all’ in- contro, sono le più dipendenti dal terreno e perciò le più limi- tate, circoscritte nella loro diffusione, accantonate; le terricole tengono il mezzo. Le specie planticole sono pertanto più facil- mente acclimabili delle altre.
Chiuderò questi cenni intorno ai rapporti esistenti tra roccia e mollusco colle seguenti osservazioni e deduzioni.
Secondo Thurmann, l fumus non esercita che poca influenza sulla vegetazione; è, invece, massima l’azione delle rocce sotto- giacenti, essendo desse che formano : il terreno. All’ incontro, i molluschi, specialmente i terrestri, trovansi in rapporti di di- pendenza, e coll’ Rumus e coi terreni di trasporto mobili, e colle rocce che affiorano.
L'azione delle rocce, quando non dipenda dalla loro natura chimica, si manifesterà generalmente în grande, sopra vaste esten- sioni, sì che la fauna malacologica e la flora delle rocce subordi-
nate, ancor quando di natura diversa, non varieranno punto da
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 37.
quelle della roccia dominante. E, viceversa, una contrada, il cui suolo è geognosticamente uguale, potrà per l’azione di fattori d’altra sorta, offrire delle località, in cui la flora e la fauna si di- stingueranno notevolmente dal rimanente di quella contrada. Certe casi ne sono un esempio.
Talora un effetto simile od uguale può dipendere da cause dif- ferenti. Infatti abbiamo veduto, che tanto le specie terrestri cal- carofile, quanto le xerofile, sono difese da una conchiglia calcarea più o meno biancastra. Nelle prime questo fenomeno è dovuto alla natura chimica del terreno; nelle seconde alle qualità fisiche del suolo e dell'ambiente *. Drouét* ha inoltre osservato, come una medesima specie terrestre secerna un guscio più o meno cal- careo e biancastro, a seconda che si nutre di uno piuttosto che di altro genere di piante. In questo caso lo stesso fenomeno è pertanto l’effetto di una terza causa, cioè, dell’influenza diretta della vegetazione sui molluschi terrestri.
La massima ricchezza di molluschi viene stabilita dalla con- correnza di tutte le condizioni propizie; la mancanza di una di queste farà diminuire la quantità dei molluschi, e talora potrà perfino rendere una contrada povera affatto, mentre che, all’op- posto, una sola condizione favorevole non basta a determinare «un’abbondante fauna malacologica.
Le specie, le quali vivono sui terreni misti, ponno campare su qualsiasi suolo, e sono quindi le più abbondanti e le più sparse. Del pari, le specie igrofile sono in maggior numero delle xero- file, e maggiormente sparse. Lo stesso dicasi delle planticole a fronte, specialmente, delle petricole. Sarà dunque fra le planti- cole, le igrofile e le indifferenti che dovremo scegliere, a prefe- renza, le specie da acclimare. All’ incontro dovremo cercare le specie caratteristiche, peculiari di un paese fra le specie accan-
1 «Il ne faut pas oublier, que le méme effet peut ètre produit par différents agents. »
Il faudrait décomposer ces agents dans leurs é1éments, qui sont les véritables in- fluences primitives, etc. > STROBEL, Essai citato, pag. 49 e 50. Veggansi pure le citate Notizie malacostatiche alle pag. 15 e 38.
2 Opera citata, pag. 23.
33 P. STROBEL,
tonate, quali sono le rupicole, le xerofile e le calcarofile. Le spe- cie marittime sono bensì xerofile, ma appartengono alle planti- cole, ed in certo qual modo alle indifferenti *, e mentre sono li- mitate alla marina, si spargono però per lunghissimi tratti della medesima, e sono facilmente acclimabili, s'intende, in riva al mare.
FÀ
Per dare maggior valore ai miei ragionamenti ed alle mie de- duzioni rissuardanti le leggi di distribuzione geognostica dei mol- luschi di terra e d’acqua dolce, quali le or ora enunciate, potrei, oltre ai fatti di cui mi sono occupato nelle memorie malacologi- che sull’alta Italia e sul Tirolo, addurre ancora quelli ch’ebbi campo di osservare darante il bienne mio soggiorno nell’Argen- tinia meridionale. Siccome però l’esposizione di tali fatti deve far parte d’un mio lavoro in corso di stampa ?, così mi limito qui a porgere solo le finali conclusioni, cui sono stato condotto dalle ricerche e dagli studii relativi. Pur troppo in questi dovetti li: mitarmi quasi unicamente ai fatti ch'io stesso ho potuto osser- vare, non conoscendo autori che siansi occupati, non già di stu- diare con proposito la distribuzione dei molluschi nell’Argentinia, ma di notare almeno le particolarità delle dimore de’ molluschi da essi raccolti *.
I fatti, cui accenno, vengono in conferma specialmente delle se- suenti leggi di distribuzione dei molluschi, a seconda della natura del suolo.
41 Poichè vivono su qualunque sorta di suolo, ma specialmente sul misto, purchè sia impregnato di sali marini.
2 Materiali per una Malacostatica di terra e di acqua dolce dell’ Argentinia meri- dionale. Essi costituiscono il vol. IV della Biblioteca malacolugica, edita in Pisa. Pur troppo, per motivi che non importa esporre in pubblico, di tale mio lavoro, corre- dato di due tavole e di una carta fisico-geografica, che tracciai nel 1870, lavoro con- segnato agli editori sino dal 1871, non furono sinora pubblicati che una tavola e dieci fogli di stampa, di sei dei quali rese conto il prof. E. von MARTENS nei Ma- lakologische Jahrbicher, 1875.
® 11 dottor ADOLFO DOEHRING, nei recenti suoi Apuntes sobre la Fauna de Moluscos de la Republica Argentina (nel Boletin de la Academia nacional de ciencias exae- tas, ete. Buenos Aires, 1875), non indica la qualità del terreno della dimora che di sole due specie nuove.
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 39
1.° La natura chimica del terreno esercita un’influenza, di- retta od indiretta, sui molluschi che lo abitano, e segnatamente sulla secrezione della loro conchiglia. A tale uopo essi hanno bi- sogno di una quantità maggiore o minore di carbonato di calce. Le rocce che lo contengono, e quindi sopra tutto il calcare, fa- voriscono quella secrezione, e pertanto sono malacofile, ossia pro- pizie all’esistenza di molluschi, e peculiarmente dei terrestri; e viceversa le rocce che, o non contengono punto nè carbonato calcico nè meno calce, come le quarzose pure, o contengono della calce solo in piccola quantità, come le granitiche, vengono schi- vate dai molluschi”. Sulle quarzose non ponno vivere che mollu- schi nudi, poichè questi, pel bisogno di cui parlasi, sono del tutto in- dipendenti dal suolo; le rocce granitiche sono inoltre popolate da molluschi a conchiglia interna e da quelli a guscio corneo?, cui basta una minima quantità di carbonato di calce. Le specie a conchiglia calcarea, e particolarmente le terrestri petricole, che abbondano e prosperano sul calcare, sono calcarofile. Queste trovansi pertanto circoscritte entro determinati confini, ossia sono accantonate, e sono limitate di numero, al pari delle specie terrestri marittime, alla pro- sperità delle quali occorrono i salì marini, non però per la secre- zione del loro calcareo guscio. Sono dunque queste e le calcarofile quelle che maggiormente dipendono dalla natura chimica del ter- reno, sebbene per bisogni diversi. Il massimo numero di mollu- schi, non avendo punto conchiglia calcarea, è, chimicamente, quasi indifferente, e predilige i terreni misti, e tra questi, sopra tutti, quello di trasporto incoerente, perchè generalmente fresco od an- che umido.
î Il mollusco può procurarsi dall’ aria l'occorrente anidride carbonica, sia diretta- mente, sia, e più probabilmente, per mezzo dei vegetali di cui si nutre. In questo caso è l'organismo vegetale che determina la combinazione dell’ acido carbonico, tolto al- l'atmosfera, colla calce ottenuta, per scomposizione, dal suolo, e che somministra al mollusco il carbonato di calce per tal modo ottenuto.
2 La bassa catena montuosa tra il Capo Corrientes e la Sierra de Tapalquen è singolare per la mancanza di calcite, e le lumache che vivono sulle arenarie e sugli schisti di quelle montagne posseggono una conchiglia assai fragile. HEUSSER U. CLARAZ, Beitrùge zur geognostischen u. physikalischen Kenntniss der Provint Buenos Aires. Ziirich, 1864.
40. P. STROBEL,
2.° Non si può negare che le proprietà fisico-meccaniche del suolo influiscono moltissimo, e con preponderanza, sia mediata- mente, sia immediatamente sulla fauna dei molluschi terrestri e
d’acqua dolce, la distribuzione loro in una data contrada, e nel.
caso concreto nell’ Argentinia meridionale, dipendendo sopra tutto da quella proprietà del suolo. — L’acqua è indispensabile ad ogni organismo e specialmente a quello dei molluschi *. Questi la pren- dono dall'atmosfera e dal terreno, i quali a vicenda la ricevono l’uno dall’altra, e se la rendono. La quantità delle specie cono- sciute di molluschi d’acqua dolce importa la metà circa delle ter-
restri. Il numero delle specie terrestri igrofile, che hanno, cioè,
n
bisogno di molta acqua, è assai maggiore di quello delle xerofile od amanti delle località asciutte. È dunque chiaro che i terreni umidi (fra. i quali evvi di solito, come avvertii or ora, il ter- reno di trasporto incoerente) devono favorire la fauna malaco- logica, ed avversarla all’ opposto il suolo arido; e che i primi devono essere ricchi di molluschi, e povero il secondo. —I mollu- schi terrestri igrofili, secernono conchiglia piuttosto fragile, cor- nea che calcarea; all’ incontro i molluschi terrestri, xerofili, si
difendono dal calore per mezzo di un guscio assai calcareo, bian- .
castro. — I molluschi terrestri marittimi costituiscono, un gruppo
particolare di xerofili. Questi sono limitati nella loro, dispersione,
ma i marittimi in modo diverso degli, altri. Le specie xerofile non marittime trovansi accantonate, le marittime invece. vivono sparse per vaste estensioni di costiera. — Nelle acque dei terreni aridi, le quali facilmente evaporano o si sperdono e scompajono
per qualche tempo, non ponno campare che molluschi acquatici
polmonati; ai molluschi branchiati occorrono le acque perenni dei terreni umidi. Le proprietà fisiche del suolo esercitano quindi, come si vede, anche un’azione sull’organo e sulla funzione della respirazione.
3.° Di qualche influenza sulla distribuzione dei molluschi, e
4 BRACONNOT, facendo l’analisi chimica del Limax agrestis, riscontrò in esso sopra 100 parti, 84,60 di acqua, più 8,33 di un muoo particolare e 2, 64 di carbonato di calce. Annales de Chimie, marzo 1846.
ì ] I 3 f
SUI RAPPORTI FRA IL SUOLO E I MOLLUSCHI, ECC. 41
tassativamente dei terrestri yupicolì, è la natura geognostica ossia la struttura in grande delle rocce. Quelle scistose e le pseu- doregolari offrono nelle loro fessure, più facilmente delle altre, un nascondiglio ai detti molluschi, i quali per potervisi meglio appiattare sono, o nudi, o piccoli, o forniti di conchiglia piatta od allungata.
4.° La massima quantità di molluschi è fitofaga; moltissimi sono inoltre planticoli. È dunque potente il legame tra questi e la flora di una contrada, ossia la natura fitica del suo suolo, sia per l'alimentazione, sia per l'abitazione di quei molluschi *. Meno dipendenti da essa sono le specie ferricole, e meno ancora le petricole, le quali compongono un numero assai minore delle altre. — Le località sterili sono dunque povere di molluschi, e viceversa sono, di solito, ricche di specie e di individui i terreni coperti da lussureggiante vegetazione spontanea. — La flora, ossia la natura fitica del suolo, è in rapporto colla sua matura fisico- meccanica e chimica.
5.° Una contrada con suolo calcareo, fresco, con alture for- mate da rocce screpolate, irrigata da molte acque, coperta da ricca e variata flora, è, a condizioni di altezza e di temperatura pari, più ricca di molluschi terrestri e d’acqua dolce di qualun- que altra. E, viceversa, un paese con suolo. siliceo, arso, con rocce massicce, poco o punto irrigato, sterile; qualunque sia la sua elevazione ed il suo calore, sarà poverissimo o sprovvisto affatto di molluschi; a meno che, qua e colà, a guisa di isole 0 di oasi, non si presentino dei tratti in cui le condizioni siano, almeno in parte, mutate; in questi spazi isolati, ma, solo in que- sti, si ponno trovare sporadicamente dei molluschi. Per ispiegare la loro esistenza isolata, la loro colonizzazione, per così dire, in quelle località, converrà risalire a cause ed a fatti remoti, dei
i DARWIN nella relazione de’suoi viaggi, edizione tedesca 1844, IT, pag. 274, narra come nell’isola di S. Elena siansi estinte una Coch/ogena ed altre specie terrestri, dac- chè le capre ed i porci, introdotti ed abbandonati in quell’isola nel 1500, e straor- dinariamente propagatisi, due secoli dopo la loro importazione, v' ebbero distrutti i boschi. È questo altro dei fatti i quali provano il nesso esistente tra pianta e mol- lusco.
49 P. STROBEL,
quali ragionerò altrove. — Le rocce subordinate corrono, rispetto alla fauna malacologica, la sorte delle dominanti.
6.° Le specie terrestri chimicamente indifferenti, igrofile, plan- ticole o terricole, sono le più acclimatabili, perchè le più indipen- denti. Fatti osservati in altre contrade, fuori dell’ Argentinia, confermano l’asserzione, che le specie terrestri marittime, xero- file ma planticole, si ponno del pari facilmente acclimare, però soltanto lungo le spiagge marine, come è naturale *.
7.° Tra le specie terrestri, le sassicole, calcarofile e le xerofile sono quelle che maggiormente caratterizzano un paese, e quindi anche l’Arsentinia meridionale.
' In prova del mio assunto offro una lista di 20 specie europee acclimate in altro parti del globo, ma segnatamente nelle Americhe. Arion fuscus Miller, hortensis Férussac. Limax maximus Linné. » fiavus L., variegatus Draparnaud. » agrestis Linné. Hyalina cellaria Miller. > nitida Mill., lucida Draparnaud. » fulva Draparnaud. Helix pulchella Miiller. >» hispida Linné. >» vufescens Pennant. » hortensis Miller. » nemoralis Linné. » lactea Miller. - >» aspersa Miller. Cionella subcylindrica L., lubrica Miiller. Caecilianella acicula Miller. Stenogyra decollata L., decapitata Spix. Bulimus solitarius Poiret (Isole). » ventricosus Draparnaud (Isole). Pupa muscorum Linné.
Seduta del 27 Febbrajo 1876.
Presidenza del V. Presidente Cav. ANTONIO VILLA.
Viene presentata la relazione del socio prof. P. Pavesi Sul congresso dev Naturalisti Svizzeri in Andermatt, nel Settem- bre 1875, ed il Segretario Sordelli ne lesse i due brani relativi al traforo del Gottardo ed alle misure prese dal Governo di Gi- nevra contro la fillossera, annunciando che questa relazione uscirà del resto fra breve e farà parte del volume per l’anno 1875.
Dallo stesso prof. P. Pavesi è presentata poi anche una Nota intitolata: Studw sugli Aracnidi Turchi. La precede una breve introduzione, letta dal Segretario, nella quale l’autore accenna i confini entro i quali si restringe nel suo lavoro e indica i materiali e le fonti a cui ha attinto. Sarà anch’ esso pubblicato negli Atte.
Il Socio prof. P. Strobel ha inviato una [Memoria col titolo: Saggio sui rapporti esistenti fra la natura del suolo e la distri- buzione progressiva dei molluschi terrestri e d’ acqua dolce. È un capitolo staccato che doveva far parte d’un più esteso lavoro sulla Malacostatica argentina, affidato sin dal 1871 per le stampe agli editori della Biblioteca malacologica, che si pubblica in Pisa, ma di cui non furono finora impressi che pochi fogli. Questo ca- pitolo tratta in modo affatto generale dell'influenza dei mezzi e sopratutto del terreno sullo sviluppo e la propagazione dei mol- luschi e si chiude con alcuni corollarii desunti dalle osservazioni dell'autore sopra i molluschi estramarini dell’ Argentinia.
È fatta quindi presentazione d’una Memoria del prof. Tamer- lano Thorell, naturalista svedese ed aracnologo distinto, intito-
AA SEDUTA DEL 27 FEBBRAJO 1876.
lata: Etudes Scorpiologiques. Di questa il Segretario legge il breve
sunto che segue, tradotto da quello già fornitogli dall’ autore.
medesimo:
In questo lavoro, steso in latino, l’autore dà le descrizioni particolareggiate di 52 specie di Scorpioni, delle quali 36, appartenenti a 17 generi diversi, crede sieno nuove per ‘la scienza, e le altre sono poco od imperfettamente co- nosciute. Inoltre trovansi qua e là note descrittive di parecchie specie e vi è discussa la sinonimia di moltissime altre, tra le quali quelle descritte da Linneo e da De Geer.
Precede una introduzione, scritta in francese, in cui l’autore, dopo di aver dato un breve cenno del contenuto del suo lavoro, parla delle difficoltà che s'incontrano nel voler dare delle descrizioni abbastanza esatte di codesto gruppo di animali. Indi richiama l’attenzione sopra quei caratteri che gli parvero della maggiore importanza per la distinzione delle specie.
Seguono alcune osservazioni sulla terminologia da esso adoperata e sulle regole della nomenclatura ; dopo di che 1’ autore dà un prospetto delle fami- glie, sotto famiglie e generi degli Scorpioni, non che un disegno schematico per indicare le affinità dei singoli ordini nella classe degli Aracnidi ed il po- sto che vi occupano, giusta il suo modo di vedere, l’ ordine degli Scorpioni e le varie famiglie di questo ordine.
A proposito del qual disegno, passa a fare delle considerazioni sui cosidetti “alberi genealogici ,, in zoologia. Secondo lui questi “ Stammbiume , non possono, fuorchè in certi casi, essere considerati siccome rappresentanti le vere affinità genealogiche degli animali; al pari delle classificazioni tutte essi non sono altro, infatti, fuorchè degli accozzamenti fondati sulle nostre cogni- zioni attuali dell’organizzazione degli animali e del loro sviluppo embriologico (e geologico); e noi non possiamo mai sapere in che cosa e sino a qual punto tali sche- mi rassomiglino o differiscano dai veri alberi genealogici, a noi del tutto ignoti.
Ciò premesso, egli è evidente che l’autore non vuole che si prenda il suo schema per un albero genealogico (Stammbaum) nel senso di Haeckel e dei suoi proseliti.
La quistione degli “ alberi genealogici.,, strettamente collegata con quella del darwinismo, presenta occasione all'autore di fare delle osservazioni sulle due teorie affatto diverse che vi hanno parte, la teoria, cioè della discen- denza: e quella della scelta naturale (natural selection).
L'autore mentre dichiara di aderire esplicitamente alla prima, si. rifiuta in- vece di riconoscere nella scelta naturale la ‘causa principale delle mutazioni successive il cui risultato si è lo stato attuale della creazione organica. Cita
ad esempio alcuni fatti (lo sviluppo degli organi genitali in genere, delle mam-
melle e dell’ utero dei mammiferi, ecc.) che gli pajono incompatibili coll’ opi- nione di coloro che vedono nella scelta naturale e nelle cause esterne che la determinano, il vero movente delle modificazioni subìte dagli organismi dopo la loro. prima apparizione sul nostro globo. L'autore si vede costretto ad am- mettere, con Nzigeli ed altri, una tendenza o forza innata a svilupparsi in una certa direzione. Per esso, gli è solo così modificato che il darwinismo può ve- ramente venir chiamato una teoria d’evoluzione, ed i suoi aderenti, evoluzionisti.
ver SR EDI LIO
gl
Fimpci Lp gia
SEDUTA DEL 27 FEBBRAJO 1876. 45
Di questa pregevole Memoria la Presidenza, valendosi della fa- coltà accordatagli dall’ art. 28 del Regolamento, propone la stampa nel Vol. XIX degli Atti, il che viene accordato.
È letto ed approvato il processo verbale della seduta prece- dente 2 gennajo 1876.
Il Socio Cassiere ing. Gargantini-Piatti presenta indi i bilanci sociali, consuntivo 1875 e preventivo 1876. Dal primo (Allegato 4) risulta un totale incassato di L. 7473, 62, comprese L. 3473, 22, esistenti al 1.° sennajo 1875 di fronte ad una spesa di L. 4424, 70: d’onde una rimanenza attiva a pareggio di L. 3048, 92. Dal bi- lancio preventivo 1876 (Allegato 5) appare una attività presunta di L. 7628, 92, contro una passività di L. 5990; per cui si pre- sume un residuo attivo a fin d’anno di L. 1638, 92. — Entrambi i bilanci vengono approvati.
Si procede indi alla votazione per la nomina di un Segretario, di un vice Conservatore, di un Cassiere, di un Economo e di tre membri componenti la Commissione amministratrice, in luogo di quelli uscenti di carica per anzianità. Dietro proposta unanime dei Socj presenti vengono rieletti per acclamazione i Soc]:
Prof. cav. ANTONIO STOPPANI, Segretario. — FRANCESCHINI rag. FE- LICE Vice Conservatore. — DELFINONI cav. avv. GOTTARDO, Economo. Visconti ERMES march. CARLO. — GARAVAGLIA rag. ANTONIO. — CAVALLOTTI ing. ANGELO, a far parte della Commissione ammini- stratrice.
Astenendosi quindi dal votare il Socio GARGANTINI-PIATTI, viene il medesimo rieletto alla carica di Cassiere.
Il Presidente annuncia quindi con parole di rimpianto la per- dita dei Socj MaAIMERI ing. Antonio che fu dei fondatori della nostra. Società, e del marchese GIANMARTINO ARCONATI.
F. SORDELLI, Segretario.
46 O (Allegato 4) ul BILANCI(
Dal 1° Gennaic
Attività.
i i 1 | Esistenti in cassa al ristretto conti 1.° gennajo 1875. L. [| 3473 | 22. ci | Inberesgi 0 LU ALe ROIO 3 | Importo N. 80 quote arretrate, cioè:
+ Noa d'anofa ASTI: Cat a O
FEO ISTRIA E I SRO ERITAAI I CORO ASL SR o TOTO A Lo TA SO Totale L. 1020 — || 1020. a 4 | Importo di N. 118 quote anno corrente a L. 20. . ,|| 2360 5 | Ricavo rimborso copie a parte (0° 0%. ie. REA 6 | Ricavo vendita Afti e Memorie . ././. 0.1 19
Totale attività. . L. || 7473
Passivo da dedursi , || 4424
Rimanenza attiva a pareggio L. || 3048
47 CONSUNTIVO 1 31 Dicembre 1875.
Passività. 1 | Al tipografo Bernardoni per stampe Atti e circolari L. || 2689 | —
2 | Al lHitografo Ronchi per lavori di litografia . . . ,|| 600 | —
3 | Al librajo Hoepli per somministrazioni librarie e porto 330 | — libri o
MI INCIFONO: Line. . Sla) | ESE
5 | A Tito Vespasiano Paravicini per disegni in litografia , 92 | —
6 | Spese d’amministrazione, posta, segreteria e porto
1844070 minano Sordolli. n. 0.0.0. L.0 a 92|— 8 | Associazione all'opera Iconographie des Ophidiens . » 12|— 9 | A Colombo Ettore, aiuto alla segreteria . . . . n] 200] — ugo Lipendio agli inservienti . 0.0). La n 190 | —
Totale delle passività L. || 4424 | 70
>_>Pr ___—
48 i (Allegato B)
d Attività,
1 | In cassa al ristretto conti 1.° gennajo 1876
2 | Importo di N. 13 quote arretrate 1874 a L. 20 n pin 48. LU ; 1875 A
3 | Importo di N. 160 quote pel 1876 a L. 20
4 | Importo presumibile per rimborso copie a parte
5 | Ricavo presumibile per vendita Atti e Memorie .
° »
»
BILANCIO PREVENTIVO)
|
3048 | 92 260 | —|| 960 | — È | I
8200 | — | I
1004 I 60 —dl
i î
|
|
A I)
| |
dI
il
7028 | 92 Î| ads |
W
il
|
i
bai
49 BERIL'ANNO 1876.
Passività.
em npa Ato e circolari veve 0org bui. n Le 2500 |] — pa Memorie: AID sont A£ ib pitt)... 0. po 1000 |] — amino litografia! ii. 0.0.0... 0.0. || 1000°] — 4 | Spese di cancelleria, posta, enciana e riunione diaoedmaria,‘.. vv. . . , SELLA 300 | — Sa alatecoreteria dio Gotevonio ae) osa ip ZOO — 6 | Ai librai Hoepli e Dumolard per associazioni diverse sfiermamnmmistrazioni liprarie .. . *.. . ... . . n|| 6001 — TON I I lo gi 190 — ei a Ln cono gi Lun 100385 = L.| 5990 | —
Attività a pareggio , || 1638 | 92
ÎIL.} kr 6628. 92 4
Vol. XIX.
GLI ARACNIDI TURCHI.
Studî del prof. P. PAVESI.
(Seduta del 27 febbrajo 1876).
Non ha guari che il dotto prof. di Agram Fr. Bradaska dava principio ad un suo lavoro etnografico con queste parole: Die Turkei geh6rt jedenfalls unter die am wenigsten bekannten Theile Europa's '; e noi potressimo sempre metterle in testa, con maggior diritto, a qualunque lavoro anche sulla fauna della Turchia. Intendo parlare della europea e pre- cisamente dentro i confini politici, non esclusi i piccoli Stati più o meno vassalli; in caso diverso mi porterei troppo lontano dallo scopo, dovendo allargare la regione quanto tutta la penisola orientale, perchè bisognerebbe comprendervi Corfà colle altre isole Jonie che costeggiano l’Albania, la stessa Grecia propria, la Morea, le Cicladi e le Sporadi, non meno della Tessaglia, Macedonia, Tasso e molto più di Creta, la quale chiude in basso il mare Egeo.
Ben pochi naturalisti invero perlustrarono questo paese col- l'intento di raccogliervi animali, é fra quelli pure ne troviamo, come lo Spallanzani, che non pubblicarono punto le loro osser- vazioni. Restano difatti tuttora manoscritti i volumi del viaggio del celebre scandianese a Costantinopoli e, di ritorno, alla Bul- garia e Valacchia ?, dai quali risulta che egli, nella capitale del-
1 Die Slaven in der Tiirkei (Petermann’s Geogr. Mitth., XV. 1869, p. 441).
2 Il prof. A Corradi, rettore dell’Università di Pavia, ne parlò a lungo, con quella profonda erudizione che tutti gli riconoscono, nella memoria: I manoscritti di Laz- zaro Spallanzani, serbati nella Biblioteca comunale di Reggio nell'Emilia (Rend. R. Ist. Lomb., serie 2.2, vol. V, 1872, p. 821).
P. PAVESI, GLI ARACNIDI TURCHI, 5I
l'impero, studiò e raccolse coralli, pesci, mammiferi ed in parti- colare uccelli, e di là ne spedì parecchie casse al Museo ticinese, che trovasi ora sotto la mia direzione, dove disgraziatamente non si possono più riconoscere per mancanza di indicazioni di località.
Certamente molte specie turche saranno citate qua e là nelle ‘opere generali, ma dirette contribuzioni a questa fauna non mi sono note all’infuori di quelle che io riferisco più innanzi in un elenco bibliografico. Ognuno potrà quindi vedere che si ignora tutto ciò che concerne vermi, pesci, rettili, batraci ecc. e che pure si sa pochissimo del rimanente, tanto più quando si lasci da parte Creta.
Però gli aracnidi non sono rimasti più sconosciuti degli altri ani- mali, giacchè Herbst, Lucas, C. L. e L. Koch, Thorell, Simon, Butler e Stecker ci diedero alcune informazioni sulle raccolte di Raulin, Sturm, Keyserling, Erber, Nordmann, Jolski, Clair e del Museo britannico, per l'isola di Creta, Costantinopoli ed i Balkan, Va- lacchia e Montenegro, Moldavia, o Turchia in generale. Ma non sono tutte attendibili, siccome p. es. il Simon * attribuisce alla Turchia l’Eresus Walckenaeriv Brullé, sulla fede dell’autore del cap. Articolati nell’Expédition scientifique de Morée, mentre costui non la citò che dei dintorni di Sparta ?!
Io prenderò appunti ‘da questi scritti e formerò un catalogo generale ragionato degli aracnidi di Turchia, riunendovi ciò che io vengo ora a conoscere direttamente per l’esame di una ventina di specie, raccolte l’anno scorso, in parte dal mio ottimo collega prof. Alessandro Spagnolini, della Scuola militare di Modena, nei dintorni di Costantinopoli e preferibilmente nel tratto di paese fra le paludi della grande e piccola Ai-Mama ed il golfo Kutschuk- Tschekmedsche?, in parte da un altro amico, il signor Adolfo Oli- vero di Lugano, ad Huiven, a Vratza ed a Tirnova, l’antica
1 Histoire naturelle des Araignées, p. 303. Paris, 1864.
2 Vol. III, part. 1.8, Zool., p. 55. Paris, 1836.
3 Questi aracnidi divennero proprietà del Museo Zoologico dell’Università di Modena, e mi furono gentilmente comunicati dal direttore prof. A. Carruccio,
92 P. PAVESI,
capitale bulgara, tutti sull’ultimo contrafforte settentrionale dei Balkan, che si stende fino a Schumla.
Il numero delle specie è molto piccolo, ma può già dirci quale tipo di fauna presenti la Turchia. Intanto, si trovarono finora appena entro i confini turchi le 15 seguenti: Buthus stenelus C. L. Koch, B. Schubert C. L. Koch, Epeira byzanthina Pavs., Tegenaria cretica Luc., Prosthesima nana Thor., Gnaphosa thressa - Pavs., Cyrtocarenum lapidarium Luc., Lycosa melanognatha Luc., Euophrys fucata Sim., Attus flavipalpis Luc., Egenus simister Sim., E. Clairi Sim., Acantholophus annulipes L. Koch, Platylo- phus strigosus L. Koch, Opilio molluscus L. Koch. Le altre sono comuni principalmente all'Italia e sue isole (n.° 59), Ungheria n.° 49), Russia meridionale (n.° 40); poi, descrescendo, alla Ga- lizia e Bukovina, Grecia, Palestina e Siria, Tunisia, Basso Egitto Istria, Transilvania, Carniola, cioè a tutti i paesi che confinano colla Turchia. Si tratta quindi di una fauna mista europeo-me- diterranea.
Il Méllendorf * venne alla medesima conclusione, su una scala più ristretta, per la fauna malacologica bosniaca, la quale ap- partiene al centro Europa nella parte settentrionale e media, e all’ Adriatico nel S. O. ossia nell’ Erzegovina. D'altronde questo corollario zoo-geografico poteva prevedersi guardando alla carta della Turchia, così esposta alle immigrazioni dall’Asia minore, per gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, e dal centro Europa, cui serve di ponte, per mezzo dei Carpazii e della grande valle del Danubio; ma poteva essere anche molto diverso, siccome ciò avvenne per altri paesi. Ed anche da questo mio lavoro risulta non essere la cresta dei Balkan una linea netta di separazione di due regioni zoologiche turche distinte, nel modo che vorrebbe il Fauvel colla sua interessantissima introduzione alla Faune Gallo- Rhénane® dei coleotteri, perchè diverse specie mediterranee si troveranno indicate di Vratza, quindi al nord dei Balkan e già molto addentro nella regione europea.
1 Beitrùge zur Fauna Bosniens. Gorlitz, 1873. ® Bull. Soc. Linn. de Normandie, serie 2.2, tom. XI, p. 193, tav. 1
GLI ARACNIDI TURCHI. 53
APPUNTI PER UNA BIBLIOGRAFIA ZOOLOGICA DELLA TURCHIA.
Sclater and Sandwith. ExWibition of a Specimen of the Wild Ibex of Crete (Proc. Zool. Soc. of London, 1874, p. 89).
Sestini D. Opuscoli IV. Della caccia turca, con una descrizione degli animali e degli uccelli che si osservano annualmente lungo il canale di Costantinopoli. Firenze, 1785.
id. Osservazioni storiche, naturali e politiche intorno la Va- lacchia e Moldavia. Napoli, 1788 (Un’altra ediz. Milano 1853 porta il titolo di Viaggio in Valacchia e Moldavia con osservazioni ecc.).
Vaillant J. A. La Romanie ou histoire, langue, littérature, orogra- phie, «statistique des peuples de la Langue d'Or Ardaliens, Vallaqgues et Moldaves résumés sous le nom de Romans. Tom. II, p. 22. Pa- ris, 1845.
Drummond H. M. Catalogue of the Birds found in Corfu and the other Jonian Islands, also on the coast of Albania; from Notes made during a sojourn of four years (Ann. and Mag. Nat. Hist., XII. 1843, p. 412).
id. List of the Birds of the Island of Crete; from observa- tions made during a stay of nearly two months from the 27 April to 18 June 1843 (ibid., p. 423).
i id. List of the Birds observed to winter in Macedonia; from Notes made during a two month’s shooting excursion in the interior during the winter of 1845-46 (ibid., XVIII. 1846, p. 10).
Powys Th. L. Notes on Birds observed in the Jonian Islands, and the provinces of Albania proper, Epirus, Acarnania and Montenegro (The Ibis, II. 1860, p. 1).
Spratt. Travels and Researches in Crete. Append. V. Birds no- ticed in the Island of Crete during a stay of nearly two Months by Drummond-Hay H. M. and Strickland H. E. London, 1865. Vol. II, pag. 397.
Helves H. J. and Buckley T. E. A List of the Birds of Turkey (Ibis, 1870, p. 59, 188, 327).
Alleon M. et Vian J. Explorations ornithologiques sur les rives européennes du Bosphore (Rev. et Mag. Zool. 1873, p. 235).
Walderdorff (Graf von). Systematische Verzeichniss der in Kreise Cattaro in sidlichen Dalmatien, mit Ausnahme der Biela- Gora, und
54 P. PAVESI,
in einigen angrenzenden Theilen von Montenegro und Tirkisch Alba- nien vorhandenen Land-und Stisswasser-Mollusken (Verhandl. Zool. Bot. Ges. Wien, XIV. 1864, p. 503). A Mòollendorf 0. (von). Excursionsberichte aus Bosnien (Nachr. ma- lak. Ges., III. 1871, p. 65): id. Beitrige cur Fauna Bosniens. Gorlitz, 1873. id. Zur Molluskenfauna von Serbien (Malak. BI., XXI. 1873, pag. 129, tav. IV). Ménétriés E. Insectes nouveaux de la Turquie (Bull. scient. Acad. de St. Petersbourg, I. 1836, p. 149; Institut, V. 1837, p. 260). id. Catalogue d’ Insectes recueillis entre Constantinople et le Balkan (Mém. Acad. St. Petersbourg, ser. 6, V, Sc. nat. III 1840, pi 1} tav. I-ID: Bielz E. Alb. Beitrige eur Kéiferfauna der Walachei (Verh. u. Mitth. Siebenbirg. Ver., I Jahrg. 1850, p. 39). Zeller P. C. Beschreibung der von H. Loew in der Turkey und Asien gesammelten Lepidoptera (Isis, 1847, p. 3). Schneider W. G. Verzeichniss der von H. Loew in der Turkei und Kleinasien in Sommer 1842 gesammelten Neuroptera (Stettin. entom. Zeit., 6. Jahrg. 1845, p. 110, 153).
Aracnidi.
Herbst J. F. W. Natursystem der ungefliigelten Insekten. I Heft (Solpuga u. Phalangium). Berlin, 1797.
Gervais P. in Walckenaer Histoire naturelle des Insectes. Aptères. III. Paris, 1844. (Suites è Buffon).
Lucas H. Essai sur les animaua articulés qui habitent Vile de Crète (Rev. et Mag. Zool., serie 2.2, V. 1853, p. 418, 461, 514, 565, tav. 16; VI, p. 28, 165, 278, 487, 562).
Hi L. Die Mart Familie der Drassiden. Fas. I-VII, tav. I- XIV. Niirnberg, 1866-67 (Monogr. non continuata).
id. Zur Arachniden und Myriapoden- Fauna Std-Europa's (Verh. Z. B. Ges. Wien, XVII. 1867, p. 857). id. Die Arachnidengattung Amaurobius, Coelotes und Cybaeus, Niirnberg, 1868 con 2 tav. (Abhandl. naturhist. Ges. in Niirnberg). Simon E. Monographie des espèces européennes de la famille des
— iii I-II I uit ie SS cA bia à né si
Sinai vitecia ide SA
GLI ARAONIDI TURCHI. 5D
Attides. Paris, 1869 con 3 tav. (Ann. Soc. entom. Fr., ser. 4, VIII. 1868, p. 11; 529, tav. 5-7).
id. evision des Attidae européens. Suppl. è la Monogr. des Attides. (ibid., 5.* ser., I. 1871, p. 125, 329).
Pavesi P. Catalogo sistematico dei ragni del Cantone Ticino, con la loro distribuzione orizzontale e verticale e cenni sull’ Araneologia elvetica. Genova, 1873 con fig. (Ann. Mus. civ. di Genova, IV, p. 5).
Butler A. G. List of the species of Galeodides, with description of a new species in the collection of the British Museum (Trans. Entom. Soc. of London 1873, p. 415).
Thorell T. Remarks on Synonyms of European Spiders. Upsa- la, 1871-73.
id. Verzeichniss Siidrussischer Spinnen. St. Petersburg, 1875. (Horae Soc. entom. Rossicae, XI). id. Descriptions of several European and North-African Spi- ders. Stockholm, 1875 (K. Svenska Vet. Akad. Handl., vol. XIII, n.° 5). . Simon E. Les Arachnides de France. Vol. II. Paris 1375. id. [Note sur une collection d’Arachnides de Costantinople] ‘ (Ann. Soc. entom. Fr., ser. 5, V. 1875, Bullet. p. CXCVI).
Stecker Ant. Ueber die geographische Verbreitung der europaci- schen Chernetiden (Pseudoscorpione) (Troschel’s Archiv fur Natur- geschichte, Jahrg. XLI. 1875. Heft II, p. 159.
Herman 0. Magyarorsedg Pok-faundja, I. (Ungarns Spinnen- fauna) con tav. 3. Budapest, 1876.
CI. ARACHNOIDEA.
Ord. SCORPIONES.
Fam. Androctonidae.
1. Buthus stenelus (C. L. Koch) 1839. Arachn. VI, p. 135, tav. CCXI, fig. 527, sub: Androctonus. Costantinopoli? (GOL: K.):
Il Simon (Arachn. de Syrie, in Ann. Soc. entom. Fr. 5* serie, II. 1872, p. 250) la inscrive con dubbio fra i sinonimi dell’ 4x-
56 P. PAVESI,
droctonus leptochelis Hempr. Ehr. A me pare piuttosto che possa riferirsi al B. europaeus (Linn.) 1754 (non 1758), più volgar- mente conosciuto per occitanus Amor. o tunetanus Herbst; però, sull’incertezza, ho conservato il nome di Koch, non avendo esem- plari di confronto. L’europaeus è difatti la specie di Buthus più co- mune nella regione mediterranea, quindi trovasi anche nella vi- cina Grecia, dove vive insieme col .B. pelopponensis (C. L. K.), in Cipro, Egitto, Tunisia ed Italia. Cito quest’ultima località sulla fede di parecchi autori, quantunque la specie medesima non venga inscritta nella monografia del dott. Fanzago Sugli scor- pioni italiani (Atti Soc. Ven. Trent. Sc. nat. in Padova, I. 1872, p. 75, tav. III), credo per insufficienti ricerche. Anch'io in un articolo generale sugli Aracnidi (Encicl. med. ital. del dott. Val- lardi, 1872) l'ho indicata d’Italia, senza avervela ritrovata; dip- più feci una deplorevole confusione cogli scorpioni fumestus e vicolor, che mi affretto a correggere.
2. B. Schuberti (C. L. Koch) 1841. Arachn. VIII, p. 23, tav. CCLIX, fig. 606, sub: Vagjovis. Costantinopoli (C. L. K., Gerv.). l
Io sospetto assai un errore di località o di determinazione successo al Koch, perchè il Vejovis è un genere affatto straniero all'antico continente, cioè americano; nè la specie fu riveduta posteriormente in Turchia.
Fam. Pandinidae.
3. Euscorpius flavicaudus (De Géer) 1778. Mém. pour servir à Uhist. des Ins., VII, p:. 339, tav. 40, fig. 11-13, Enbe Scorpius (Scorpius massiliensis C. L. K., Fanz.). Candia, Kis- samos, Selino (Lucas, sub: Scorpius).
Riguardo a questa specie, propria all’ Europa meridionale siamo ben lontani dall’aver accordate le tante divergenze di opi- nioni. Il Lucas mette sinonimi del suo /lavicaudus cretese gli Scorpù europacus Schr., germanicus Schaefi. e terminalis Br,
GLI ARACNIDI TURCHI. 57
che sarebbero specie distinte per alcuni, comunemente invece confuse sotto il nome di europaeus, il quale accresce l’imbroglio, perchè lo S. europaeus Linné 1754 è un Buthus, come ho detto più sopra, e lo S. curopaeus Linné 1758 e 1764, che è lo stesso dell'omonimo di De-Géer, è invece una specie americana del genere Isometrus Hempr. Ehr. Vedansi in proposito le note del prof. Thorell nella memoria del gennajo p.° p.°. On the Classi- fications of Scorpions (Ann. a. Mag. Nat. Hist., serie IV, vol. 17, 1876, -pi-1).
4. E. italicus (Herbst) 1800. Natursyst. ungefl. Ins., IV, p. 70, tav. 3, fig. 1, sub: Scorpio. Costantinopoli (Simon, sub: Scorpio).
Regione mediterranea. Italia, Triestino, Tirolo, Marsiglia.
5. E. gibbosus (Brullé) 1832. Artic. in Expéd. scient. de Morée, II, part. I. Zool., p. 57, tav. XXVIII, fig. 1, sub: Bu- thus. Candia, Messara (Lucas, sub: Scorpius gibbus).
Specie incerta da rivedersi, trovata prima in Morea. Sl prof. Spagnolini raccolse pure presso Costantinopoli tre
scorpioni giovanissimi, ma il caso vuole che io non possa esa- minarli.
Ord. ARANEAE. Fam. Epeiridae.
6. Argiope lobata (Pall.) 1772. Spicil. zool., I, fas. 9, p. 46, tav. III fig. 14, 15, sub: Aranca (Epeira sericea aut.) Regione dei Balkan (C. L. Koch, sub: Argyopes praelautus; Thor.), Costantinopoli! *
Specie meridionale, che vive anche nella Russia australe, in Ungheria, Dalmazia, Istria, Italia e sue isole, in Tunisia, Basso Egitto, Morea.
7.A. Briinnichii (Scop.) 1772. Ann. hist. nat. V, p. 125, sub:
1 Il segno ! dopo una località turca significa che io ho visti e determinati esem- plari di aracnidi da essa provenienti.
58 P. PAVESI,
Aranea. Candia (Lucas, sub: Epeira fusciata), Costantino- poli! Vratza!
Specie dell’ Europa centrale e della regione mediterranea. Vive nelle confinanti Russia austr., Bukovina, Galizia, Transilvania, Ungheria, Carniola, Dalmazia, Istria, Italia e sue isole, Egitto, Grecia.
8. Epeira angulata (Clerck) 1757. Sv. Spindi., p. 22, pl. 1, tab. 1, fig. 1-3, sub: Araneus. Tirnova!
Fauna europea e mediterranea. Vive pure nella Turchia asia- tica, in Crimea, Bukovina, Galizia, Ungheria, Dalmazia, Istria, Italia.
9. E. circe, Sav. Aud. 1827. Descr. de V_Egypte, 2.* ed., XXII, p. 338, Aracn. tav. 2, fig. 9 (E. Schreibersii aut.). Costanti- nopoli (Sim.).
Europa centrale e reg. mediterranea. Russia merid., Ungheria, Dalmazia, Istria, Italia, is. di Capri, Tunisia, Egitto, Palestina, Grecia.
10. E. cornuta (Clerck) 1757. Sv. Spindl., p. 39, pl. 1, tab. 11, sub: Araneus. (E. apoclisa aut., arundinacea C. L. K.). Costantinopoli!
F. europea e mediterranea. Trovasi anche nella Russia mer., .
Galizia, Ungheria, Italia e Sicilia, Tunisia, Palestina, Grecia. 11. E. dalmatica, Dolesch. 1852. Syst. Verz. Oester. Spinn., in Sitz. k. Akad. Wiss. IX, p. 648. Costantinopoli (Sim...
Europa meridionale. Dalmazia, Corsica, is. Capraja e Capri.
12. E. Redii (Scop.) 1763. Entom. Carniol., p. 394, sub: Aranea (E. sollers aut., agalena Hahn, sclopetaria C. L. Koch). Costantinopoli (Sim.).
Europa, reg. mediterranea, Africa equatoriale, Bombay, Ceylan, Russia merid., Bukovina, Galizia, Ungheria, Italia e sue isole, Egitto, Palestina.
13. E. dromadaria, Walck. 1802. Fw. paris. II, p. 191, sub: Aranea. Costantinopoli (Sim.).
Tutta Europa. Russia merid. Bukovina, Galizia, Ungheria,
Italia e sue isole, Palestina.
GLI ARACNIDI TURCHI. 59
14. E. byzanthina n. sp. cephalothorace patella + tibia IV paris breviore, testaceo, vittis tribus longitudinalibus brunneis, internodiis pedum apice nigro-annulatis, abdomine ovato, brun- nescente, dimidio antico et dorsi medio maculis albis ornato, di- midio postico utrinque lineis 4 transversalibus anum versus de- crescentibus nigris, ventre nigro lineis duabus pone rimam ge- nitalem et punctis circa mamillas flaventibus picto, scapo vulvae prominente, clavoque longitudinaliter sulcato.
Q ad. long. 10-12 mill. o ignotus.
Femina. — Cefalotorace lungo 4-5 mill., con la parte cefalica ristretta, fulvo, coperto da peli sericei bianchi e percorso longitudinalmente da tre linee brune; la mediana, molto manifesta, si divarica all’innanzi per comprendere in parte il capo, sul quale continua sempre allargandosi fino agli occhi, le fascie laterali larghe e diffuse all’ interno. Occhi mediani quasi eguali, for- manti un trapezio più lungo che largo, gli anteriori più scostati dei poste- riori, cioè distanti reciprocamente 1 diam. ; questo intervallo è minore dello spazio fra 1 mediani ed i laterali. Clipeo alto circa 1 diam. degli occhi me- diani anteriori. Mandibole lunghe il doppio della larghezza alla base, meno grosse dei femori anteriori, ristrette all’estremità, assai convesse in alto, ar- mate di due denti robusti sul margine anteriore della doccia che riceve l’uncino e da quattro più piccoli sul margine posteriore, fosche al disopra e lateralmente, testacee all’interno e alla superficie inferiore ; uncino robusto e rosso verso l’estremità. Le altre partè boccali nere, con largo margine te- staceo. Sterno fosco-nerastro, sparso di pelo chiaro. Palpi fulvi, riccamente forniti di spine lunghe sui tarsi. Zampe testaceo-rossastre, con anelli neri all’ estremità dei femori, patelle e tibie, e nere sulla punta dei metatarsi e tarsi; i femori delle due paja anteriori sono interamente bruni di so- pra, oppure soltanto lungo la superficie esterna, e quelli del IV pajo pre- sentano una striscia longitudinale bruna al davanti; su tutto l’arto spine ro- buste, più brevi ma numerose sotto i tarsi. 1. 4. 2. 3. Lungh. I. pajo 17-21 imill., IL. 16-19, III 11-12, IV. 17-20; patella e tibia del IV misurano circa 1 mill. dippiù della lunghezza del cefalotorace. Addome ovoidale, lungo 6-8 mili., un po’ più grosso all’avanti, bruno chiaro, cosparso di macchiettine bianche, con disegni bianchi limitati di nerastro sulla metà anteriore, e su ciascun lato della metà posteriore quattro linee nere, marginate di bianco all’indietro, trasversali, brevi e decrescenti verso l’ano. I disegni bianchi, più o meno distinti, sono formati sulla base dell'addome da una sorta di ma- glietta interrotta, ossia da un pajo di macchie con le estremità ingrossate e contorte all’esterno, seguìto da altre paja di macchie sempre più vicine tra
60 P. PAVESI,
loro e poste ai lati della regione mediana del dorso; le prime irregolari e grandi, le seconde lineari e divergenti, le altre quattro minori al livello delle linee nere trasversali suddette; infine sulle spalle rappresentano un ,S inversa da ciascun lato, segnata di nero verso l’interno. Parti laterali dell’ addome bruniccie, con ramificazioni oblique più scure. Ventre, dopo l’epigina, neris- simo, ornato da due linee giallognole parallele, più larghe all’ estremità an- teriore, quasi separata in una macchia distinta; quattro punti del medesimo colore circondano le filiere, gl’inferiori più grandi. Anche i sacchi polmonali e la rima trasversa vaginale sono più chiari del resto. Tutto l addome è
coperto da folta pelurie breve e sottile, con alcuni peli sparsi più lunghi e
neri sul dorso. Filiere fosche. Vulva bruno-nera, scapo stretto ed assai spor- gente, striato pel traverso, clavo un po’ più lungo che largo, ottuso all’ e- stremità e scavato da un ampio solco longitudinale sulla superficie esterna.
Somiglia per grandezza e colore di fondo all’E. ceropegia Wlk.; ma appartiene al gruppo dell’E. adianta Wl]k. Il prof. Spagno- lini ne prese parecchi esemplari adulti presso Costantinopoli, sfortunatamente tutti feminei.
15. Zilla x-notata (Clerck) 1757. Sv. Spindl., p. 46, pl. 2, tab. 5, sub: Araneus litera x-notatus. Candia (Luc., sub: Epeira callophyla).
F. europea. Russia mer., Galizia, Ungheria, Italia.
Fam. Therididae.
16. Theridium (?) mandibulare, Lucas 184.. Expl. Algér. Artic. p. 260, tav. 17, fig. 11. (Epeira diversa Blackw., Zilla Iossu = Z. mandibularis Thor., Pachygnatha mandibulare Cambr., Theridium mandibulare Sim.). Costantinopoli (Simon, sub: Steatoda).
Reg. mediterranea, Africa centrale. Italia merid., is. Capri, Tunisia, Egitto, Palestina.
17. Steatoda castanea (Clerck) 1757. Sv. Spindl., p. 49, pl. 3, tab. 3, sub: Araneus. Huiven! Vratza!
F. europea, più rara nel nord. Russia mer., Bukovina, Galizia, Ungheria.
18. S. triangulosa (Walck.) 1802. x. paris. II, p. 207,
sub: Aranea. Costantinopoli (Sim.).
GLI ARACNIDI TURCHI. 610
— Europa centr., reg. mediterranea e is. S. Elena. Russia merid., Ungheria, Bassa Austria, Italia e sue is., Tunisia, Egitto, Grecia. 19. Lithyphantes corollatus (Linn.) 1758. Syst. nat., ed. 10°, I, p. 621, sub: Aranea. Costantinopoli (Simon, sub: Sfeatoda). Fn. europea. Russia merid., Ungheria, Italia sett. 20. L. Paykullianus (Walck.) 1806-8. Hist. nat. d. Aran. 4, 4, sub: Theridion (Phrurolithus hamatus, lunatus, erythrocepha- lus C. L. Koch). Costantinopoli (Simon, sub: Sfeatoda). Regione medit., Europa ed Africa centrale. Russia merid., Un- gheria, Italia, is. Galita, Tunisia, Egitto, Grecia.
Fam. Scytodidae.
21. Pholcus phalangioides (Fuessl.) 1775. Verz. Schwesite. Ins., p. 61, sub: Aranca. Candia (Lucas, sub: Ph. [Aranea] Pluchii).
“ Cosmopolita. Russia mer., Ungheria, Italia e sue isole, Basso Egitto, Grecia.
22. Scytodes thoracica, Latr. 1804. Tabl. méth. Ins. in Nouv. Dict. d’ Hist. nat. XXIV, p. 134, sub: Aranea [Scytodes] (S. tigrina C. L. K.). Candia (Lucas).
Estesa dal nord-Europa al sud-Africa. Russia mer., Ungheria, Italia e sue isole, Tunisia, Basso Egitto, Palestina, Grecia.
Fam. Agalenidae.
23. Titanoeca albomaculata (Luc.) 184. Expl. Alg. Artic., p. 250, tav. 15, fig. 6, sub: Eperra. Costantinopoli! Europa australe e reg. mediterranea. Russia meridionale, Italia e sue isole *, Tunisia.
4 Il prof. Canestrini, a pag. 10 (estr.) delle sue recentissime Osservazioni aracnolo» giche (Atti Soc. Ven. Trent. sc. nat. in Padova, vol. III, fas. II. 1876, p. 206, tav. VIII-X) la conserva nel gen. Amaurobius, come quando la descrisse (Nuovi aracnidi italiani, in Ann. Soc. nat. in Modena, III. 1868, p. 204) quale specie nuova, sotto il nome di A, 12 - maculatus, invece di riferirla al gen. Titanoeca di Thorell, come fanno gli
62 P. PAVESI,
24. Caelotes inermis, L. Koch 1855. Zur Charakt. Arten- untersch. Spinn. insbes. Gatt. Amaurobius, in Korr. Blatt Zool. Min. Ver. in Regensburg, IX, p. 161, fig. 1, sub: Amaurobius. Montenegro (L. Koch, Simon, Herman).
Europa centrale, preferibilmente nella reg. alpina. Galizia, Un- gheria.
25. Tegenaria parietina (Fourcr.) 1785. Entom. Paris. (sec.
autori moderni. Potrebbe sorgere il dubbio che il nostro valente aracnologo avesse ragioni contrarie, non dichiarate, ad ammetterla in questo genere; ma il dubbio sva- nisce presto vedendo nello stesso lavoro riferite ancora al gen. Theridium la Steatoda triangulosa e l’Euryopis acuminata (Luc.): la Marpessa nitelina (Simon) agli Attus ecc., e specialmente dando un’ occhiata al suo Catalogo degli Araneidi del Trentino, facente parte del lavoro: Intorno alla fauna del Trentino — Notizie bibliografiche e nuovi studj (Atti Soc. Ven. Trent. sc. nat. in Padova, vol. IV, fas. 1, ottobre 1875) che è tutto informato alle classificazioni viete delle Memorie sui ragni italiani, scritte da noi in comune e contiene moltissimi nomi di generi e di specie da pa- recchi anni abbandonati per ragioni di priorità, ad onta delle classiche opere di Thorell e degli appunti di L. Koch e Simon. E pare che egli non si occupi molto anche del movimento scientifico italiano. Così per esempio dal paragrafo sull’A#-* tus multipunetatus Sim., delle Osservazioni aracnologiche sopradette (pag. 11) sem- brerebbe che questa specie non fosse stata trovata in Italia che dal Simon (Sici- lia) e dal Canestrini (Trentino e Veneto), mentre io l'ho catalogata per il Pavese fino dal 1873 (Enumerazione dei ragni dei dintorni dì Pavia, in Atti Soc. îtal. se, nat., XVI, p. 68. Vedi N. 145 a pag. 78, estr. p. 11). Ed allorchè dice di dare un catalogo di « tutte le specie » di opilionidi « finora osservate nel nostro paese » ne trascura una importantissima, l’Ischyropsalis manicata L. Koch, scoperta in Tran- silvania e che io ho indicata del Cantone Ticino nella mia III.® Nota araneologica: Catalogo generale dei ragni della Svizzera (Atti Soc. ital. sc. nat., XVIII, 1875, p. 254. Vedi in calce a pag. 265, estr. p. 32), ciò che non è sfuggito neppure ai redattori della Rassegna semestrale italiana di scienze fisiche e naturali (anno I. 1875, vol. I, p. 348). Così anche, nel catalogo del Trentino, trovansi specie ripetute fin quattro volte con nomi diversi (p. 33, Philaeus sanguinolentus, Ph. haemorrhoicus, Ph. chrysops, Dendryphantes dorsatus per il solo P%. chrysops (Poda)) o specie differenti sotto un medesimo nome (p. 30, Zia calophylla per Z. atrica (C. L. Koch) e Z. x-notata (Clerck)), specie con nomi già aboliti per essere preoccupati (p. 30, Linyphia albomaculata Canestr. Pavs. per L. Camnestrinii Pavs.) o già accusate di troppo dubbia determinazione (p. 32, Tarantula fabrilis non è la T. fabrilis (Clerck) Thor., ma 7. radiata (Latr.); p. 30, Singa prominens è un’ altra specie del ge- nere, mentre la vera Cercidia prominens Westr. che le sarebbe sinonima, è facil- mente distinta e fu raccolta in Italia sul pavese). Le quali cose risultano dai miei lavori araneologici e specialmente dal libro sui Pagni del Cantone Ticino (Ann. Mus. civ. di Genova, vol. IV. 1873, p. 5), che non può essere sconosciuto all’egregio collega di Padova, nè sono poche per crederle semplici sviste, che accadono a tutti.
e e N TTT TV 7
GLI ARACNIDI TURCHI. 63
Simon) sub: Aranea. (T°. intricata C. L. K., Guyomii Wlk.). Co- stantinopoli!
F. europea e mediterranea. Russia mer., Italia e sue isole, Tu- nisia, Basso Egitto, Palestina, Grecia.
26. T. cretica, Lucas. 1853. Art. de l’ile de Crète in Rev. et Mag. Zool., serie 2°, vol. V, p. 524, tav. 16, fig. 4. Candia (Luc.).
Esclusiva finora all’isola di Creta.
27. T. pagana, C. L. Koch. 1841. Arachn., VII, p. 31, tav. CCLXII, fig. 612-13. Vratza!
F. mediterranea. Grecia, Italia ed isole, Tunisia.
28. Agalena labyrinthica (Clerck) 1757. Sv. Spindl., p. 79, pl. 2, tab. 8, sub: Araneus. Costantinopoli! Vratza!
F. europea e mediterranea. Russia mer., Bukovina, Galizia, Ungheria, Carniola, Italia e sue isole.
29. A. similis, Keys. 1863. Beschr. neuer Spinn. in Verh.
Z. B. Ges. Wien, XIII, p. 374, tav. X, fig. 2-3. Vratza! Europa centrale e reg. mediterranea. Russia mer., Bukovina, Galizia, Ungheria, Italia e sue isole.
30. Textrix vestita, C. L. Koch. 1841. Die Arachn. VIII,
p. 52, tav. CCLXVII, fig. 628-29. Costantinopoli! (Sim.). Russia mer., Grecia, Italia mer.
Fam. Drassidae.
31. Clubiona montana, L. Koch. 1867. Drass., VII, p. 308, tav. XII, fig. 197. Orsova (L. Koch, Pavs.). Caucaso e Russia mer., Ungheria, Italia e sue isole. 32. C. coerulescens, L. Koch. 1867. Drass., VII, p. 331, tav. XIII, fig. 213-15. Orsova (L. Koch). F. europea. Ungheria. 33. C. paradoxa, L. Koch. 1867. Drass., VII, p. 342, tav. XIV, fig. 222-23. Orsova (L. Koch). Ritrovata soltanto in Ungheria. 34. C. frutetorum, L. Koch. 1867. Drass., VII, p. 344, tav. XIV, fig. 224-26, Orsova (L. Koch, Pavs.),
64 P. PAVESI,
F. europea e mediterranea. Caucaso, Galizia, Ungheria, Italia ed isole.
35. C. brevipes, Blackw. 1841. The diff. in the numb. of eyes, ecc. in Trans. Linn. Soc. XVIII, part. IV, p. 603. Orsova (L. Koch, sub: C. fuscula).
F. europea. Ungheria.
36. Micaria fulgens (Walck.) 1802. Fn. paris., II, p. 222,
sub: Aranea. Orsova (L. Koch). F. europea. Galizia, Italia.
37. M. cineta, L. Koch. 1866. Drass., I, p. 53, tav. III,
fig. 36-38. Orsova (L. Koch). Ritrovata soltanto in Ungheria.
38. M, Lucasii, Thor. 1871. Lem. Syn., p. 172. Orsova (L. Koch, sub: M. formicaria).
F. europea mer. e mediterranea. Russia mer.
39. DBrassus lapidicola (Walck.) 1802. Fw. paris., II, p. 222, sub: Aranea. Costantinopoli (Simon, sub: D. lapidicolens).
Europa, reg. mediterranea. Palestina e Siria, Russia mer., Ga- lizia, Transilvania, Ungheria, Italia, Sardegna.
40. Prosthesima Petiverii (Scop.) 1763. Entom. carn., p. 398, sub: Aranea. Orsova (L. Koch, sub: Melanophora subterranea ; Pavs.), Retimo (Luc., sub: Drassus after).
Tutta Europa. Galizia, Transilvania, Ungheria, Carniola, Italia.
41. P. pedestris (C. L. Koch) 1839. Arachn., VI, p. 82, tav. CC, fig. 489, sub: Melanophora. Orsova (L. Koch, sub: Melanophora), Vratza !
F. europea e mediterranea. Palestina, Ungheria, Dalmazia.
42. P. praefica, L. Koch. 1866. Drass., III, p. 155, tav. VI, fig. 97-99, sub: Melanophora. (Drassus petrensis Westr., Mela- nophora moerens Thor.). Orsova (L. Koch).
F. europea e mediterranea. Ungheria, Dalmazia, Italia.
43. P. nigrita (Fabr.) 1775. Syst. entom., p. 432, sub: Aranca. Orsova (L. Koch, sub: Melanophora pusilla; Pavs.).
F. europea. Ungheria, Italia sett.
44. P. nana, Thor. 1875. Descr. sev. Europ. a. N. Afr. Spid.
eo "LT I) A
GLI ARACNIDI TURCHI. 65
«in K. Svenska Vet. Akad. Handl., XII, n.° 5, p. 107. Galatz (Thor.). Finora esclusivamente conosciuta di questa località.
45. Gunaphosa lucifuga (Walck.) 1802. Fn. Paris., II, p. 221, sub: Aranea. Vratza!
F. europea. Russia merid., Galizia, Ungheria.
46. G. nocturna (Linn.) 1758. Sysf. nat., ed. 10.*, I, p. 621, sub: Aranea (Pythonissa maculata C. L. K.). Orsova (L. Koch, sub: Pythonissa ; Pavs).
Tutta Europa. Italia e sue isole.
47. G. thressa x. sp. cephalothorace patellam et tibiam IV paris aequante, testaceo-brunneo, limbo angusto circumdato, \V partem cephalicam amplectenti retro interrupto et maculis tho- racicis utrinque binotato, nigris; coxis femoribusque pedum te- staceis, tarsis exceptis brunneis, aliis articulis sordide olivaceis, patellis inermis; abdominis dorso pallido-brunnescente, postice lineis /\ - formibus quatuor et punctis duobus supra’ anum fu- scis; apice lateris exterioris partis tibialis palporum & in pro- cursis longis producto, infero minore recto, supero extrorsum « recurvo; bulbi genitalis basi valde .inflata, conica, brunnea; vulva sat magna pentagonali, cuius margo anticus in costam longitudinalem brunneam, foveam dimidiantem, persequutus est, tuberculis rotundis posticis. Long. ® ad. 8, Q 9-10 millim,
Femina. — Cefalotorace lungo 4 millim., cioè quanto la patella e tibia del IV pajo, abbastanza ristretto all’innanzi, cosicchè la larghezza della fronte è metà di quella del torace, che misura 3 mill. ; testaceo-rossastro, imbrunito nella regione frontale, coperto da peli sericei bianchi, frammisti ai quali sono alcune setole nere, specialmente nella parte posteriore e sul davanti, circon- dato da’ un sottile margine nero, \V nero che comprende la parte cefalica poco manifesto ed interrotto all'indietro; due macchiette nere, le prime lu- nate, da ciascun lato fra i solchi raggianti. Serie anteriore degli occhi leg- giermente procurva, i mediani molto più piccoli dei laterali, l’ intervallo fra questi e quelli minore dello spazio che separa i mediani fra loro, che è circa 1 diam. ; serie posteriore recurva, occhi laterali rotondi e maggiori, circon- dati da un’areola nera, mediani ovali, convergenti, distanti poco più di 1|, diam. e reciprocamente separati come dai laterali; i mediani anteriori
Vol. XIX. 5
66 P. PAVESI,
distano dai posteriori 2 diam., più dei laterali fra di loro. CYipeo alto 1 diam. degli occhi laterali anteriori, ovvero più basso della lunghezza della fronte. Sterno, mascelle e labbro testaceo-rossastrij; mascelle marginate di bianco. Mandibole bruno-rossastre, lunghe meno del doppio della loro larghezza alla base e più strette dei femori del I. pajo ; lamina della doccia bidentata, un- cino breve e robusto. Palpi testacei, articolo tarsale rosso-bruno. Zampe te- staccee alla coscia e femore, olivastre all’apice del femore, alla patella, tibia e metatarsi, rosso-brune all’apice dei metatarsi e ai tarsi. 4. 1. 2. 3. Lungh. del I. pajo 13 mill., II. 11, III 10 1/,, IV. 14, Patelle tutte inermi e tarsi anteriori muniti di scopula.
ARMATURE.
I° pajo. Femore sopra 1. 1, avanti 1 (apice). Tibia sotto 1. 1.1, Metatarsi sotto 2. 2. 2. 3
II° pajo. Femore sopra 1.1, avanti 1. 1, Tibia sotto 1. 2. 1. Me» tatarsi sotto 2. 2. 2.
III° pajo. Femore sopra 1. 1, avanti 1. 1, dietro 1. 1. Tibia sopra 1 (base), avanti 1. 1, dietro 1. 1, sotto 2. 2.2.
IV° pajo. Femore sopra 1. 1, avanti 1 (apice), dietro 1 (apice). Ti- bia avanti 1. 1, dietro 1. 1, 1, sotto 2. 2. 2.
Addome lungo 5-6 mill., ovoide schiacciato, bruno pallido sul dorso, con tre paja di punti impressi, 1 posteriori più grandi ocellati e posti a metà, seguiti da quattro accenti circonflessi più scuri e da due punti bruni, posti sopra lano; parti laterali ed inferiori di colore uniforme e assai pallido. La vulva consta di una depressione abbastanza grande, quasi pentagonale ad angoli tondeggianti e margini bruni, colla base più stretta all’innanzi, da cui deriva un processo o costa rosso-bruna, che la divide per metà e si allarga repentinamente all’estremo posteriore; nel fondo si osservano due corpi pel- lucidi a ? limitati all’avanti da un piccolo arco bruno e assottigliati al di- dietro, dove sono due tubercoli rotondi rosso-bruni ai lati della costa longi- tudinale. Filiere inferiori più grosse, più lunghe e bruniccie, le altre pallide.
Maschio. — Conviene in quasi tutti i caratteri coll’altro sesso, ma è un po’ più piccolo (lungh. tot. 8 mill.), specialmente più breye e stretto 1’ ad- dome (4 mill.); cefalotorace e parti boccali talvolta di colore più bruciato ; mandibole rosso-bruno-scure, più grosse dei femori e finamente punteggiate ; zampe assai più lunghe di quelle della femina, I. pajo più lungo del IV. (1. 4. 2. 3.) L mill. 18 1/,, II 14-15, III. 18 circa, IV. 17 circa; metatarei anteriori del tutto rosso-bruni come i tarsi. Palpi testacei, imbruniti nel trocantere, base del femore, superficie esterna della tibia e base della lamina;
GLI ARACNIDI TURCHI. 67
tibia un po’ più breve della patella e più grossa, continuata all’apice esterno da due processi più lunghi dell’ articolo, l’inferiore quasi dritto a punta ot- tusa incoloro, il superiore, maggiore in grossezza e qualche poco in altezza, terminato ad uncino acuto rivolto in basso e all’indietro, incoloro nella base e rosso-bruno nella metà apicale; tarso appena meno del doppio della sua larghezza, eguale alla lunghezza di patella e tibia presi insieme ed insensi- bilmente più grosso della tibia; sul margine della lamina 1 setola al lato esterno superiore e 2 al lato interno. Bulbo genitale rosso-bruno, circondato in basso ed all’interno da una piastrina, che arriva fino a metà della lamina, assai rigonfio, sporgente perpendicolarmente in forma di cono ottuso al ver- tice, aperto al disopra verso la base e continuato da due processi curvi ed acuminati.
È del gruppo della G. ecornata (C. L. K.), ma non si può riferire a questa, nè alle specie affini già pubblicate, nè ad altre inedite che io conosco, per molti caratteri, particolarmente poi per gli organi genitali. Alcuni esemplari adulti d’ambo i sessi vennero raccolti presso Costantinopoli dal prof. Spagnolini.
Fam. Dysderidae.
48. Segestria fiorentina (P. Rossi) 1790. Fauna Etrusca, II, ‘p. 133, tav. IX, fig. 3, sub: Aranea. Canea (Luc.).
F. europea (preferibilmente meridionale) e mediterranea. Un- gheria, Istria, Italia ed isole, Corfù, Grecia, Palestina, Basso Egitto.
49. S. senoculata (Linn.) 1758. Syst. nat. ed. 10.°, I, p. 622, sub: Aranea. Canea (Luc.).
F. europea, medit. e maderense. Russia mer., Galizia, Ungheria, Italia ed isole.
50. Dysdera Cambridgii? Thor. 1873. Rem. Syn., p. 465. Retimo, Messara (Luc., sub: D. erythrina).
Russia mer., Ungheria, Italia.
51. D. crocota, C. L. Koch. 1839. Arachn. V, p. 81, tav. CLXVI, fig. 392-94. Vratza! F. mediterranea. Russia mer., Italia ed isole, Grecia,
68 P. PAVESI,
Fam. Filistatidae.
52. Filistata testacea, Latr. 1810. Consid. gén., p. 121. Candia (Luc., sub: F. dicolor). F. mediterranea. Italia, Tunisia, Basso Egitto, Palestina.
. Fam. Theraphosidae.
53. Cyrtocarenum lapidarium (Luc.) 1853. Amim. artie. de l’ile de Crète, in Rev. Mag. Zool., serie 2.*, V,'p. 514, 'tav.M6, fig. 2, sub: Cyrtocephalus. Gonia presso Canea e versanti del monte Ida (Luc., Auss.).
Esclusiva all'isola di Creta.
Fam. Thomisidae.
54. Thomisus albus (Gmel.) 1778, in Linné, Syst. nat. edi- zione 18.°, I, v, p. 2961, sub: Aranea (Th. abbreviatus Wlk., diadema Hahn e Koch). Costantinopoli (Simon, sub: 7%. onw- stus).
Europa, reg. mediterranea. Russia merid., Transilvania, Un- gheria, Istria, Italia e sue isole, Tunisia, Egitto, Palestina, Asia minore, Grecia. ”
55. Misumena vatia (Clerck) 1757. Sv. Spindl., p. 128, LI 6, tab. 5, sub: Aramneus (Thomisus citreus aut., calycinus C. L. K., pratensis Hahn, ecc.). Costantinopoli! (Sim.), Candia pei sub: Thomisus citreus).
F. europea e mediterranea. Russia mer., Bukovina, Galizia, Ungheria, Carniola, Italia ed isole.
56. Synema globosum (Fabr.) 1775. Syst. entom., p. 432, sub: Aranea (Thomisus rotundatus aut.). Costantinop oli (Sim.), Candia (Luc., sub: Thomisus).
F. europea (specialmente del sud) e mediterranea. Russia mer.; Galizia, Transilvania, Ungheria, Dalmazia, Istria, Italia e sue isole, Tunisia, Basso Egitto, Palestina.
07. Pistius truncatus (Pall.) 1772. Spicil. zool., 9, p. 47,
GLI ARACNIDI: TURCHI. 69
tav. 1, fig. 15, sub: Aranca (Thomisus horridus: aut). Candia (Luc., sub: T'Aomisus).
F. europea e mediterranea. Russia mer., Galizia, Ungheria, Istria, Italia ed isole, Basso Egitto, Palestina.
58. Heriaeus Savignyi, Simon. 1875. Arachn. de. L'rance, II, p. 205, tav. VII, fig. 6. Costantinopoli (Sim.):
Regione mediterranea. Corsica, Sicilia.
59. Xysticus Kochii Thor. 1870. On. Europ: Spid., p. 185; Rem. Syn., p. 241. (X. viaticus e cristatus part. aut.). Costan- tinopoli (Sim.).
. Kuropa centr. e reg. mediterranea. Russia merid., Bukovina, Ga- lizia, Ungheria, Istria, Italia, Corsica, Tunisia, Egitto ?.
60. X. sabulosus (Hahn) 1831. Arachn., I, p. 28, tav. VIII, fig. 24, sub: Thomisus. Costantinopoli (Sim.).
Fn. Europea. Ungheria, Italia.
61. X. lateralis (Hahn) 1831. Arachn. I, p. 40, tavola X, fig. 31, sub: Thomisus. Tirnova!
F. europea e mediterranea. Russia mer., Ungheria, Istria, Italia ed. isole.
62. X. luetator, L. Koch. 1870. Beitr. Kennt. Arachn. fauna Galiz., p. 29, in XLI Jahrb. k. k. Gel. Ges. Krakau (X. impa- vidus Thor.). Vratza!
F. europea. Russia mer., Galizia, Ungheria, Italia sett.
63. X. acerbus, Thor. 1872. Rem. on Synon., p. 237, nota 1. Costantinopoli (Sim.).
Europa centr. e reg. mediterranea. Crimea, Ungheria, Corsica.
64. Oxyptila albimana, Simon. 1870. Aran. nouv. ou peu conn. du midi de PV Europe, I, p. 51, sub: Thomisus; Arachn. de France, II, p. 218, tav. VII, fig. 16. Costantinopoli (Sim.).
Reg. mediterranea. Francia mer., ed anche is. Pianosa, Capraja, Vacca, Galita e Tunisi.
l'am. Lycosidae.
. 65. Lycosa melanognatha, Lucas. 1853. Anim. artie. de Crète, in Rev. et Mag. Zool., serie 2.*, V, p. 518. Candia (Luc.). Specie di incerta sede, non più ritrovata costì, nè altrove.
CS
70 P. PAVESI,
66. Tarentula narbonensis, Latr. 1806. Gen. Crust. Ins., I, p. 119, sub: Lycosa tarentula narbonensis. Candia (Luc., sub: Lycosa). F. mediterranea. Russia mer., Italia, Palestina, Morea. 67. T. radiata (Latr.) var. liguriensis (Walck.). Ins. apt.,
I, p. 288, sub: Lycosa (L. chersonensis Kryn., hellenica C. L.-
K., cylina C. L. K., praegrandis C. L. K. Arachn. fig. 180 non 414, Tarentula liguriensis Simon, Thor.). Costantinopoli!
Varietà mediterranea di una specie dell'Europa australe. Gre- cia, Russia mer., Italia ed isole, Tunisia, Basso Egitto.
I diversi esemplari turchi presentano tutte le varietà di colo- razione del ventre. I più grandi, uno dei quali raggiunge 24 mill. di lungh. tot., hanno le parti inferiori del corpo completamente nere; un altro di 15.” ha l'addome interamente testaceo, ma lo sterno nero, marginato e percorso da una striscia anteriore me- diana pure di colore testaceo e le coscie nere soltanto sulla linea mediana.
68. T. albofasciata (Brullé) 1832. Expéd. de Morée, Zool. II, p. 54, tav. XXVIII, fig. 7, sub: Lycosa. Costantinopoli (Simon, sub: Lycosa albovittata Br. per errore, in luogo di albofasciata).
Europa centr. e reg. mediterranea. Ungheria, Dalmazia, Italia e sue isole, Tunisia, Palestina, Asia minore, Grecia.
69. Trochosa infernalis (Motsch.) 1849. Note sur deux araign. venim. de la Russie mérid., in Bull. Soc. Imp. Nat. de Moscou, XXII, p. 289, tav. II, fig. 1, 2, sub: Lycosa. Costanti- nopoli (Sim.).
Russia merid., Ungheria.
70. T. terricola, Thor. 1872. Rem. Syn., p. 339 (7. trabalis C. L. K.). Vratza!
F. europea e mediterranea. Bukovina, Galizia, Ungheria, Italia ed isole.
71. Ocyale mirabilis (Clerck) 1757. Sv. Spindi., p. 108, pl. 5, tab. 10, sub: Aramneus. Costantinopoli (Sim.).
Tutta Europa e reg. mediterranea. Russia merid., Bukovina, Galizia, Transilvania, Ungheria, Italia, Corsica, Sardegna, Mon- tecristo, Tunisia.
GLI ARACNIDI TURCHI. 71
Fam. Attidae.
72. Epiblemum tenerum (C. L. Koch) 1846. Arachn., XIII, p. 43, tav. CCCCXL, fig. 1113, sub: Calliethera (Callietherus zebraneus Sim.). Galatz (Thor.).
F. europea e mediterranea. Russia mer. ?, Ungheria, Italia e sue isole, Siria.
73. Marpessa imperialis (F. W. Rossi) 1846. Neue Art. A- rachn. in Haidinger Naturwiss. Abhandl., I, p. 12, sub: Attus. (Attus regillus L. Koch, A. argenteo-lincatus Sim.). Turchia (Sim.).
F. mediterranea. Is. Tinos, Siria, Sicilia, Corsica.
Essa fu dimenticata nei cataloghi degli Araneidi italiani di Canestrini e Pavesi del 1868 e 1870, ad onta che il Rossi F. W. l’indicasse di Sicilia più di vent’anni prima.
74. Hasarius Adansonii (Sav. Aud.) 1825-27. Descr. de VE- gypte, 2.* ed., XXII, p. 404, Aracn. tav. 7, fig. 8, sub: Attus. Candia (Luc., sub: Salticus striatus).
F. mediterranea. Palestina, Egitto.
75. Dendryphantes neglectus, Simon. 1868. Monogr. Att. Eur. in Ann. Soc. entom. Fr., serie 4.*, VII, p. 639 [173]; Revis. Att. Europ., ibid. serie 5.*, I, 1871, p. 190 [66]. Turchia (Sim.).
Siria.
76. Euophrys fucata (Sim.). 1868. Monogr. Att. Eur., p. 592 [126] sub: Attus. Turchia (Sim.).
Esclusiva finora a questo paese.
77. Philaeus chrysops (Poda) 1761, Ins. Mus. Graec., p. 123, sub: Aranca (Attus sanguinolentus aut.). Turchia (Simon, sub: Attus xanthomelas), Costantinopoli (Sim., sub: Attus).
F. europea (sud) e mediterranea. Russia mer., Ungheria, Car- niola, Istria, Dalmazia, Hliria, Italia, Palestina e Siria, Grecia ?.
78. Attus flavipalpis (Luc.) 1853. Anim. art. de Crète, in Rev. Mag. Zool., 2.* serie, V, p. 520, tav. 16, fig. 3, sub: Sal- ticus. Retimo (Luc., sSim.).
Trovato soltanto finora nell’is. di Creta.
72 P. PAVESI,
79. A. diagonalis, Simon 1868. Monogr. Att. Europ. in Ann. Soc. entom. Fr., 4. serie, VIII, p. 46 [36] (A. lippiens L. Koch £ non a). Turchia (Sim.).
F. mediterranea. Corfù, Sira, Palestina.
80. A. ammophilus, Thor. 1875. Vere. Stidruss. Spinn., p. 81,
in Horae Soc. entom. Ross., XI. Galatz (Thor.). Russia meridionale.
81. Aelurops Bresnieri (Lucas) 184.. Expl. Alg. Artie., p. 154, tav. 7, fig. 8, sub: Salticus. Costantinopoli (Simon, sub: Attus).
Europa centr. e reg. mediterranea. Italia merid. e sue isole, Tunisia, Palestina, Grecia.
Ord. PHALANGII.
Fam. Opilionidae.
82. Egaenus mordax (C. L. Koch) 1839. Die Arachkn. V, pag. 152, tav. CLXXX, fig. 431; XV, pag. 106, tav. DXXXIV, fig. 1492, sub: Zacheus (Z. trinotatus C. L. K. Uebers. Arachn. Syst. II, p. 26). Costantinopoli (Simon, sub: Zacheus).
Europa centr. e reg. mediterranea. Transilvania, Dalmazia, Italia mer. (Canestrini, racc. Pavesi), Grecia.
83. E. sinister, Simon 1875. [Note sur une coll. d’ Arachn.
de Costantinople]in Ann. Soc. entom. Fr., serie 5.8, V, Bullet. p. CXCVII. Costantinopoli (Sim.). Finora esclusiva alla Turchia.
84. E. Clairi, Simon 1875. [Note Arachn. Costantin.] ibid. Costantinopoli (Sim.).
Scoperta ora soltanto in Turchia.
85. Acantholophus annulipes, L. Koch. 1867. Arachm. Myr. Fn. Sud-Europ. in Verh. Z. B. Ges. Wien, XVII, p. 885. Mon- tenegro (L. Koch).
Esclusivo a questo paese.
86. Platylophus strigosus, L. Koch 1867. Arachn. Myr. Fn.
Sud-Eur., p. 884. Montenegro (L. K.). Conosciuto soltanto di questa località.
GLI ARACNIDI TURCHI. ()
87. Cerastoma cornutum (Linn.) 1789. Syst. nat. ed. Gme- lin, V. i, pag. 2943, sub: Phalangium. Costantinopoli (Sim.).
Fauna europea. Galizia, Tirolo, Italia.
L’avevano segnalato da noi anche Pollini (Viaggio al lago di Garda e al Monte Baldo, p. 32) pel Veronese e Rossi (L'auna etrusca, II, p. 138) per la Toscana, prima del Canestrini (Opilion. ital., p. 34).
88. Opilio parietinus (De Géer) 1778. Mém. pour servir à l hist. des Ins., VII, p. 68, tav. 10, fig..1-3, sub: Phalangium. Huiven! Tirnova !
Tutta Europa. Galizia, Calabria.
89. 0. molluseus, L. Koch 1867. Arachn. Myr. Fn. Sud- Eur., p. 887. Montenegro (L. Koch). Non venne trovato altrove.
Ord. SOLIFUGAE.
Fam. Galeodidae.
90. Galeodes araneoides (Pall.) 1772. Spicil. Zool., fas. IX, p. 37, fig. 7-9, sub: Phalangium. Creta ? (Herbst, sub: Solpuga arachnodes ; Gervais, sub : S. arancoides).
Dall’Europa meridionale al Capo di Buona Speranza. Russia mer., Morea, Sardegna ?.
91. G. graecus, C. L. Koch 1842. Syst. Ueb. Fam. G'aleo- den, in Arch. f. Naturg., VII, I, p. 353 (G. araneoides Hahn Arachn. fig. 164-165). Turchia (Butler).
Grecia, Siberia.
92. Solpuga scenica, Herbst 1797. Natursyst. ungefl. Ins., I, p. 46. Creta (Herbst, Gerv.).
F. mediterranea. Grecia, Italia mer. ?, Sardegna ?.
Ord. PSEUDOSCORPIONES.
Fam. Cheliferidae.
98. Cheiridium museorum (Leach) 1816. Zool. Misc., III, n. 5, sub: Chelifer. Turchia (Stecker).
74 P. PAVESI, GLI ARACNIDI TURCHI.
Tutta Europa. Russia, Austria, Italia, Grecia. 94. Chernes cimicoides (Fabr.) 1793. Entom. syst., II, p.436, sub: Scorpio. Turchia. (Stecker).
Tutta Europa. Russia, Austria, Italia, Grecia.
Questa e la precedente specie non sono citate dal Canestrini (Oss. aracn., p. 20) nell'elenco delle italiane, mentre le indica anche per tali lo Stecker (Geogr. Verbr. d. europ. Chernetiden, in Troschel’ s Archiv f. Naturg. 1875, p. 159).
95. Chelifer heterometrus, L. Koch 1873. Uebers. Darst. d. europ. Chernet., p. 29. Turchia (Stecker).
Is. Sira (Grecia).
96. Oipium Hermanni (Sav. Aud.) 1825-27. Descr. de V E- gypte, ed. 2.8, XXII, p. 414. Aracn. tav. 8, fig. 5, sub: Chelifer |Obisium]. Turchia (Stecker).
F. mediterranea, is. Canarie. Grecia, Egitto, Tunisia, Corsica.
97. Garypus Beauvoisii (Sav. Aud.) 1825-27. Ibid., p. 414, tav. 8, fig. 6, sub: Chelifer. Turchia. (Stecker).
Egitto.
Fam. Obdbisidae.
98. Obisium validum, L. Koch 1873. Ueders. Darst. europ. Chernet., p. 56. Turchia (Stecker). Siria.
Ord. ACARÌI.
Fam. Irodidae.
99. Hyalomma aegyptium (Linn.) 1767. Syst. nat., ed. 12.*, I, 11, p. 1022, sub: Acarus. Creta (Lucas, sub: 4xodestizi carus|] aegyptius).
F. mediterranea. Morea, Egitto, Barberia.
ETUDES SCORPIOLOGIQUES
PAR
T. THORELL.
(Séance du 27 février 1876.)
Je réunis ici, sous le titre qui précède, quelques annotations d’une nature principalement descriptive, sur un certain nombre de Scorpions en majeure partie nouveaux ou très-incomplètement connus. J'ai cru trouver des raisons suffisantes pour la publica- tion de ces notes dans la circonstance bien connue que, malgré toute l’attention qui lui a été consacrée depuis les temps les plus anciens, le groupe des Scorpions n’a pas été à beaucoup près l’objet d’études aussi approfondies que la plupart des autres groupes d’Arthropodes. Ainsi, un apport, si minime qu'il soit, à la connaissance de ces animaux, sera-t-il, je l’espère, regu avec bienveillance du petit nombre de zoologistes qui s’intéressent è ces grandes arachnides si remarquables à tant d’égards.
Les matériaux à ma disposition se composaient, outre ma col- lection insignifiante, presque exclusivement des scorpions conser- vés au Musée zoologique de Stockholm et au Musée d’histoire naturelle de Gothembourg.! Quoique relativement peu considé- rables, ces matériaux m’ont fourni un nombre assez grand d’espèces nouvelles; nombre qui nous permet de pressentir ce qu'il reste en-
! Ce m’est un devoir particulièrement agréable d’exprimer ici les obligations que (0)
j'ai è la bienveillance des intendants de ces Musées, M. le Professeur C. STAL et M. le Doeteur A. W. MaLw, lesquels m’ont fourni toutes les facilités désirables pour étudier les scorpions des Musées précités.
76 T. THORELL,
core à faire dans ce champ plein d’intéréèt. Il est assez probable, cependant, que quelques-unes de ces espèces doivent dans la suite étre réunies avec d’autres espèces déjà décrites; car, dans les cas douteux, et ceux-ci sont malheureusement en nombre con- sidérable, j’ai suivi la règle de décrire plutòt une espèce comme nouvelle, que de lui donner un nom ancien qui n’est pas sîùr, dans la croyance que ce procédé entraîne les moindres inconvé- nients, ou du moins ne contribue pas à augmenter la confusion. Selon moi, le problème le plus important pour le présent dans cette petite branche de la zoologie systématique, c’est de dé- crire autant de formes que possible avec une exactitude suffisante pour qu’on puisse les déterminer avec sùìreté. Plus tard, les sa- vants qui connaissent les types des descriptions souvent insuffi- santes des anciens auteurs, sauront bien débrouiller peu à peu la synonymie de ces types, comme j'ai essayé de le faire plus loin pour une partie des espèces de Linné et de DE GERR. Mais les difficultés que l’on rencontre du moment où il s’agit de donner des descriptions suffisamment exactes, sont singulière- ment grandes, surtout pour quiconque n’a pas à sa disposition les collections des Musées les plus riches. On ne possède pas méme une idée approximative du nombre des espèces apparte- nant en réalité à l’ordre des Scorpions; on n°’a que des présomp- tions que les types décrits jusqu’ici ne constituent qu’une partie probablement assez peu considérable de l’ensemble de ce groupe d’animaux. Il est déjà, à cause de ce fait, difficile et parfois impos- sible de déterminer ce qui doit ètre positivement compris dans une description, et ce qui en doit ètre écarté comme superflu, de di- stinguer entre les caractàres essentiels des espèces et ceux qui ne le sont pas. Plus un groupe d’animaux ou de plantes est exactement connu, moins il faut de mots pour caractériser les espèces qui y appartiennent, et vice-versa: dans le traitement de groupes peu étudiés, — et à ces groupes appartiennent la plu- part, sinon la totalité des arachnides, — l’on est en général forcé de donner des descriptions très-étendues, dans l’espérance que les caractères essentiels ne feront pas défaut parmi la foule des ca-
ETUDES SCORPIOLOGIQUES
PAR
ET HORELE:
(Séance du 27 février 1876.)
Je réunis ici, sous le titre qui précède, quelques annotations d’une nature principalement descriptive, sur un certain nombre de Scorpions en majeure partie nouveaux ou très-incomplètement connus. Jai cru trouver des raisons suffisantes pour la publica- tion de ces notes dans la circonstance bien connue que, malgré toute l’attention qui lui a été consacrée depuis les temps les plus anciens, le groupe des Scorpions n’a pas été à beaucoup près l’objet d’études aussi approfondies que la plupart des autres grou- pes d’Arthropodes. Ainsi, un rapport, si minime qu'il soit, à la connaissance de ces animaux, sera-t-il, je l’espère, recu avec bien- veillance du petit nombre de zoologistes qui s’intéressent à ces grandes arachnides si remarquables à tant d’ égards.
Les matériaux à ma disposition se composaient, outre ma col- lection insignifiante, presque exclusivement des scorpions conser- vés au Musée zoologique de Stockholm et au Musée d'’ histoire naturelle de Gothembourg.! Quoique relativement peu considé- rables, ces matériaux m’ont fourni un nombre assez grand d’espèces nouvelles; nombre qui nous permet de pressentir ce qu'il reste en-
1 Ce m'est un devoir particulièrement agréable d’ exprimer ici les obligations que j'ai è la bienveillance des intendants de ces Musées, M. le Professeur C. SAL et M. le Docteur A. W. MaALw, lesquels mont fourni toutes les facilités désirables pour étudier les scorpions des Musées précités.
160 @ T. THORELL,
core à faire dans ce champ plein d’intérét. Il est assez probable, cependant, que quelques-unes de ces espèces doivent dans la suite étre réunies avec d’autres espèces déjà décrites; car, dans les cas douteux, et ceux-ci sont malheureusement en nombre con- sidérable, j'ai suivi la règle de décrire plutòt une espèce comme nouvelle, que de lui donner un nom ancien qui n’est pas sùr, dans la croyance que ce procédé entraîne les moindres inconvé- nients, ou du moins ne contribue pas à augmenter la confusion. Selon moi, le problème le plus important pour le présent dans cette petite branche de la zoologie systématique, c’est de dé- crire autant de formes que possible avec une exactitude suffisante pour qu'on puisse les déterminer avec sùreté. Plus tard, les sa- vants qui connaissent les types des descriptions souvent insuffi- santes des anciens auteurs, sauront bien débrouiller peu è peu la synonymie de ces types, comme j’ai essayé de le faire plus’ loin pour une partie des espèces de Linné et de DE GEER.
Mais les difficultés que l’on rencontre du moment où il s’agit de donner des descriptions suffisamment exactes, sont singulière- ment grandes, surtout pour quiconque n’a pas à sa disposition les collections des Musées les plus riches. On ne possède pas. méme une idée approximative du nombre des espèces apparte- nant en réalité à l’ordre des Scorpions; on n’a que des présomp- tions que les types décrits jusqu'ici ne constituent qu’une partie probablement assez peu considérable de l’ensemble de ce sroupe d’animaux. Il est déjà, è cause de ce fait, difficile et parfois impos-. sible de déterminer ce qui doit ètre positivement compris dans une description et ce qui en doit étre écarté comme superflu, de di- stinguer entre les caractères essentiels des espèces et ceux qui ne le sont pas. Plus un groupe d’animaux ou de plantes est exactement connu, moins il faut de mots pour caractériser les espèces qui y appartiennent, et vice-versa: dans le traitement . de groupes peu étudiés, — et à ces groupes appartiennent la plu- part, sinon la totalité des arachnides, — l’on est en général forcé de donner des descriptions très-étendues, dans l’espérance que. les caractères essentiels ne feront pas défaut parmi la foule des ca-
ETUDES SCORPIOLOGIQUES. il
‘ractères indiqués. C'est sans nul doute la raison pour laquelle, par exemple, les descriptions de L. Kocn, le célèbre Arachno- logiste de Nuremberg, sont en général assez longues, tout en étant des modèles d’exactitude et de clarté. À l’effet de faciliter la détermination des types décrits dans ces pages, j'ai cru devoir faire précéder les descriptions d’un résumé en forme de dia- gnose, par- lequel j'espère que les inconvénients résultant de leur longueur seront supprimés en assez grande partie.
À la difficulté mentionnée ci-dessus viennent s’en ajouter en- core diverses autres, particulières au groupe d’animaux dont il est ici question, et dépendant soit de notre ignorance des limites dans lesquelles les espèces varient, soit des différences entre les sexes, de mèéme qu’entre les individus adultes et les jeunes exem- plaires. Rarement le naturaliste européen possède une série nombreuse d’exemplaires d’àges différents et de localités diffé- rentes, ce qui l’expose facilement à la méprise de considérer un in- dividu non développé ou une simple variété comme une espèce particulière; souvent, surtout quand il n’a que des individus des- séchés à -sa disposition, il reste dans l’incertitude sur le sexe auquel ils appartiennent. Certains d’entre les caractères qui pa- raissent étre en général parfaitement constants et tout-à-fait sùrs dans le méme sexe, sont parfois assez variables; ainsi, p. ex., la granulation du corps (comme chez le Pandinus Africanus), la denticulation ou la granulation des carènes de la queue (7i- tyus spimnicauda, etc.), la longueur de la queue relativement au tronc (Centrurus biaculeatus), les arètes des mains, qui, parfois (Palamneus costimanus), sont plus fortement marquées chez les jeunes individus que chez les vieux, etc. Le nombre des dents aux peignes, qui varie en général légèrement et d’une manière peu sensible chez des individus différents du méme sexe, peut toutefois varier de temps à autre méme dans la proportion de 2à 3 (Opisthacanthus levicauda). Il se présente des différences encore plus considérables entre les deux sexes de la mème espèce; cependant les màles et les femelles d’un grand nombre d’es- pèces paraissent ètre parfaitement semblables pour ce qui con-
78 T. THORELL,
cerne la forme extérieure et la couleur. Les différences sexuel- les les plus ordinaires consistent, comme on le sait, en ce que le màle a la queue plus longue, les palpes et les mains plus longues et plus étroites, et les dents aux peignes plus nombreuses (parfois aussi plus longues) que la femelle'. Les plaques gé- nitales sont parfois (Iurus granulatus) de formes différentes chez les deux sexes. Souvent le bord du doigt de l’une des pinces forme chez le mile (parfois chez les deux sexes) un lobe fort et arrondi, auquel correspond une échancrure du bord de l’autre doigt (comme, p. ex., chez un Zsometrus que je considère iden- tique à Scorpio armillatus GeRv., chez Iurus granulatus, Hor- murus caudicula, etc.); parfois le dernier segment caudal pré- sente une forme toute différente chez le màle que chez la fe- melle (Tityus triangulifer, p. ex.)j} parfois encore, chez le mile, la main présente, à son còté intérieur, une épine qui manque cu qui n’est que rudimentaire chez la femelle (T'ityus trianguli- fer, etc.). Or, la difficulté consiste surtout en ce qu'il est impos- sible de savoir d’avance les différences sexuelles extérieures qu’une espèce doit présenter, car mème dans un seul et mème genre des espèces diverses font preuve de très-grandes divergences à cet égard. | Ces observations préalables serviront, je l’espère, jusqu'à u
certain point d’excuse à plusieurs des méprises dont je me suis sans nul doute rendu coupable, et elles excuseront en outre la longueur des descriptions. Ces dernières auraient été encore plus étendues si je n’en avais pas exclu les caractères qui peuvent étre tirés de la grandeur relative des différentes parties du corps, et qu'il est facile de déduire des mesures données par moi. Ces chiffres ne tirent naturellement leur valeur que du fait qu’ils indiquent les proportions existant entre la grandeur des différen- tes parties; mais ces proportions paraissent étre parmi les carac-
' Chez un mîle d’Opisthacanthns levicauda, j'ai compté 9 dents aux peignes, tan- dis que le nombre en varie de 4 à 6 chez la femelle; d’après GERVAIS (Remarques sur la famille des Scorpions, dans les Archives du Museum, IV, p. 229), le nombre de ces dents peut varier de 15 è 31 chez.le Bothriurus vittatus,
e Rn e
—
e E
ETUDES SCORPIOLOGIQUES. 79
tères les plus constants que l’on puisse trouver, et elles méritent en conséquence une grande attention. On aura surtout égard à la longueur du céphalothorax et du tronc, relativement à celle de la queue et des palpes, à la longueur de la main par rapport à celle des doigts et du bras, et à la largeur de la première par rapport à celle du dernier; il faudra prendre ensuite en consi- dération le rapport entre la longueur de la main et sa largeur tant maxima que mimma, de mème qu’entre la longueur du 1° et (surtout) du 5”° segment caudal par rapport à leur largeur. L’on peut également tirer des caractères d’une certaine valeur pour la limitation de quelques espèces, de la {largeur mutuelle des autres segments (surtout des deux derniers), de leur hauteur comparée avec la largeur, de la largeur de la queue en compa- raison de celle du bras, de la distance des yeux dorsaux du bord antérieur et du bord postérieur du céphalothorax, etc. D’autres caractères d’une grande importance sont fournis par la sculpture du corps et des extrémités, principalement par l’arrangement etc. des carènes et des granules, de l’armement dentelé ou granuleux de la queue et des bords de contact des doigts des palpes, du nom- bre des dents aux peignes, de la forme de la vésicule è venin, souvent aussi de la couleur, etc.
Par rapport à la terminologie dont je me suis servi, je crois devoir donner les indications suivantes: je nomme scapula l’ar- ticle des palpes qui vient immédiatement après la maxille; je donne la dénomination d’humerus è l’article qui suit, et celle de brachium è celle qui vient après cette dernière. Quand le còté extérieur de la main présente une aire allongée, limitée par deux fortes arétes longitudinales (comme dans la famille des Pandinoi- dés), je donne è cette aire le nom de manus aversa. J'ai attribué au tarse les trois dernières articulations des pattes, et je nomme pour cette raison fibia l’articulation en précédence immédiate, donnant le nom de femur à celle qui, précédant à son tour cette dernière, est articulée avec les longues hanches (core). Des pe- tites plaques dont se composent les peignes pectorales, je donne
n
à la première rangée le nom de lamelle dorsuales, è celle qui
80 T. THORELL,
est la plus rapprochée des dents de la peigne, le nom de Zam. ful- cientes ou de fulcra dentium, et à la rangée ou aux rangées in- termédiaires, celui de Zam. intermedie *. Dans les descriptions des segments abdominaux, j'ai donné au premier segment libre (en réalité le 3”° segment) le nom de premier segment, de sorte que le dernier porte celui de cinquièòwme segment. J'entends par truneus le céphalothorax et l’abdomen réunis. Au lieu du terme postab- domen, j emploie l’expression plus courte de cauda.
Dans les mesures données, la vésicule et l’aiguillon sont attri- bués à la queue, comme son 6"° segment. Les surfaces mémes d’articulation ne sont pas comprises dans l’indication des mesures de longueur, ce qu'il importe surtout d’observer par rapport aux segments caudales, dont la longueur est mesurée sur le còté du segment, en dessus, et non pas sur la ligne médiane de sa face dorsale cu abdominale. De mème que la longueur de la mazille ne doit pas étre comprise dans celle des palpes, je n’ai pas compris non plus les hanches dans la longueur des pattes, et les mesures ne se rapportent en conséquence qu’à la longueur depuis la pointe de la hanche jusqu’àè celle de la 3"° articulation du tarse. Les mesures de l’humérus et du bras sont également prises au coté (intérieur) de l’article, en dessus. La longueur de la main a été prise en dessus, à partir de sa racine étroite (le carpe, qui n'est pas compris dans la mesure), jusqu’au bord intérieur et le plus en arrière du trou d’articulation du doigt mobile, la distance de ce bord postérieur jusqu’à la pointe du doigt immobile constituant la longueur de ce dernier doigt. J'entends par la longueur po- stérieure de la main (manus postica) la distance, au còté extérieur de la main, du carpe au bord extéro-antérieur du trou d’articula- tion du doigt mobile. La longueur du doigt mobile est naturel- lement la longueur maxima de ce dernier (depuis la base du còté intérieur jusqu’à la pointe). Quand j’indique la longueur du cé- phalothorax ou de la distance des yeux dorsaux du bord antérieur
1 Voir THORELL, On the Classification of Scorpions, dans les Ann. and Mag. of Nut. Hist., 4 Ser., XVII (1876), pp. 3 et seq.
i ATTI MEMORIE
mn dii n si danno: gratis. a tutti. i Sogj, effettivi. e corrispondenti. - — Gli estranei alla Società li possono comperare al prezzo di lire 20 per ciascun x volume, domandandoli direttamente ai segretar; della Società. — Per i Socj attuali, she quali desiderano avere i volumi degli anni anteriori ‘a quello in cui hanno cominciato a far parte della Società, et sono ridotti alla metà. — I volumi I e II sono esauriti. © ti | ate . Le Memorie si pubblicano in altrettanti fascicoli distinti. ; | Ciascuna Memoria ha un prezzo particolare, minore per i Socj che per gli estranei alla Società. Il prezzo totale di ciascun volume; è la ‘somma dei prezzi delle Memorie che lo compongono. — L’ associazione a ciascun i volume delle Memorie è fissata pei Socj a L. 10. Per avere (gli Atti e le ale I bisogna dirigersi al segretari. della Società. SAR | | 2: vAgli. autori che ne fanno na si SES gratuitamente 25 re dei DI lavori stampati negli Atti o nelle Memorie. © dina | L'autore d’ogni Memoria che volesse avere un numero di como maggiore delle 25 gratuite, dovrà pagarle al prezzo stabilito pei Socj. N Quanto ai lavori stampati negli Atti l’autore potrà far tirare un numero qualunque di copie ai seguenti prezzi:
du : Mpa. x È 4 vi , AA) URI ì Ò È )
PRA DPR e Esemplari:
O #9 LUES Rs 50 | 75 100 a di foglio di pagine) | E pe 50 1/9 foglio (8 pagine) IR SO — | » 3.50] "5 — af de foglio 12 Pagin) UR e SO E RC ORTI EA SE | 1 See ha pagine) DE ZA RE a, pa » ge |
INDICE.
Presidenza pel. 1876 in 2° 00 gig 13 tie
Soci effettivi al principio Ulaso 187 6
Soci corrispondenti .
Istituti scientifici corrispondenti AC
P. STROBEL, Saggio sui rapporti esistenti fra la sica del suolo e la distribuzione dei molluschi terrestri e d’acqua dolce
Seduta del 27 Febbrajo 187 6
Bilancio consuntivo dal 1° Gennajo al 31 Dico 1875
Bilancio preventivo per ni 187 6
P. Pavesi, Gli aracnidi turchi
T. THORELL, Etudes Scorpiologiques
Ae]
»
4 12. 13
19
43
46 48 DO 75
ATTI
DELLA ’
SOCIETÀ ITALIANA
DI SCIENZE NATURALI
VOLUME XIX.
FascicoLo lI. e III. — Foti 6-24.
I Con 7 Tavole.
MILANO,
COI TIPI DI GIUSEPPE BERNARDONI.
PER L'ITALIA:
PRESSO LA PRESSO: LA
MILANO MILANO
Via Manin, 2 59-62. i
ApRILE 1877.
PER L'ESTERO:
SEGRETERIA DELLA SOCIETA’ ! LIBRERIA DI ULRICO HOEPLI i
NAPOLI
Palazzo del Museo Civico. Galleria De-Cristoforis, Yia Roma, già Toledo,
224.
Per la compera degli ATTI e delle MEMORIE si veda la
3° pagina di questa copertina.
SUNTO DEI REGOLAMENTI DELLA SOCIETÀ. “A
Scopo della Società è di promuovere, in Ifalia il progresso degli stud |
relativi alle scienze naturali. 53 È
I Socj sono in numero illimitato, effettivi e corrispondenti. I "e I Socj effettivi pagano it. L. 20 all’anno, in una sola volta, nel primo tri- | mestre dell’anno. Sono invitati particolarmente alle sedute (almeno quelli | dimoranti nel Regno d’Italia), vi presentano le loro Memorie e Comunica- |
Li
zioni, e ricevono gratuitamente gli Atti della Società. d i
A Socj corrispondenti si elegg ono persone distinte nelle scienze naturali, Je | quali dimorino fuori d’ Italia. —_. . Possono diventare, soc] ‘effett tivi ‘quando si Î assoggettino | alla tassa annua di lire venti — Non Sono | i HO (partico- larmente alle sedute della Società, ma possono ‘assistervi e presentarvi ol farvi leggere delle Memorie o delle Comunicazioni. — Ricevono gratuita- |
n
mente gli Atti della Società.! | i La LEO per l'ammissione d’ un nuovo socio i essere fatta 0
firmata da tre soc) effettivi.
I Socj effettivi che non mandano la loro rinuncia almeno tre mesi prima.
della fine dell’anno sociale (che termina col 81 dicembre) continuano ad es-
sere tenuti per soc]; se sono in ritardo nel:;pagamento della quota di un
anno, e, invitati, non lo compiono nel primo trimestre dell’anno successivo;
cessano di fatto di appartenere alla Società, salvo a questa il far valere |
ì suoi diritti per le quote non ancora pagate.
Le Comunicazioni, presentate nelle adunanze, possono essere stampate negli Atti o nelle Memorie della Società, per estratto o per esteso, secondo
la loro estensione ed importanza. La cura delle pubblicazioni spetta alla Presidenza.
Agli Atti cd alle Memorie non si ponno unire tavole se non sono del
formato degli Atti o delle Memorie stesse. Tutti i Soc] possono approfittare dei libri della biblioteca sociale, pur-
chè Ii domandino a qualcuno dei membri della Presidenza, rilasciandone |
regolare ricevuta.
PRESIDENZA PEL 1876. S
Presidente, CornaALIA dottor EMILIO, direttore del Musco Civico di Storia Naturale di :Milano, via: Monte Napa 86. i #9
Vice-presidente, Vira Antonio. Milano, via Sa 6:
STOPPANI Sac, ANTONIO, prof. di geologia ‘nel’ ‘Rèale Istituto
Segretarj | tecnico superiore in o via, Palestro, vr
SORDELLI FERDINANDO aggiunto al Museo di storia natura
\_ di Milano, via Monforte; 7. Cassiere, denti elia Giuseppe, Milano, via del Senato, 14:
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 81
du céphalothorax, les mesures sont, dans le cas où le céphalo- thorax est échancré à son bord antérieur, prises d’une ligne droite tangeant les deux lobes frontales, et non pas du fond de l’échan- crure.
Pour ce qui concerne la nomenclature, j'ai suivi les règles expo- sées et discutées dans mes ouvrages ’0On European Spiders” et ’ Re- marks on Synonyms of European Spiders, où j'ai essayé de retenir autant que possible les vieux principes Linnéens, et me suis ef- forcé de mettre les règles de la nomenclature arachnologique en parfait accord avec ce qui m’a paru éètre la pratique la meilleure et la plus généralement en usage dans les autres branches de la zoologie, dont la nomenclature ne doit pas, à son tour, ètre sou- mises à d’autres règles que celles en vigueur dans la botanique. Pour des raisons suffisamment exposées dans ces ouvrages (voir spécialement Item. on Syn., pp. 590-591), je mets, après un nom complet, “ l’autorité , en parenthèse, quand l’auteur en ques- tion a rapporté l’espèce à un autre genre que celui auquel je l’attribue. Après le nom générique seul, l’autorité se trouve entre parenthèses, quand le genre a chez l’auteur cité une étendue ou une limite différente de la mienne. J'évite de la sorte la faute de citer sans réserve un auteur après un nom dont il ne s'est Ja- mais servi, ou par lequel il entendait tout autre chose que moi. J'ai corrigé les noms écrits incorrectement (Brotheas, Vejovis), ainsi que les barbarismes (p. ex. pallipes). — Dans un travail pré- cédent', j'ai donné l’exposé systématique des familles, sous-familles et genres dans lesquels l’ordre des Scorpions me paraît devoir étre réparti d’après l’état actuel de la science. Je ne crois pas inutile de donner ici un résumé de ce plan systématique, avec les modifications qu’a provoquées l’examen de quelques espèces qui m’étaient alors inconnues.
1 On the Classification of Scorpions, 1. c., pp. 6-15.
Vol. XIX. 6
82 T. THORELL,
CONSPECTUS FAMILIARUM ORDINIS SCORPIONUM.
A. Sternum sub-triangulum. Pectinum lamelle intermedie seriem singulam formantes, plerumque pauciores, ad maximam partem angulatae et majores quam fulcra dentium.. . . . . -. +00 ERI Androctoneda:
B. Sternum brevissimum, falcem anzio transversam recurvam for- mans. Pectinum lamelle intermedie in series 1-2 (-83) ordinate, crebre, plereque rotundate et fulcris non majores. . . . . .IL Telegonoida.
C. Sternum sub-pentagonum.
1. Pectinum lamelloe intermedie in series 1-2 {-3) ordinate, crebre, ple- reque rotundata et fulcris non majores. . . . +... IL Vejovoida. 2. Pectinum lamelle intermedize seriem singulam formantes, plerumque pau- ciores, ad maximam partem angulate et fulcris majores. IV. Pandinoid®.
CONSPECTUS SUBFAMILIARUM ET GENERUM,! Fam, I. Androctonoide.
A. Margines et superior et inferior digiti immobilis mandibularum dentibus binis armati Nt OE - + + +. + Subfam. I. Androctonini. 1. Segmentum caude gu supra late excavatum, marginibus superioribus
carinam elevatam denticulatum vel granulosam formantibus . . , SO: Aire Androctonus (Hempr. et Ra 2. Magno superiores segm. caude 5i SI non in carinam eleva-
DAI CONMAFESSIN SE GET De .- + +0. + Buthus (Unaon). B. Margo superior digiti insolita Lo dentibus binis, inferior dente nullo vel singulo munitus. . . 0. «0... Subfam. Jean
a. Margo inferior digiti mobilis mandibularum muticus.
1. Dentes laterales aciei digitorum palporum in latere interiore seriem raram simplicem formantes, in latere vero exteriore seriem ad partem simplicem, ad partem e dentibus constantem qui bini inter se proxi- mi et transverse positi sunt... i... n
2. Dentes laterales in acie digitorum palporum et intus et extus seriem formantes, e dentibus qui bini inter se proximi et transverse positi sunt compositam . . . . : e. Tyus OO
b. Margo inferior digiti Ln Daiano die minuto (nonnumguam obsoleto) armatus.
! Les genres dont je n’ai pas vu moi-méme d’espèces, sont indiqués par une asté- risque. »
? Le genre Uroplectes PET. n’est probablement pas différent de Tityus (C.L. KocH), THOR,
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 83.
* Dentes laterales digitorum palporum et intus et extus seriem simpli- cem formantes. 1. Segm. caude 5" supra late excavatum, marginibus superioribus carinam elevatam formantibus. . . . < + + « +. Phassus Tror. 2. Margines superiores segm. cauda 5! rotundati, carinam elevatam non formantes. . LL + è. Lsometrus'(Hewer.-et Eur.) ** Dentes laterales digitorum palporum et intus et extus in series breves obliquas, e dentibus saltem trinis compositas, ordinati. 1. Segm. cauda 5" supra late excavatum, marginibus superioribus ca-
rinam elevatam formantibus . . . . . . +. . Rhopalurus Tror. 2. Margines superiores segm. caude 5! rotundati, carinam elevatam non formantes. . . .*. . . . +. . . Centrurus (Hemer, et Eng.)
Fam. II Telegonoide.
A. Segm. cauda 5" subter ad apicem area magna antice rotundata plus mi- nus impressa et serie dentium vel granulorum limitata instructum. . . . SE n ne Bothniurus (Per.).
B. Segm. cauda 5” subter area apicali magna impressa carens.
1. Pectinum lamelle intermedie saltem in duas series ordinate. . . .
MR I O di a Me E Telegonus:(C. L. Koca). 2. Pectinum lamelle intermedie seriem singulam formantes. . . . . . SR It ie Cercophonius (Per.).
Fam. III Vejovoida. *
1. Digitus mobilis mandibularum modo in margine superiore serie dentium I AS n e e ev, (C. L. Koca). 2. Digitus mobilis mandibularum non tantum in margine superiore serie den- tium armatus, sed etiam dente in margine inferiore. . . Hadrurus Tuor.
Fam. IV. Pandinoida.
A. Digitus mobilis mandibularum non tantum in margine superiore serie
1 Dans cette famille, comme dans la précédente, les différences dans le nombre des rangées de lamelles intermédiaires aux peignes pourront sans doute fournir de bons caractères génériques: ainsi, p. ex., Vejovis intrepidus THOR. possèòde deux rangées de lamelles intermédiaires, Hadrurus maculatus Tror. n’en possède qu’'une seule, outre le rudiment d’une seconde rangée. Mais, comme je n’ai vu, de cette famille, qu’un très- petit nombre d’espèces, et de ces espèces parfois un seul exemplaire détérioré, je n’ai pu ici tirer parti, pour la division générique, des caractères fournis par le nombre des rangées de lamelles.
84 T. THORELL,
dentium armatus, sed etiam dente vel serie dentium in margine infe- TIONCII enna a Ci 0 + pie e gie) SAI 1. Margo inferior ian mobilis E dente "i instructus. . RESINAIIN (IONI REP O 2, Margo inferior digiti mobilis mandibularum serie dentium armatus. . . DS REST POR PNE REOROTIA I e B. Digitus mobilis mandibularum serie dentium singula, in margine ejus su- periore sita, instructus. . . +. + + +» + +» Subfam. IL Pandinini, A. Oculi laterales principales trini. a. Segmenta cauda rotundata, non carinata. . . . . .*Dacurus Per, b. Cauda evidenter carinata. a. Vesica sub aculeo spina vel dente instructa. . *Diplocentrus Per, B. Vesica sub aculeo mutica. a. Manus aversa sub-infera, cum latere manus superiore angulum acutum formans. +. Oculi dorsuales non longe ante vel pone centrum cephalothoracis siti. Vesica subter sulcata et granulis in series ordinatis instructa. $. Humerus anterius teretiusculus, latere antico non a lateribus superiore- et. inferiore margine. forti diviso... Me ° 00. +0. +.» + + Heterometrus (Hemer. et Eaz.). $$. Humerus sub-prismaticus, latere antico plano, sub-rectangulo, et supra et infra margine distinctissimo limitato. * Cephalothorax in margine antico sat late et profunde emar- ginatus, lobis frontalibus antice rotundatis. 1. Manus margo interior fortiter compressus, tenuis. . +.
eee e 8 in ie SI a IL ret TT ZITTO 2. Manus margo interior crassissimus, non compressus. . . ei Se nai e e a
*#£ Cephalothorax in medio margine antico anguste et parum profunde emarginatus, lobis frontalibus antice late trun- catis; oculi dorsuales non parum pone centrum cephalotho- racis siti. ot /ationbef 00. 0%... Aeon]
++. Oculi dorsuales fere duplo longius a margine cephalothoracis antico quam a postico remoti. Vesica subter granulis in series ordinatis et sulcis distinctis carens. Opisthophthalmus C. L. Kocx. b. Manus aversa cum latere manus superiore angulum obtusum vel sub-rectum formans. | +. Cauda parum compressa, marginibus superioribus rotundatis, non carinatis. 1. Margo elevatus cephalothoracis sub oculis lateralibus pro-
currens; hi oculi igitur paullulo supra marginem siti. . . .
ev eee ee eee OpisthaentiasiRanni
PR RI
EÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 85
2. Oculi laterales in ipso margine cephalothoracis siti. Truncus et manus valde deplanati. . . . . . + Hormurus TÒor. +-+. Cauda fortius compressa, et supra et subter carinata. . .
PERO ee chine (CL. Koca):t B. Oculi laterales principales bini.
&. Cauda subter 3 tantum carinis instructa . . . . .*Urodacus Per. P. Caudae segmenta 1% — 4% subter carinis 4 (nonnumquam obsoletis vel nullis) munita.
a. Sternum angustius quam lobi labiales 2° paris conjunctim. Tubercu- lum oculorum. dorsualium, qui longe ante centrum cephalothoracis siti sunt, sulco non persectum. Manus crasse, convex®, manu aversa: gulsinlera nea. ct... gr ep roseasi (Cala KocH).
b. Sternum eque a oa lobi labiales 2° paris conjunctim.
* Sternum longius quam latius. Margo posticus cephalothoracis an- gulato-excisus. Manus deplanate, angulatae.. . *Scorpiops Per. ## Sternum latius quam longius. Manus aversa rectum vel obtusum angulum cum latere manus superiore formans. + Oculi dorsuales fere in medio cephalothoracis siti; tuberculum eorum sulco longitudinali persectum. . . . . Ioctonus Tuor. ‘+-+. Oculi dorsuales longe ante centrum cephalothoracis locati; tuberculum eorum integrum, sulco non persectum. Cauda debi- lior, carinis sepe obsoletis. 1, Manus crassa; brachium supra et extus teretiusculum. Cepha-
lothorax antice emarginatus. . . . . + Chactas (Gerv.). 2. Manus et brachium deplanata; cephalothorax antice non vel parum emarginatus. . . . . . +. +» + Euscorpius Tror.
! C'est probablement ici que l’on doit placer le genre Hemiscorpius PET., qui se di- stingue par deux tubercules latéraux è la base de l’aiguillon (du moins dans lo màle).
86
T. THORELL,
ARACHNOIDEA.
I |
4 A VA
0
cours id RILENTO eva
(Insecta)
(Myriopoda)
(Crustacea)
(Vermes)
I. Subcl. Thoracopoda.
1. Ordo Scorpiones. 2. >» Pedipalpi.
5. Ordo Solifuga.
8. Ordo Araneae.
4. » Opiliones. © 6. >» Pseudoscorpiones. Mi A Aia
8. » Linguatulina.
II. Subcl. (9. Ordo) Cormopoda.
c. Fam. Vejovoide.
a. Fam. Androctonoide: d. >» Pandinoide.
db. » Telegonoide.
EÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 87
Le diagramme ci-dessus est destiné a montrer la place que: l’ordre des Scorpions, avec les 4 familles dans lesquelles je le divise, doit occuper, selon moi, dans le système zoologique par: rapport aux autres ordres de la classe des Arachnides *. Comme un dessin pareil, indiquant les affinités réciproques des diverses familles d’araignées (voir On European Spiders, p. 42), a donné. naissance © à la supposition que j'ai voulu présenter par-là un “ arbre généalogique , à la fagon de HxcKEL, qu'il me soit per-: mis d’exposer ‘ici rapidement ma manière de voir tant sur la. valeur d’arbres généalogiques de cette nature, que sur l’opinion qui leur sert de base, le Darwinisme.
Pour ce qui concerne, en premier lieu, les “ arbres généalogi-. ques ,,, Je suis bien loin de nier que dans certains cas, comme, p. ex., quand on essaie d’indiquer, au moyen d’un arbre pareil, dans ses traits les plus généraux les rapports d’affinité des Vertébrés, ces arbres ne soient, en grand, l’expression da la connexité d’ori- gine entre les groupes en question. Mais du moins quand on descend à des sroupes moins vastes, à des classes, à des ordres, à des familles, etc., la valeur de ces arbres me paraît toujours
«plus problématique. Ils ne sont en réalité jamais rien autre qu’un arrangement systématique ordinaire auquel on a donné la forme d’un arbre généalogique, et qui est exclusivement basé sur notre connaissance actuelle de l’organisation et du développement em- bryologique des divers groupes, parfois en outre sur quelques traits épars de leur histoire géologique; et l’on admet seulement, sans preuves quelconques, que cet arrangement constitue aussi une expression adéquate de leur affinité réelle ou d’origine. Mais si méme toute personne adoptant la théorie d’évolution de DARWIN est autorisée à poser avec lui que ce sont réellement des degrés différents de “ propinquity of descent , qui trouvent en parte leur expression dans nos classifications, il est, cependant, parfaite-
i Mes Cormopoda sont les Arachnides désignés communément sous le nom de Tar- digrada. Voir On the Classif. of Scorpions, p. 6. :
2 Voir Verslag v. d. 268te Zomervergadering, ete., dans le Tijdschrift voor En- tom., XV (2 Ser., VII, 1872), p. XVIII et seq.
% .
88 T. THORELL, >
ment impossible de dire jusqu’à quel degré età quels égards l’ar- rangement systématique adopté par nous concorde avec un arbre généalogique fondé sur une consanguinité réelle: en effet, il nous est impossible d’établir un vra% arbre généalogique pour un seul groupe d’animaux. Nommer arbre généalogique (ou “ phy- logénique ,) un arrangement systématique ordinaire, mème en lui donnant la forme particulièrement convenable d’un arbre avec ses branches, est par conséquent un abus de ce mot; et mème la thèse qu'il constitue une expression passablement fidèle des diffé- rents degrés de consanguinité réelle, n'a donc que la signification
d’une opinion subjective plus ou moins probable, mais nullement
celle d’un fait scientifique.
Prenons, par exemple, l’arrangement donné ci-dessus de la classe des Arachnides, lequel se base presque exclusivement sur la connaissance que nous possédons de leur organisation (l’em- bryologie n'è pu fournir ici que peu d’éléments importants, et le développement géologique n’en a guère fourni un seul). Pour que cet arrangement soit un véritable arbre généalogique, il est nécessaire en premier lieu que la ressemblance ou la dissemblance d’organi- sation soit toujours une mesure certaine d’une consanguinité plus ou moins rapprochée ou plus ou moins lointaine ; or, l'embryolo-
gie, tant de ce groupe que d’autres groupes d’animaux, nous a.
fourni les preuves que ce n’est pas toujours le cas; et par l’ex- tinction de générations intermédiaires, un groupe peut arriver è se trouver beaucoup plus près d’un autre, avec lequel il ne pos- sède en réalité que peu d’affinité, que d’un troisièéme auquel il ressemble moins dans toute son organisation, mais dont l’on ne mettrait pas en doute la proche parenté, si les générations in- termédiaires existaient encore !. Il est en outre nécessaire que
i Il me paraît probable que les Cormopoda (Arctiscoidés) se sont séparés de la Province des Vers longtemps avant les autres Ordres d’Arachnides, et avant les Insectes et les My- riopodes; que les Linguatulina ont eu une origine commune avec les Crustacés infé- rieurs, et que les Solifuge, du moins, se sont développés des premiers Insectes. Mais, méme si tout cela pouvait étre prouvé, je ne considérerais pas convenable de dissoudre la Classe des Arachnides, ni de lui donner des limites différentes de celles qu’on lui
donne à présent; car il ne me paraît nullement certain que la connexité d'origine soit la seule qui doive trouver une expression dans nos classifications.
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 89
notre connaissance actuelle de l’organisation de ces animaux soit si complète que des découvertes futures n’entraînent pas de mo- difications dans leur classification, admission que sans doute per- sonne ne considérera comme probable; il faut en dernier lieu «que l'on ait compris pleinement la valeur systématique de toutes les modifications différentes de l’organisation des arachnides (dans la supposition qu’elle soit connue avec une exactitude suffisante) de sorte que la place appartenant dans le système à chaque groupe par suite de ces modifications, soit également sure et décidée è tout jamais, ce qui est tout aussi improbable. —
On comprend déjà, par ce qui précède, que je suis un parti- san décidé de la doctrine de l'origine et du développement des espèces l’une de l’autre, ou de la théorie dite de descendence et d’évolution. D’après cette théorie, tous les animaux et toutes les plantes de la période actuelle de la création sont en connexion d’origine avec ceux des périodes écoulées, et ils descendent d’un nombre plus ou moins grande d’organismes d’une extrème sim- plicité, qui, dans le cours de générations innombrables, se sont développées dans les types du monde animal et végétal actuel. C'est le mérite immortel de DARWIN d’avoir exposé d’une manière si claire et si convaincante les preuves de cette doctrine, qu’il existe aujourd’hui à peine un seul naturaliste digne de ce nom, qui croie que les espèces animales et végétales vivantes aient eu dès le principe leur forme présente, — mérite qui ne diminuera pas si méme il se montrait que DARWIN a attribué à certaines cir- constances influant sur les modifications successives des organismes, une importance plus grande qu’elles n’en ont en réalité. Des nom- breuses raisons qui militent en faveur de la théorie de descen- dence, une est pour moi d’une importance décisive; c’est celle que l’on ne peut expliquer qu’avec cette théorie l'origine des animaux comme les mammifères, par exemple, qui dépendent, pour leur existence, d’autres individus de la méme espèce. Per- sonne n’admettra, sans doute, qu’un animal d’une organisation aussi compliquée qu’un mammifère, ait pu apparaître tout è fait
90 T. THORELL,
bi n
développé et en état de pourvoir à sa subsistance, à moins que l’on ne croie aux miracles; mais il n'y a pas de place pour les miracles dans les sciences naturelles: le naturaliste ne peut recone naître comme inexplicable aucun fait du monde matériel, si ce n’est l’existence mème de ce monde matériel ou des sens. Chaque mam- mifère aura donc nécessairement dù traverser, pendant une suite de générations, des phases de développement pendant lesquelles il aura été indépendant d'une mère pour sa nourriture, ce qu'il n’est plus maintenant; et dans ces phases de son développement, il a dù posséder une organisation le rapportant è des groupes inférieurs et tout-à-fait différents. Les opinions ne peuvent ètre partagées que sur la question de savoir si les formes originaires ont été une, en petit nombre ou nombretses. Il me paraît probable que, quand survinrent les circonstances à nous inconnues qui pro- voquèrent sur notre terre l’apparition spontanée des premiers étres vivants, une grande quantité d’individus se présentèrent simul- tanément; ces circonstances n’étant sans doute ni simultanées ni identiques partout, il naquit probablement, sur des points divers, des types lésèrement différents, qui formèrent les points de dé- part de séries nombreuses d’organismes en général divergentes, et différant plus ou moins les unes des autres.
Mais, si je suis convaincu de la variabilité des espèces et de leur transition successive en des espèces nouvelles, il m’est ce- pendant impossible d’admettre sans réserve l’hypothèse formulée par DARWIN et WALLACE pour expliquer ce développement, c'est à dire la théorie dite de sélection. Ce n'est, ilest vrai, l’objet d’aucun doute qu’une concurrence plus ou moins violente ou “la lutte pour l’existence , n’existe en gsénéral pour les individus et les espèces vivant à chaque moment de temps, et encore moins que ceux qui sont les mieux organisés pour trouver leur subsistance dans le milieu où ils existent, triomphent dans la lutte, vivent plus longtemps et se perpétuent avec les particularités de leur organisation qui leur avaient fourni le moyen de vaincere dans cette lutte rivale, tandis que les plus faibles et ceux dont l’organisa- tion est inférieure, succombent et périssent peu à peu. Il est donc
=
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 91
impossible de contester raisonnablement que la “ sélection natu- relle , par laquelle on désigne cette victoire des types les plus convenablement organisés sur les types moins bien adaptés aux circonstances, ne joue un très-grand ròle dans la nature et n’ait contribué d’une manière essentielle à donner au monde animal et végétal l’aspect qui lui est propre à chaque période. Mais cela n’im- plique en aucune fagon que cette sélection naturelle soit la cause des modifications subies par les différents organismes. La sélection naturelle ne fait que faire disparaître les individus et les espèces les plus faibles ou les moins appropriés aux circonstances, de sorte que les mieux organisés restent seuls; les différences d’organisa- tion d’où dépendait la victoire ou la défaite, n’ont pas été pro- duites: par la sélection naturelle, car ces différences ont dù exister avant qu'elle pùt commencer à agir. Si l’on dit que la sélection naturelle est la cause des modifications par lesquelles les types existants se distinguent de ceux qui ont disparu, on pourrait pré- tendre avec tout autant de raison qu’une épidémie par laquelle tous les individus inférieurs à un certain égard ont été détruits, est la cause de la supériorité d’organisation des survivants, qui leur a conféré la puissance de résister à la maladie; ce qui serait évidemment erroné. On a prétendu, il est vrai, que les orga- nismes varient également dans toutes les directions possibles, et que c’est par conséquent la sélection naturelle qui seule décide, dès le commencement, les variations qui doivent rester et conti- nuer à se perpétuer. Mais il n’a pas été prouvé qu’une variabilité si foncièrement indéterminée existe réellement dans la nature or- ganique; au contraire, tout semble indiquer que les variations su- sceptibles de développement et ayant la puissance de se perpé- tuer, sont dirigées vers certains points, et contenues dans des li- mites déterminés, dans lesquelles le champ d’action des effets de la sélection naturelle est restreint. Ce doit donc éètre parmi les causes des variations des individus, que ces causes soient intérieu- res ou qu’elles soient extérieures, que l’on doit chercher la cause de la variabilité des espèces. Aussi la plupart des parti-
hi
sans de DARWIN s’accorderont-ils sans doute à admettre que
92 T. THORELL,
les différentes variations par l’augmentation continue desquelles se sont produites enfin les différences qui séparent les espèces, les genres, les familles, etc., divers, ont leur cause dans un nombre de circonstances extérieures qui nous sont encore in- connues en grande partie, et que c’est dans ces circonstances et non dans une tendance innée à se développer dans une certaine direction, que l’on doit chercher la cause principale de la varia- tion continue des espèces, et de la multiplicité et de l’harmonie merveilleuse que présente le monde organique. C'est donc contre cette forme de la théorie de sélection que je veux présenter ici quelques observations. ;
Il est impossible de nier que les circonstances extérieures n’ex- ercent, dans certains cas, une action modificatrice sur l’organisme, et que ces modifications ne puissent étre héritées et ne continuent à augmenter. Un organe, par exemple, qui ne fonctionne pas du- rant une longue suite de générations, s'atrophie peu a peu, de- vient rudimentaire ou disparaît. Mais l’action des circonstances extérieures se restreint sans nul doute à ce que d’un còté elles produisent un regrès dans le développement, et que de l’autre elles accélèrent et facilitent le développement de modifications qui se sont déjà fait valoir, ou les font apparaître de nouveau si elles ont été supprimées par d’autres circonstances. Je ne sache pas que l’on ait observé jusqu'ici qu’elles puissent créer quelque chose de foncièrement nouveau, comme, p. ex., un nouvel organe. Evidem- ment dansla plupart des cas les circonstances extérieures ne sont pas la cause des modifications qu’elles paraissent produire, mais elles constituent seulement les conditions nécessaires pour que la tendance de modification inhérente à l’organisme puisse entrer en activité. Une certaine température est, par exemple, nécessaire pour qu’un ceuf de poule puisse se développer en un pouletj mais la chaleur n'est pas la cause du développement, lequel dépend en dernier lieu d’une tendance ou force innée dans l’oeuf. Or, c’est d'une force analogue que dépend sans doute le développement par lequel un organisme supérieur sort d’un organisme infé- rieur. Ce n’est qu’en connexion avec cette manière de voir que la
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 93
doctrine de la descendence mérite le nom de théorie d’évolution, et ses partisans le nom d’ évolutionistes; car la notion de déve- loppement implique nécessairement que ce en quoi quelque chose se développe, se trouve déjà potentié ou virtuellement dans ce d’où le développement est sorti. Ainsi, par exemple, un gland se dé- veloppe en un chéne, parce que le chène se trouve virtuellement dans le gland. Toute modification qui ne dépend que de circon- stances extérieures, ne peut ètre nommée développement que dans un sens impropre ou figuré.
C'est, comme l’on sait, une conséquence nécessaire de la théo- rie de sélection, une conséquence avec laquelle cette théorie triomphe ou succombe, que la sélection naturelle ne conserve et ne fixe que les modifications utiles à l individu dans sa lutte pour l’existence, tandis que toutes les formations nouvelles superflues ou nuisibles sont successivement éliminées et disparaissent. Si, maintenant, il pouvait ètre démontré qu'il ait apparu des modi- fications qui, tout en n’ayant été d’aucune utilité pour l’individu, se sont graduellement développées dans le cours d’ une foule de générations, et ont fini par se présenter comme des organes n’a- yant aucune importance pour les individus qui les possèdent, mais étant au contraire utiles ou nécessaires, p. ex., à d'autres individus; alors, comme DARWIN le reconnaît lui-méme, ce fait mème prouve- rait l’insuffisance de la théorie de sélection à expliquer le dévelop- pement des formes nouvelles et supérieures d’autres plus basses, et l’on serait poussé à l’admission d’une tendance inhérente è l’organisme, à se développer précisément dans cette direction déterminée. Or, il serait, ce semble, rien moins que difficile de signaler des faits pareils, incompatibles avec la théorie de sélec- tion. Pour n’en citer que deux, je demanderai: de quelle utilité les commencements des organes sezuels ont-ils été pour les indi- vidus chez lesquels ils ont apparu en premier lieu, ou pour ceux chez lesquels ils se sont successivement développés à travers une foule de générations, avant le moment où ils ont commencé à remplir leurs fonctions? Évidemment cette utilité était nulle, tandis que d’autre part ces organes jouent un ròle si important
94 T. THORELL,
dans le développement de la création organique, — parfaite- ment indifférent au bien-ètre des individus, — que sans eux le monde des animaux et des végétaux supérieurs n’aurait jamais existé.
Comment expliquer, encore, par la théorie de sélection, la naissance d’organes comme l’utérus et les glandes lactaires des animaux mammifères, organes qui ne sont utiles qu’à leurs petits 2 Combien de générations n’ont pas dù se suivre avant que ces or- ganes aient recu un développement qui leur a permis de com- mencer à fonctionner! Pendant ce long espace de temps ils n’ont pu étre de la moindre utilité pour les individus qui les pos- sédaient: mais, malgré cela, loin de s’éliminer et de disparaître, ils se sont développés parallèlement, et ont fini par devenir des organes qui se présupposent mutuellement! En présence de tels faits, il me paraît inexplicable que l’on puisse nier la naissance et le développement d’organes parfartement inutiles è 1° individu qui les possède, dans sa lutte pour l’existence; d’organes qui, pour cette raison, ne se laissent pas expliquer par la théorie de sélection, — qui se sont développés, non comme une conséquence, mais en dépit de la sélection naturelle.
Mais, si la théorie de sélection ne suffit pas à expliquer l’or- ganisation du monde animal et végétal, la difficulté d’expliquer au moyen de'-cette théorie les différentes formes et les manifesta- tions de la vie organique, me paraît encore plus grande. Quand nous voyons dans un ceuf la vie simplement végétative se trans- former en vie animale, en la puissance de perception et de. mou- vement, et mème, chez l'homme, en la conscience de soi-méme, nous ne pouvons nous expliquer cela qu’en admettant que la perception et la conscience de soi-méme, la vie animale et la vie raisonnable, se trouvaient déjà virtuellement ou comme pré- dispositions dans l’oeuf, et qu’elles se sont successivement déve- loppées de la vie végétative de ce dernier. Car, sans cela, la conscience de soi-mème, par exemple, aurait été introduite, de l’extérieur, dans l'homme à un certain moment, ce que proba- blement aucun naturaliste actuel ne sera disposé è admettre; ou bien elle serait venue de rien: or, e mililo nihil.
ETUDES SCORPIOLOGIQUES. 95
Si maintenant les animaux et l’homme descendent d’organis- mes très-simples, doués seulement de la vie végétative, pour des raisons totalement identiques les formes supérieures de la vie que nous constatons chez leurs descendants supérieurement or- ganisés, doivent aussi avoir existé potentia ou virtuellement chez les organismes primitifs les plus bas, et s’ètre développées succes- sivement de leur vie pendant une suite de générations'!; les cir- constances extérieures et la sélection naturelle ne peuvent avoir eu ici d’autre influence que de fournir les conditions sous. les- quelles le développement a pu avoir lieu ou a dù faire défaut.
Une foule d’autres remarques, tout aussi fondées, peuvent ètre faites et ont été faites contre la théorie de sélection; mais ce qui vient d’étre dit suffira è expliquer pourquoi, avec NEAGELI et d’autres auteurs, je considère que le développement successif des organismes de formes en général inférieures en des formes su- périeures ne peut se comprendre qu’en admettant l’existence, dans ces organismes, d’une force innée agissant dans une direc- tion déterminée. L’on devait d’autant moins hésiter, ce me semble, à admettre cette explication, que l’on est bien forcé d’admettre une force similaire pour expliquer comment un individu peut se développer d’un ceuf en un animal parfait, et que nous voyons souvent cette force plastique agir à travers toute une série d’in- dividus présentant les organisations les plus divergentes, comme c'est le cas dans les phénomènes connus sous le nom de généra- tions alternantes.
Les considérations qui précèdent ne peuvent toutefois avoir de force probante que pour ceux qui, comme moi, sont convaincus de
4 Il est facile de comprendre que les molécules de charbon, d’oxygène, d’hydro- gène, de ,phosphore, de fer, etc., dont se compose un corps vivant, doivent aussi étre vivantes; mais, si elles n’avaient pas été douées de vie dès le principe et avant leur entrée dans l’organisme, elles n’auraient jamais pu recevoir la vitalité; leur vie la- tente fut simplement éveillée à leur entrée dans l’organisme dont elles constituent Ges moments. Il faut admettre comme une conséquence logique de ce raisonnement que toute force est, dans son essence, la vie et la conscience de soi-méme, et que tous les étres sont à un certain degré vivants et doués de raison; si, par contre,
la théorie de sélection était juste, ils seraient réduits è l’état de machines plus ou moins compliquées.
96 T., THORELL,
la réalité indépendante de l’esprit ou de la vie. Bien des natu- ralistes de l’époque actuelle nient cette réalité, et ne voient dans les phénomènes: de la vie que des manifestations de forces chi- miques et physiques *. Ils ont sans doute été amené, en général, à cette conviction par le sentiment de ce qu'il y a d’inadmis- sible dans une foule des idées courantes sur les qualités de Dieu, sur la création, les miracles, etc., et sur le dualisme indissoluble auquel ces idées conduisent; plus d’un se sera rattaché à cette méème conviction par suite d’une perception claire et nette de l’inanité des philosophèmes “ idéalistes , les plus généralement recus, dans lesquels on se figure, par exemple, l’ètre absolu comme se développant, et par suite comme variable et imparfait, dans les- quels le principium contradictionis est supprimé, etc. Ils croient avoir triomphé de ces difficultés et ètre arrivés sur les traces de la vérité, en rejetant la croyance en des étres spirituels indépen- dants, et croient avoir trouvé la seule et vraie réalité dans la nature et dans ses forces chimiques et physiques. Il est cependant indisputable que le dualisme n’en existe pas moins dans toute sa force avec cette opinion®; on ne sait que trop où elle conduit
! Si cette opinion était juste, la vie, la conscience de soi-méme, pourrait se ré- soudre en forces « inorganiques » ou se montrer composée de ces forces; or, cela est impossible, car ce qui est composé peut seul se résoudre en éléments plus simples et trouver son explication par leur moyen; la vie, par contre, n’est pas la somme ou le multiple des forces physiques, mais une unité qui les domine, et dans laquelle elles entrent comme moments, à peu près comme les organes entrent dans un organisme, qui est évidemment bien autre chose que la somme de ses organes. La conscience de soi-méme non plus n’a pu naître, par exemple, d’une intensité multipliée de la puis- sance de perception matérielle, ni celle-ci d’une potentiation de la vie végétative; car une forme infériceure de vie ou de force ne change ps de nature, n’importe com- bien de fois on se la figure multipliée ou renforcée. Ce qui est inférieur et imparfait ne peut étre saisi, si ce n’est comme expression imparfaite de ce qui est supérieur et parfait; aussi, en réalité, aucune force finie ne se peut comprendre qu’avec la présup- position d’un étre absolument parfait, conscient et personnel.
2 On ne rend certainement pas le rapport entre la force et la matière plus com- préhensible en disant que « la force et la matière sont une seule et méme chose», ni (comme le mème auteur l’a fait dans le mème ouvrage, sans s’inquiéter de cette con- tradiction) en prétendant que la force est une propriété de la matière. Pourquoi ne pas dire tout aussi volontiers que la matière est une propriété de la force? Tout aussi bien que de parler d'une matière qui a la force pour propriété, c.-4-d. d’une
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 97
au point de vue pratique. S'il était vrai que cette opinion (d’a- près laquelle la matière possède une réalité indépendante) permît une idée nette de l’unité de la force et de la matière, ses parti- sans devraient étre en possession d’une faculté spéciale de trou- ver la vraie connaissance, faculté dont manquent les autres hom- mes, et toute discussion avec eux serait dès lors naturellement sans résultat. La plupart des hommes ont l’intime conviction que le vrai moî est autre chose que leur corps; ils peuvent toujours distinguer entre ce moi qui sent le plaisir et la douleur, qui pense et qui veut, et les phénomènes des organes corporels qui ac- compagnent les perceptions différentes. Tout aussi bien qu’ils trouvent que la manifestation de la. volonté par laquelle ils ploient, par exemple, un bras, est tout autre chose que le mou- vement du bras, ou que la manifestation de la douleur qu'ils res- sentent s’ils tiennent un doigt dans le feu, est autre chose que les modifications matérielles dans le membre brùlé, tout aussi cer- tainement ils distingueraient, par exemple, d’un còté entre une pensée, et de l’autre entre les mouvements et les modifications dans le cerveau qui accompagnent sans nul doute cette pensée, supposé que ces modifications nous fussent déjà connues. Pour la plupart des hommes, il n’est rien dont on ait une certi- tude aussi immédiate que du fait que l’on existe parce que l’on pense, que l’on sent et que l’on veut: ils pourraient douter de tout, excepté de l’éxistence de leur moi, comme l’unité con- sciente, personnelle de leurs perceptions. Entre ce moi, d’un còté, et leur corps et tout le reste du monde matériel, de l’autre, il existera pour eux (aussi longtemps que l’on attribuera à la ma- tière une réalité indépendante), un abîme que ne combleront ja- mais tous les sophismes imaginables. Les partisans de l’opinion
matière spirituelle, ou d’une force matérielle, on peut parler d’une cerele triangulaire ou d’un triangle circulaire. Et cependant ces fantasmagories auraient une importance telle, qu’elles ont inauguré une nouvelle période de civilisation, la période « moni- Stique », en opposition aux périodes « dualistes » précédentes! — Cf. HaxcKaL, Gene- relle Morphologie dei Organismeti,
Vol. XIX.
ban |
98 T. THORELL,
“ mécanique , ou matérialiste opposée prétendent par contre comprendre clairement que tous les organismes ne sont que des machines, que tous les phénomènes qui s’y passent peuvent ètre expliqués par la voie purement “ mécanique ,», que les sentiments, les pensées, la conscience de soi-mème ne sont rien autre que le mouvement des molécules du cerveau, etc., et ils doivent donc, comme je l’ai dit, se considérer doués d’une fa- culté leur permettant-de saisir l’unité de deux espèces de phéno- mènes qui se présentent à nous autres comme opposés et incompa- tibles l’un avec l’autre. Ils se rapprochent à cet égard des “ phi-. losophes de la nature , du commencement de ce siècle, lesquels prétendaient ètre en possession d’une faculté leur appartenant à titre esclusif, “ l’intuition intellectuelle ,, qui les mettait à mème de saisir l’unité de l’objet et du sujet, de la nature et de l’esprit; prétention qui ne tarda naturellement pas à se montrer illu- soire. Or, nous croyons avoir démontré que le matérialisme, sil est de bonne foi, présuppose une erreur analogue. Une chose doit cependant ètre considérée acquise, savoir qu'il n’existe aucun moyen privilégié d’obtenir la vraie connaissance, et que seule la pensée conséquente conduit à des résultats incontestables *. Les opinions qui présupposent un autre organe pour obtenir la vé- rité que celui dont se trouvent en possession tous les hommes normalement doués au point de vue intellectuel, ou qui exigent la suppression d’une loi de la pensée, comme, par exemple, que chaque conséquence a sa cause, et que dès lors il faut y avoir
1 Que la pensée conduit toujours è des résultats vrais si les prémisses sont justes, voilà la présupposition nécessaire de toute science, de toute discussion; c’est aussi ce qui arrive toujours, dès que les prémisses sont parfaitement claires, ce qu’elles ne sont toutefois que quand elles sont abstraîtes, comme, par exemple, dans les ma- thématiques. Le fait qu’en religion, en politique, etc., l’on arrive à des résultats si différents, dépend en principale partie de ce que ces matières sont si concrètes, c.-à-d. contiennent une telle multiplicité de còtés et de déterminations, qu'il est difficile, sou- vent impossible, d’en obtenir une connaissance parfaite. Or, tous ces còtés pouvant étre pris comme points de départ ou prémisses de déductions, et tel homme se fixant de préférence si non exclusivement è certains de ces còtés, tandis qu’un autre se fixe è d'autres còtés, les déductions seront forcément très-différentes.
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 99
une cause dernière !, ont abandonné déjà de ce fait toute préten- tion à une valeur générale, c'est à dire à la vérité.
Le naturaliste part toujours de l’admission de la réalité du monde matériel?; mais il ne peut éviter d’ observer qu’en dehors de l’expérience des sens, qui fournit les matériaux des sciences naturelles, il existe aussi une autre expérience, obtenue par l’ob- servation de la vie psychologique de l’homme. La logique, la psychologie, etc., sont aussi des sciences basées sur l’expérience. Ignorer ou nier dès lors tout simplement cette dernière expé- rience, par suite d’opinions précongues, ou encore fausser les faits qui s’y rapportent, ne peut ètre conforme au devoir de celui, qui, à l’instar du savant, a fait de la recherche de la vérité le but de sa vie. Les sciences naturelles ne fournissent, heureusement ou malheureusement, aucune preuve pour ou contre le matérialisme ou l’idéalisme. Il est heureux pour le naturaliste s’il possède une conviction par laquelle la contradiction entre l’esprit et la ma- tière peut se résoudre; s'il ne la possède pas, la meilleure chose qu'il puisse faire est de reconnaître loyalement son impuissance et de s’y résigner jusqu’è nouvel ordre. Dans tous les cas, il doit savoir résister à la tentation de violenter les faits dans sa pro- pre science afin de chercher à les adapter è un certain système ‘ philosophique. Et le matérialisme moins que toute autre opinion mérite un sacrifice pareil, mème au point de vue théorique.
4 Le fait que chaque effet dans le temps a sa cause dans le temps, et qu’il est impossible d’arriver par cette voie è une cause dernière, que la pensée ne laisse pas d’exiger, prouve seulement que cette cause n’est pas dans le temps, mais qu'elle est un étre pour lequel le temps n’existe pas.
? Il appartient è la philosophie, è la science des causes dernières de tout ce qui existe, et non aux sciences naturelles, de chercher è expliquer les rapports entre l’esprit et la nature, entre la force et la matière (l’extension dans les trois dimen- sions de l’espace). Comme l’espace, le temps, le mouvement comportent des contra- dictions insolubles pour la pensée, il est clair qu’ils ne peuvent avoir (et avec eux tout le monde extérieur) qu’une réalité relative, c-.à-d. qu’ils ne sont réels que pour nous, et pour autant que nous sommes doués d’une perception bornée et imparfaite. Le fait que sîé quelque chose existait réellement en dekors de nous, nous n’en aurions jamais la moindre connaissance, est évident de ce que, dans notre conscience, nous ne pouvons jamais comme sortir de nos propres perceptions et les comparer avec uno
I
autre réalité située è còté et en dehors d’elles,
100 T. THORELL,
Le matérialisme part, en effet, de deux prémisses également insoutenables. L’une, c'est que les sens sont les moyens d’obtenir la vraie connaissance; l’autre, c'est que tout est composé de pe- tits corps indivisibles, les afomes, qui constitueraient par consé- quent l’existence vraie ou l’absolu, è l’aide duquel tout Ri ètre expliqué.
Or, il est tout aussi impossible de se figurer des corps indi- visibles que des ètres immatériels divisibles: quelque petit que l’on puisse se figùrer un corps, il se compose toujours de parties et peut étre divisé à l’infini; — on n’arrivera jamais par cette voie à quelque chose de simple, à quelque chose qui ne présup= pose pas une autre chose, ce qui est justement ce’ que cherché toute philosophie. Personne n’a jamais vu;:du reste} ces atomes, et si rien autre n’oxiste que ce qui peut ètre percu par les sens; les atomes n’existent pas. Nous obtenons d’autant moins la vraie connaissance au moyen des sens, que ceux-ci sont hors d’état de nous procurer une connaissance quelconque, et qu’ils ne nous en fournissent que les matériaux: toute connaissance doit revétir la
forme d’un jugement, et celui-ci présuppose nécessairement à som
tour un sujet qui juge, par conséquent un ètre spirituel*.
1 Parmi les systèmes philosophiques construits sur une base vraiment idéaliste, nous en signalerons un qui, se rapprochant principalement des doctrinesde PLATON et de LEIB- NITZ, semble donner une explication compréhensible de la possibilité du monde des sens. Suivant cette théorie, l’absolu est un étre personnel, parfait, spirituel et éternel (par conséquent immuable), qui comprend ex soi toute réalité: celle-ci, pour cette cause,
est clle-méme en sa vérité spirituelle et éternelle, c.-à-d. elle n’existe ni dans l'espace,
ni dans .le temps. En d’autres termes, l’absolu est un système d’idées vivantes, d’ètres raisonnables et personnels dans lequel les inférieurs entrent comme moments dans. les Fupéripure, et tous dans l’ètre supréme, qui est Dieu. L’homme, étre imparfait, ne
peut, è l’instar de Dieu, saisir cette réalité comme dans un point et dans un in.
stant: ce-qu’il pergoit, il le saisit suecessivement, comme divisible en des parties existant l’une à còté de l’autre et l’une après l’autre, et de là résulte pour lui l’es- pace et le temps, qui ne sont dès lors que des formes sous lesquelles il saisit la réa- lité spirituelle et éternelle, le monde de Dieu. Le monde matériel n’existe done comme tel que pour l’homme (et pour tous les autres étres dont la perception est imparfaite de la mème manière); ce monde est un produit de ses sens; le commencement et la fin, la naissance et la mort n’ont que la signification de lever et de couchant è l’ho- rizon de la conscience humaine. — Cf. C. J. BostROM, Dissertatio de nutionibus Re-
ligionis, Sapientie et Virtutis, etc. Upsalia, 1874 (Ed. 2.).
Sa
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 101
Malgré ce qu’ellés ont d’incomplet, les remarques rapides qui précèdent feront suffisamment connaître, je l’espère, ma manière de voir par rapport aux doctrines Darwiniennes de descendance et de sélection, de méme que vis-à-vis du matérialisme.' On se demandera, selon toute probabilité, ce que les' épanchements qui précèdent ont à faire avec des “ Etudes Scorpiologiques ,. J'avouerai sans peine que la connexion entre ces remarques et le sujet du présent travail n’est pas des plus intimes, du moins è première vue. Elle existe pourtant, car la question de “l’arbre généalogique , des scorpions et des autres arachnides, conduit, pour ainsi dire, d’elle-méme à plus d’une réflexion sur la théorie sélectioniste de DARWIN, laquelle présuppose à son tour le matéria- lisme, ce qui n'est peut-ètre pas parfaitement clair pour tout le monde, mais que l’on comprendra facilement après un peu de réflexion. On a si souvent, au reste, pris, par exemple, les Mo- nères et les Éponges pour thème du matérialisme, que l’on peut bien une fois faire servir d’autres animaux — et pourquoi pas alors les scorpions — comme point de départ pour quelques remarques contre cette opinion.
L’objet principal de ces lignes à été, dans tous les cas, d’ex- primer mon opinion dans une question qui émeut profondément la génération actuelle des naturalistes; et J'ai considéré cette oc- casion comme tout aussi convenable qu’aucune autre à ma disposi- tion. Le temps n’est heureusement plus, — et nous le devons aussi principalement à DARWIN, — où l’on considérait que les zoologi- stes et les botanistes n’avaient guère à s’occuper d’autre chose que de décrire et de classifier, et où le spécialiste surtout ne croyait avoir ni le droit, ni le motif de jeter ses regards au-delà des étroites limites de son petit domaine scientifique. On reconnaît dé- sormais que de mème que chaque branche spéciale d’une science ne parvient à sa vraie signification que du moment où on la com- prend dans sa connexion avec la science dans son entier, et cel- le-ci à son tour dans sa connexion avec les autres branches du sa- voir humain, de mème aussi aucun naturaliste ne doit ètre indif-
102 T. THORELL,
férent aux grandes questions naturelles et philosophiques agitées par ses contemporains: il doit connaître sa place dans le combat et ne pas hésiter à exprimer sa manière de voir, pourvu qu'il pos- sède les connaissances nécessaires pour se former une opinion in- dépendante sur ces questions.
Bogliasco (Ligurie), le 15 Févr. 1876.
Fam. ANDROCTONOID. Suspram ANDROCTONINI. Gen. BUTHUS (LEACH).
B. villosus (PeT.) nigro-fuscus, palpis plerumque clarioribus, pedibus sub-testaceis; cephalothorace costis carenti, crasse gra- nuloso; cauda fortissima, dense, fulvo-pilosa, a basi ad apicem sensim parum angustata, carinis omnibus fortibus et fortiter granulosis; palpis angustis, manibus leevibus, brachio angustio- ribus vel saltem non latioribus, digito manus mobili manu po- stica duplo longiore; dentibus pectinum 35—42. — Long. circa 128 4/» millim.
Syn.? 1800. Scorpio australis Herssr, Naturgesch. d. ungefliig. Ins., 4, Ra 49, Tab. IV. fio È 1862. Prionurus (Androctonus) villosus Per., Eine neue Skorpio- nenart, ete., in Monatsber. d. K. Preuss. Akad. d. Wissensch. zu Berlin, 1862, p. 26.
1876. Buthus craturus Tuor., On the classification of Scorpions, capa.
Var. 0, dilutus, paullo subtilius granulosus, corpore toto ci- nereo-flavescenti, cauda modo apice paullo infuscata, aculeo apice late nigro, palpis et proesertim pedibus purius flavis; pra- terea ut in forma principali diximus, sed minor.
Forma princip. — Cephalothorax in margine antico levissime rotundatus, mox pone oculos laterales levissime sinuatus, lateribus praterea rectis, postice
104 T. THORELL,
truncatus, angulis late rotundatis; minus convexus, paullo ante marginem posticum sulco transverso leviter bis. procurvo praeditum, '/, latitudinis ce-
phalothoracis posticae longitudine fere sequanti, a quo sulco procurrit sul-.
cus medius profundus versus tuberculum oculorum dorsualium, pone medium ramum transversum sub-procurvum utrinque emittens; impressionibus binis obliquis versus margines instructus est cephalothorax, posteriore earum valde profunda; in medio, circa tuberculum oculorum dorsualium, depressus est, hoc tuberculo latissimo, sub-plano, paullo longiore quam latiore, anteriora versus angustato et antice late truncato, sulco latissimo medio vel impressione lon- gitudinali levi instructo, que ut sulcus profundior pene usque ad marginem anticum continuatur; costis caret et granulis crassis dense est sparsus, gra- nulis tamen minoribus utrinque ad tuberculum oculorum dorsualium et ante hoc tuberculum, quod pene leve est. Ocul dorsuales spatio disjuneti quod oculi diametrum 3—4: plo majus est. Oculi laterales principales tres eque fere magni et sub-contingentes, in seriem rectam paullo supra marginém cepha- lothoracis dispositi et ab eo sulco profundo disjuncti; paullo pone posticum (tertium), et magis intus, oculus accessorius distinctus adest, principalibus oculis circiter duplo minor; oculum accessorium alterum non certo detegere potui.
Segmenta abdominalia dorsualia 19—6% sat subtiliter at dense granulosa, granulis ad marginem posticum crassioribus ; segm. 2"—6% in medio leviter im- pressa et hic postice costa longitudinali humili, sub-leevi, posteriora -versus angustata predita, que antice in aream latiorem sub-levem transit, apud quam utrinque linea brevis obliqua laevis conspicitur. Segm. 7%, quod in medio antice tuberculum humillimum latum, antice leve, postice sranulosum habet, pone id in medio densissime et subtiliter granulosum est, preterea sat crasse et minus dense granulosum ; utrinque costas duas angulatim foras curvatas ostendit, que serie granulorum predite sunt; margines laterales segmenti cre- nulati. Venter leevis, punctis paucis impressis, excepto sem. 5° (ultimo) quod magis inequale est, costis utrinque binis (exteriore longiore, foras curvata) parum expressis munitum, et magis versus margines sat subtiliter sed minus dense granulosum. >
Cauda longa et fortissima, dense falvo-pilosa (preesertim dense in vesica), a basi versus apicem paullulo tantum angustata, segmentis sensim paullo lon- gioribus, segm. anterioribus desuper visis in lateribus levissime rotundatis, 4° et 5° rectis. Segm. 1"—5® supra late excavata et in medio sulcata; secundum medium, supra, aream granulorum densissimorum minutorum ostendunt segm. anteriora, hac area in segm. 1° usque ad marginem segmenti posticum perti- nenti, in segm. sequentibus 2°—4° sensim minore et angustiore, in segm. 49 parum perspicua, in segm. 5° nulla; segmenta praterea supra inter carinas levia, Segm. 1®—4® carinis 10 fortibus et fortiter granulosis praedita (carinis. me- duis, inferioribus in segm. 1° interdum, sub-levibus tamen), interstitiis, in. las
TEO
VI: TE SITO
Pa
fin" a deri
RT nn n”
PSA 29 da € "n
î I dì,
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 105
teribus et subter granulosis quoque, prasertim in segm. 3° et, 4°. Segm. 5", a latere visum, supra 2qualiter et fortiter, subter levius arcuatum. est; subter carinas tres habet, quarum exteriores du serie granulorum fortium vel potius dentium obtusorum instructe sunt (his dentibus versus apicem segmenti majo- ribus, magis compressis et obtusis), carina vero media, ut interstitia inter ca- rinas, crasse et minus 2equaliter granulosa; in margine superiore sive carina dorsuali seriem granulorum ostendit hoc segmentum, et paullo magis intus in carinam vel costam brevem longitudinalem elevatum est, que serie dentium acutorum circiter 4 est armata. Etiam in segm. 4° series brevis dentium. paur corum paullo intra carinam dorsualem adest. Latera segm. 5 minus dense et crasse granulosa. Vesica latitudine apicem segm. 5' cequans, supra cordiformis fere et sub-plana, basi utrinque procursu brevi obtuso sub-aurito munita, qui seriem granulorum paucorum magnorum. obtusorum extus ostendit; subter sulcos duos longitudinales leves parum expressos, et in lateribus, supra, sulcum ejusmodi sat latum et profundum habet; subter fere globosa est, granulis magnis, in lateribus minoribus, sparsa.
Mandibule breves, apice granulose. i
Palpi breves et graciles, testaceo-pilosi; Rumerus postice leviter arcuatus, antice rectus, apice paullo latior quam basi, latere superiore sub-plano, gra- nulis minutis sat dense sparso, a latere postico serie granulorum minus aequali diviso ; latus ejus anticum ®que fere latum ac latus superius, sub-rectangulumj dentibus obtusis fortibus fere in duas series digestis instructum. et inter eos granulis minoribus obsitum, et supra et subter serie densa et aequali dentium obtusorum limitatum. Brachium teretiusculum, latere antico tamen ab apice versus basin sensim paullo inorassato-dilatato, sat dense granuloso et versus basin in medio dentibus paucis non magnis armato, tum, ad ipsam basin, rur- sus subito angustato; latus posticum costam humilem longitudinalem fere le- vem ostendit, latus superius parce granulosum est, costis carens. Manus parva, ‘ brachio angustior vel saltem non latior, s2eque crassa atque lata ad digitos, intus leviter arcuata, extus fere recta; impresso-punctata, costis et granulis carens. Digiti parum curvati, teretes, dense impresso-punctati, costa singula longitudinali tenui levi; acie leviter et sequaliter curvata (non basi sinuato» lobata vel emarginata), ordinibus denticulorum secundum medium aciei bre» vissimis, 12—14.
Sternum triangulum, latius quam longius; lamina genitales sub-triangule, apice rotundate, in latere exteriore leviter emarginata.
Pectines dense punctati et pilosi; lamella intermedia prima postice ‘dilatata, duplo latior quam lamella proxime sequens, angulato-rotundata; dentes pee- tinum 35—42.
Pedes sat longe et dense pilosi, granulis parvis plus minus dense sparsi, his granulis ad marginem superiorem et inferiorem. femorum. saltem. anteriorum seriem distinctam formantibus; margines ipsì superior. et. inferior femorum granulosi quoque.
106 T. THORELL,
Color corporis piceus, palpis plerumque paullo clarioribus, pedibus pallide fusco-testaceis, laminis genitalibus et pectinibus sordide testaceis.
Mensure. — Longitudo corporis (totius animalis) 128 !/, millim.; long. cephalothoracis 15 !/,, latitudo ejus maxima 18, lat. frontis 9, lat. cephaloth. ad oculos laterales 3" paris 10 */, millim.; distantia oculorum dorsualium a margine cephaloth. antico 7, a margine postico 7 */, millim. — Cauda 78 1/, millim. longa: segm. ejus I(1') longitudo 10 !/,, latitudo 10 !/,, altitudo 8 ?, millim. ; segm. II long. 111/,; lat. 10; II long. 12, lat. 9 #/,; IV long. 12 1/,, lat. 9 1/,; V long. 14 #/,, lat. 8 4/;, alt. 8; VI long. 16 (vesica 9 1/,, acu- leus 7 1/,), lat.8 1/,, alt. 7 1/,. — Palpi 49 millim. longi: humeri long. 11?/,, lat. 41/,; brachii long. 11 ?/,, lat. 5!/,; manus cum digitis 21 1/, millim. longa; manus long. 9 !/,, lat. ejus maxima 5 +- (i. e. paullo plus 5), minima 4!/, millim.; manus postice long. 7; digitus mobilis 14!/,, immo- bilis 12 millim. longus. — Pedes I (l' paris) 28 !/,, II 86 1/,, II 45, IV 51 */, millim. longi. — Pectines 15 !/, millim. longi, 3 */, millim. lati ad ha- sin, dentes eorum circiter 1 ?/, millim. longi.
Patria: Africa. Exempla nonnulla in spiritu vini condita vidi, alia in Caffraria a Cel. J. A. WAHLBERG annis 1840-1845 col- lecta et in Museo Holmiensi deposita, alia a Cel. C. J. ANDERSSON in Africa meridionali capta et ex Museo Gothoburgensi ad me missa. Specimen quod descripsit Cel. Peters in agro Herero Africa occidentalis inventum est. — Varietatis f exemplum sin- gulum, cujus patria est ignota, in Mus. Holm. asservatur.
Transitum format hic Buthus ad gen. Androctonum (HEMPR. et Enr.), THoR.; differt ab Androctonis eo preesertim, quod ipsi margines superiores segmenti caudalis 5' carinam compressam non formant.
Verisimiliter eadem est hac species atque Scorpio australis HerBst, loc. cit., ad quem S. australis Linn. * a HeRBST relatus est, sed vix jure. In descriptione S. australis LinnzI hec tantum verba in nostram speciem cadunt:“ manibus levibus, , et “ ha- bitat in Africa ,; dentes pectinum in specie LinnzI 32 esse di- cuntur, in nostra vero specie plures sunt, saltem in exemplis sat multis a nobis lustratis. Ut jam diximus ?, S. australem Linn.
1 Syst. Nat., Ed. 10, I, p. 625. 2 On the Classification of Scorpions, I. c., p. 7.
ETUDES SCORPIOLOGIQUES. 107
ad Androctonum funestum HemPr. et EHR.'!, cujus speciei exem- plum veterrimum in Museo Holmiensi sub nomine “ Scorp. austra- lis LINN. , asservatur, referendum censemus. — Num eadem est species B. villosus noster atque Androctonus Iros C. L. KocH °, qui (ut preterea S. australis HeRBST) 32 tantum dentes in pec- tinibus habere dicitur, aliisque rebus quoque a 2. villoso differre videtur?
B. Dori n. luteo-testaceus, cephalothoracis carinis latera- libus posticis evidentissimis, longis et sinuatis, segmentis abdo- minalibus costis trinis, lateralibus antice divaricantibus, munitis, caude carinis superioribus granulosis vel crenulatis; segmentis cauda 2° et 3° paribus trinis tuberculorum magnorum subter munitis, 3° preterea et 4° serie transversa tuberculorum ejus- modi 4 ad basin subter ; segmento cauda 5° plus duplo lon- giore quam latiore, carinis inferioribus lateralibus versus apicem tuberculato-lobatis; vesica ad basin subter paullo granulosa, pre- terea levi; manibus brachio latioribus, digito manus mobili manu postica duplo longiore; dentibus pectinum circa 20—22. — Long. citciter 74 millim.
Cephalothorax antice truncatus, angulis leviter rotundatis, postice levissime ter sinuato-emarginatus, angulis posticis rotundatis et retro sub-productis, ca- rinis ordinariis granulosis optime expressis, inter carinas subtiliter rugulosus et hic illic granulis sparsus; prope marginem anticum seriem densam et rectam granulorum habet; carine media antice due, non parum pone oculos ini- tium capientes, primum leviter incurvae sunt, tum, ante oculos, foras et de- nique rursus intus curvate, spatio interjecto (interoculari) excavato usque ad marginem anticum pertinenti, plus duplo longiore quam latiore, in medio constricto, parte anteriore breviter ovata paullo longiore et latiore quam parte posteriore ea quoque breviter ovata; in lateribus ante oculos dorsuales utrin- que granulis nonnullis sparsus est cephalothorax. Postice ad marginem ejus series transversa granulorum adest peene dimidium latitudinis maxime ce- phalathoracis occupans, que series, leviter sinuata vel bis sub-procurva, cum
A Vorliufigo Uebersicht der in Nord-Africa und West-Asien einheimischen Scor- pione, etc., în Verhandl. d. Gesellsch. d. Naturforsch. Freunde in Berlin, I, 6, p. 356; EBRENBERG, Symb. Phys., p, 7, Tab. II, figghba — 5 f.
? Die Arachn., V, p. 93, Tab. CLXIX, fig. 401.
108 T, THORELL,
carinis lateralibus ordinariis juncta est. Carine laterales magis extus, ad marginem posticum cephalothoracis, initium capiunt, primum intus et paullo anteriora versus directa et leviter sinuate, tum anteriora versus directa (hic igitur parallele), tum (in medio inter marginem posticum et oculos dorsua- les) foras et anteriora versus, denique rursus anteriora versus duct@; area quam postice includunt (antequam foras diriguntur) postice plus duplo; antice pene duplo latior est quam longior. Mox pone aream illam excavatam intra- ocularem carine duae breves sub-incurve postice paullulo divaricantes con- spiciuntur, que aream parvam dimidio latiorem quam longiorem definiunt: inter apicem eorum . posticum. et. carinas laterales ordinarias granula pauca adsunt. Oculì dorsuales spatio disjuneti quod eorum diametro pene duplo majus est; oculi laterales 3 principales sub-wequales, spatiis minutis sejuneti; oculus accessorius parvus apud posticum, paullo magis intus, adestj supra se- riem oculorum lateralium series granulorum paucorum rotundatorum adest. |,
Segmenta abdominis dorsualia, 1% — 6% subtiliter: rugulosa sunt, in mar. gine postico serie granulorum et versus medium costis tribus longitudinalibus predita, quarum laterales anteriora versus divaricant et apice antico, pra- sertim in segmentis anterioribus, foras sunt curvate, omnes he coste serie densa granuloram munite; preterea utrinque, magis postice, in fagum latum humillimum elevata: sunt segmenta 1°— 6%, et in his jugis granulis sparsa, exceptis segmentis 1° et 2°, ubi loco jugorum carina brevis granulosa utrin- que adest, que a margine postico intus et paullo anteriora versus ducta cum apice antico carine lateralis Iongitudinalis conjuncta est. Seem. 7 5 costas fortes et dense granulosas habet, mediam postice abbreviatam, laterales fora curvatas, preesertiminteriorem. Segmenta ventralia levia, nitida; 1%—4® utrin- que costa levi humillima ad longitudinem,, et punctis impressis, saltem. binis prope centrum, munita; segm. 4° vestigia. costarum duarum secundum. me». dium ostendit, segm. 5” costas 4 crenulatas habet, exteriores apice abbre-, viatas.
Cauda longa,. sat fortis, segmentis desuperne visis in lateribus leviter (segna. 1° fortius) rotundatis. Segm. 1% — 4", secundum medium leviter excavato= sulcata, carinas 8: ordinarias bene expressas habent, et preeterea carinam la- teralem. mediam. in segm. 1° — 3°, in 1° perfectam, in duobus sequentibus ab- breviatam. Carine dorsuales granulose, in segm. tamen 4°, ubi minus sunt. express; obsoletius quam in reliquis granulose. Carina laterales superiores in omnibus his. segmentis granulose, laterales inferiores:in segm. 1° et 2° crenula» te,in sequentibus potius granulosee dicende. Carine inferiores media in segm. 1° crenulate, in sequentibus granulose; pretereatuberculisaltis, quorum plera- que per paria carinis mediis inferioribus sunt imposita, subter armata sunt segm. ga — 4: duo tubercula liumiliora ad basin et tria paria tuberculorum ma- jorum paullo longius pone ea ostendit segm. ‘2%, quattuor in seriem procurvam ordinata ad ipsam basin et tum tria paria habet segm. 3% (pari primo in his
stre Me
e ae e n citi dar _
ÉTUDES SCORPIOLOGIQUES. 109
duobus segmentis pàullo ante medium segmenti sito, pari tertio in apice seg» menti); seem. 4% modo 4 tubercula, in lineam transversam ordinata, in mar» gine basali sita ostendit. Insterstitia inter carinas in lateribus et subter sub- tiliter coriacea et granulis inequalibus sparsa. — Segm. 5” in lateribus pa- rum rotundatum, apice 2eque latum ac basi, a latere visum supra leviter, sub- ter parum arcuatum; supra transversim leviter convexum, secundum maxi- mam partem longitudinis sulco sat lato sed non profundo munitum, versus latera parum granulosum, nitidum, in ipso margine laterali superiore serie granulorum parvorum instructum; latera ejus granulis nonnullis inequalibus sparsa sunt, subter carinas tres crasse granulosas habet, quarum laterales in- ter medium et apicem in 2 vel 8 tubercula vel dentes magnos apice rotunda- tos elevate sunt; ipse apex segmenti in lobos rotundatos circiter 5 (vel 7) di- latatus est, quorum laterales superiores reliquis majores sunt, inferiores tres breves, apice emarginati. Insterstitia inter carinas subter in hoc segmento granulis et tuberculis ineequalibus sparsa, quorum maxima duas series longi- tudinales apice abbreviatas formant. Vesica brevis, crassa, a latere visa sub- hemispheerica, supra paullo convexa et ad basin leviter impressa, in lateribus ad basin profunde impressa; fere laevis, subter versus basin tamen granulis humilibus paullo inequalis; aculeus longus et fortis (in exemplis a me visis summus apex abruptus est).
Palporum humerus 4 series denticulorum in marginibus habet; in latere superiore plano vel: potius levissime concavo granulis minutis ineequalibus sparsus est; latus ejus anticum secundum longitudinem in costam obtusam elevatum et in hac costa granulis nonnullis majoribus sparsum. Brachium po- stice et supra teretiusculum, nitidum ; latus ejus anticum subter ab apice ver- sus basin sensim paullo elevato-incrassatum est et hic secundum. longitudinem costas duas, versus basin internodii paullo appropinquantes et serie denticulo- rum sat magnorum munitas habet; in marginibus superiore et inferiore hoc latus serie denticulorum vel potius granulorum limitatum est. Supra secun- dum medium vestigia coste sub-granulose ostendit brachium; magis postice vestigia costarum duarum levium certo saltem situ visibiles sunt. Manus subovata, brevis, intus fortiter, extus parum arcuata, ad longitudinem le» viter convexa, leevis fere, punctis modo nonnullis impressis piliferis sparsa, Digiti longi, acie recta, ordinibus denticulorum secundum medium ejus cir» citer 13. -
Pectinum dentes 20—22; lamella intermedia prima angusta, non deorsum fortiter dilatata.
Pedes femora in margine inferiore serrulata, in superiore denticulata vel crenulata habent, et praeterea lineis duabus elevatis denticulatis munita sunt; tibie quoque subter et in margine inferiore plus minus dense et, fortiter den- ticulate, vestigiis linea vel linearum duarum elevatarum.
Color luteo-testaceus, dorso abdominis saturatiore, macula circum oculos
110 T. THORELL,
dorsuales nigricanti; vesica pallide testacea, linea singula in lateribus duabus- que subter fuscis, aculeo apice late fusco.
Mensure. — Long. corp. 74; long. cephaloth. 9, lat. 10; lat. front. 5 !/,; dist. oc. dors. a marg. ant. 3 !/,, a marg. post. 5. Cauda 44: se&m. I long.